L’economia serba non sopravviverebbe a una nuova ondata del virus

Una seconda ondata del virus e l’eventuale ritorno di misure restrittive, dalla chiusura di negozi e fabbriche alla quarantena e al coprifuoco, avrebbe certamente conseguenze molto peggiori per l’economia serba rispetto a ora. Alla domanda se l’economia nazionale sopravviverebbe a una nuova ondata, gli esperti dicono “sì, ma sarebbe molto più difficile, con conseguenze drasticamente peggiori, principalmente licenziamenti e salari ridotti”.

Le più minacciate sarebbero le piccole e medie imprese, che hanno esaurito le proprie scorte, utilizzato le misure di sostegno statale e se l’intera catena si spezzasse di nuovo, perderebbero completamente il proprio mercato. Questo significherebbe fermare la produzione, il reddito, i salari e, infine, la necessità di avere dei lavoratori.

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Sebbene le previsioni per la ripresa dell’economia serba siano relativamente ottimistiche, poiché le istituzioni finanziarie internazionali prevedono una maggiore crescita economica, vale a dire un calo minore in Serbia rispetto ad altri Paesi, la domanda è come una nuova “chiusura” influenzerebbe l’ulteriore sviluppo della situazione economica. Quel che è certo è che la nuova ondata avrebbe probabilmente conseguenze molto peggiori della prima, sia in senso economico che nella salute generale della nazione.

“La gente appena capito che il peggio era passato si è rilassata, forse troppo, quindi una nuova chiusura sarebbe sicuramente brutta. Da un punto di vista economico penso che il problema più grande sarebbero le piccole e medie imprese che sono riuscite, grazie ad alcune piccole riserve e alle misure economiche dello Stato, a superare e a sopravvivere in qualche modo al primo colpo della crisi. Tuttavia, le scorte sono ora più o meno esaurite e alcune aziende sono già sull’orlo dell’esistenza. D’altra parte, penso che lo Stato non possa fare altro, e abbia dato tutto quello che può per aiutare l’economia e non abbia le risorse per supportare ulteriormente coloro che si metteranno nei guai”, spiega Ljubodrag Savić, professore alla Facoltà di Economia di Belgrado, in un’intervista per “Blic Biznis”.

L’interlocutore afferma che ad aprile, come previsto, è stato registrato un calo della produzione industriale, non solo in Serbia ma a livello globale, e che la ripresa a maggio dipenderà dalla struttura dell’economia di alcuni Paesi. Secondo lui, dopo un mese e mezzo, il mondo si è reso conto che il prezzo della chiusura era troppo alto e che la malattia non era così pericolosa come mostravano le prime immagini arrivate dalla Cina.

“La Serbia è tornata al livello di produzione industriale del dicembre 2000, quindi siamo tornati indietro di 20 anni dall’inizio della pandemia. Il problema europeo è la Germania, come nucleo dell’economia, in quanto non potrà isolarsi dal tremendo colpo che sta subendo l’America. L’influenza dell’America su tutto il mondo in questa situazione sarà molto più forte degli effetti di qualsiasi misura”, ha detto l’economista Zdravkovic, aggiungendo che esiste una differenza significativa tra gli Stati Uniti e l’Europa nell’attuale crisi.

Come spiega, l’Europa è infatti rimasta più o meno stabile dal punto di vista sociale, grazie a meccanismi di protezione sociale e sussidi di disoccupazione.

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