Le privatizzazioni hanno solo acuito la povertà

Le briciole che cadono dal banchetto dove si accomodano i più ricchi del mondo sarebbero un buon esempio che l’economia si muove nella giusta direzione: così, a parere di Boze Draskovic dell’Istituto di Scienze economiche, si presenta la versione ipersemplificata del modello teoretico iperliberale, che invece a suo avviso ha molti difetti.

Come egli ha sottolineato nella tavola rotonda “Il settore pubblico è ipertrofico?”, organizzata dalla Fondazione Fredrich Ebert e dall’Unione dei Sindacati Autonomi di Serbia, nel nostro paese si sta diffondendo l’assunto errato secondo il quale ogni privatizzazione porterebbe a un incremento di efficienza. “Le privatizzazioni migliorano l’efficienza operativa delle imprese ma lasciano aperto il problema della distribuzione dela ricchezza sociale e come effetto negativo portano in genere a un aumento del tasso di povertà”, ha dichiarato Draskovic, affermando che il governo è cieco dal punto di vista della teoria economica.  “Tutto dovrebbe essere posto sempre sotto revisione critica, comprese le mie idee di sinistra”, ha aggiunto Draskovic. “Se in una casa c’è un topo, non possiamo darle fuoco per risolvere il problema del topo. Dobbiamo migliorare la qualità del management nelle aziende statali. E’ vero che le imprese diventano più efficienti dopo le privatizzazioni o l’acquisizione da parte di investitori esteri, che mettono prima di tutto pressione sui prezzi. Prima che le cementizie venissero privatizzate, il cemento costava il 50% in meno. Inoltre gli stranieri tagliano i salari e la forza lavoro, si prendono le risorse e portano i profitti all’estero”. Draskovic ha aggiunto che non ritiene che l’attuale modello di gestione delle imprese statali funzioni, perché ad ogni cambio di governo arrivano come dirigenti funzionari di partito e vengono assunte nuove persone. “Invece che la mano invisibile di Adam Smith, qui abbiamo la mano nascosta della lottizzazione politica”.

Secondo Draskovic un buon livello di gestione puà essere raggiunto anche quando l’impresa è sotto il controllo statale. Telenor è un buon esempio in questo senso. Solo i prezzi non dovrebbero essere sociali, mentre bisognerebbe con essi finanziare gli investimenti che consentono all’azianda di non perdere valore. “Abbiamo un po’ confuso il tempo e lo spazio. Le imprese statali non dovrebbero essere vendute fino a quando non raggiungeranno un livello di sviluppo simile a quello della Gran Bretagna quando ha iniziato le privatizzazioni”.

Secondo Goran Nikolic dell’Istituto per gli Studi Europei, è falso il mantra secondo il quale il settore pubblico sarebbe ipertrofico. Per ogni 1000 serbi vi sono 7 impiegati statali, al di sotto degli standard eurropei. Con ulteriori tagli come quelli concordati con l’FMI si andrebbe ad incidere sulla qualità dei servizi erogati. “Questo implicherebbe che eper il 2018 gli impiegati statali scenderanno a 600.000 unità, un livello non comparabile nella regione. Non possiamo accettare che il consolidamento fiscale danneggi la classe media”. Egli spera che l’inerzia del governo finirà per non mettere in pratica questi tagli. I dati degli anni precedenti dimostrano che la riduzione dei posti di lavoro pubblici procede soprattutto attrraverso i pensionamenti, fatto positivo per Goran Nikolic.

Ivan Nikolic, collaboratore dell’Istituto di economia. ha dichiarato che i dati in base ai quali si afferma che la sanità pubblica serba costa troppo alle casse statali non sono accurati. Sulla base dei suoi calcoli, la sanità pubblica serba costa 475 dollari per ogni cittadino, mentre in Slovenia costa 3,5 volte di più e in Croazia il doppio.

(Politika, 30.03.2016)

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