Le privatizzazioni salvezza delle casse dello Stato?

Si stima che nei prossimi anni il deficit annuale della Serbia sarà pari a circa 2,5 miliardi di euro. Allo stesso tempo, per reggere il peso del debito interno come di quello estero, sarà necessario emettere titoli di debito per circa 4 miliardi di euro all’anno. Le privatizzazioni delle imprese ancora in mano pubblica potrebbe essere una scelta più opportuna.

Tra la riduzione delle uscite statali e il taglio del debito pubblico la Serbia deve trovare la via d’uscita, che potrebbe consistere nelle privatizzazioni. La Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo è pronta a sostenere le privatizzazioni di grandi imprese pubbliche, sia attraverso un processo di ricapitalizzazione promosso dalla BERS, sia attraverso l’attività di ricerca di partner strategici, ha dichiarato Matteo Patrone, direttore della BERS per la Serbia.

“Credo che le assicurazioni Dunav, l’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado e la Telekom Srbija siano le imprese più semplici da privatizzare. Altre imprese, come la EPS-ElektroPrivreda Srbije (l’ente elettrico di Stato), la ElektroMreza (la società di distribuzione elettrica) e le Ferrovie, richiedono almeno due o tre anni di riorganizzazione”, specifica Patrone.

Troppo presto parlare delle cifre che potrebbero essere incassate, ma la vendita della Telekom, di parte della EPS e dell’aeroporto di Belgrado potrebbero portare fino a 5 miliardi di euro. “Ipoteticamente, se entrassero questi 5 miliardi di euro, essi potrebbero essere usati per finanziare il deficit pubblico, che oggi viaggia a circa 2,5 miliardi all’anno. L’anno prossimo, grazie alle dure misure di risparmio, il deficit potrebbe essere contenuto tra 1 e 2,5 miliardi”, afferma Milojko Arsic, redattore della rivista economica FRENA, il quale prevede che ci vorranno almeno tre anni per portare il deficit attorno a un miliardo di euro, ovvero il 3% del Pil.

Le privatizzazioni delle grandi imprese pubbliche sono un tema politico di primo piano. Il primo dilemma riguarda se procedere subito alla loro vendita o rafforzarle e renderle profittevoli. Se privatizzate, sorge la domanda su cosa fare delle risorse così ottenute: destinarle all’abbattimento del deficit o verso attività di sviluppo dell’economia, che negli anni passati si sono rivelate inefficaci.

“Se prendete in considerazione un’azienda monopolista come la EPS, essa da sola è estremamente interessante perché opera senza concorrenza. Tuttavia la sua privatizzazione non è scontata perché oggi essa ricopre una funzione sociale (NdT: erogando corrente elettrica anche agli incapienti) ed è quindi un tema politico molto sensibile”, evidenzia il broker di borsa Nenad Gujaničić, il quale d’altra parte indica che “Se invece prendiamo un’azienda che già opera in un mercato concorrenziale, come Telekom Srbija, allora la privatizzazione è molto più agevole. Se poi essa passerà attraverso una quotazione in borsa lo deciderà la politica”.

Le privatizzazioni possono essere realizzate anche attraverso negoziazioni dirette, procedura sempre sotto osservazione per la corruzione che può produrre. D’altro canto le offerte pubbliche di vendita sul mercato azionario hanno bisogno di un tempo minimo di preparazione di circa sei mesi, ed è questo il tempo minimo che si può ipotizzare prima di vedere le prime privatizzazioni.

(RTS, 18.06.2014)

 

 

 

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