Le organizzazioni femminili: “Non vogliamo partorire figli per lo Stato”

Le organizzazioni non governative che lottano per i diritti delle donne hanno valutato molto negativa la dichiarazione del Presidente serbo con la quale aveva “pregato” le donne di comprendere il bisogno della Serbia e di far nascere più figli, valutandola umiliante visto che degrada le donne e le considera le macchine per la riproduzione e per la nascita della nazione e la forza di lavoro economica.

“Non vogliamo partorire per lo Stato, per la nazione, per la chiesa, per le forze armate, neanche per il partito”, viene indicato nel comunicato stampa di dieci organizzazioni non governative che hanno reagito al discorso di Aleksandar Vucic il quale questo sabato aveva detto che “senza una più alta percentuale della natalità, non la Serbia non potrà sopravvivere”.

“Inoltre, dalla dichiarazione di Vucic, ma anche dalle dichiarazioni precedenti e dalla campagna vergognosa, si potrebbe concludere che l’invito a far nascere figli si riferisce solo alle donne di nazionalità serba e di orientamento eterosessuale, mentre le altre donne vengono escluse, nonché la preoccupazione relativa al calo demografico è collegata solo alla riduzione della popolazione serba”.

Questo diventa chiaro, viene aggiunto nella comunicato delle 10 organizzazione non governative, per il fatto che Vucic sta comparando Smederevo e Urosevac, Zajecar e Srbica, Gornji Milanovac e Decani, indicando che l’unica natalità importante è quella in Kosovo tenendo in riguardo la crescita della popolazione albanese e la riduzione della popolazione serba.

Oltre al nazionalismo e razzismo, nella sua dichiarazione è visibile anche la misoginia, visto che il presidente propone alla società e ai media di creare un clima in cui le donne che nascono “tre o quattro figli saranno rispettate, perchè non perdono tempo per alle feste e nello shopping”

“Le organizzazioni femminili indicano che le misure del risparmio del Governo serbo abbiano un impatto negativo sulle donne, ed è anche previsto il divieto di nuove assunzioni nei settori maggiormente rappresentati dalle donne, come la sanità e l’istruzione. Qui si tratta del traffico dei diritti umani, che non sono in vendita. Il Presidente offre assistenza finanziaria statale al posto di restrizione al diritto all’aborto”, è scritto nel comunicato stampa.

Conclude che, aprendo la questione del tasso di natalità, tutto ciò serve ad attirare l’attenzione dagli altri problemi socio-economici, col fatto che le donne saranno accusate di essere responsabili della “peste bianca”.

“Pensiamo che la decisione di nascita riguardi esclusivamente le donne, non lo stato o la chiesa! Per tutto ciò, diciamo: “Non vogliamo partorire i figli per lo Stato, la nazione, la chiesa, l’esercito o il partito! Rifiutiamo la richiesta di nascita patriottica diretta alla nascita delle nuove vittime nelle guerre future. Non voglio che lo Stato o dio siano vicino alla mia ovaia! Il mio corpo è il mio territorio!”

Il comunicato stampa è stato sottoscritto da Donne in nero, il Centro autonomo delle donne, il Fondo Ricostruzione, la Rete delle donne rom, l’Organizzazione per i diritti delle lesbiche-Labris, la Rete delle donne contro la violenza, la Rete delle donne del distretto di Rasina, l’Associazione delle donne Peščanik di Krusevac, il Gruppo Nena-per la pace e diritti delle donne, di Leskovac.

(Danas, 19.03.2018.)

https://www.danas.rs/drustvo/zenske-organizacije-necemo-da-radjamo-za-drzavu/

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