Le intenzioni di voto danno l’SNS oltre il 50%

Un sondaggio telefonico condotto dall’agenzia Pro Positiv tra il 6 e il 9 marzo su un campione rappresentativo di 1409 contattati indica che si recheranno alle urne tra 3,75 e 4 milioni di serbi, pari a una percentuale compresa tra il 55 e il 59% degli aventi diritto, con il 63% che ha già deciso chi votare, in larga maggioranza per l’SNS e Vucic. Un’analisi del sociologo Srećko Mihailović. 

Secondo tutte le previsioni, Vucic e i progressivi prenderanno da soli la responsabilità di evitare ai serbi di cadere nella disperazione sociale. Pochi giorni alle elezioni che anticipano la primavera (i seggi si apriranno il 16 marzo alle 7 del mattino mentre la primavera inizierà il 20 marzo alle 6 di sera) e il Partito del Progresso Serbo (SNS) avrà la maggioranza assoluta, per la gloria del successo o per la responsabilità del fallimento.

Le elezioni servono per insediare il governo voluto dal popolo. Se questa volontà viene tradita al popolo non resta che la protesta nelle strade contro il governo che aveva esso stesso votato. Non è un paradosso ma è già successo nella storia recente, nel 1992, nel 1996-7, nel 2000, quando il popolo ha protesta per difendere la sua volontà elettorale. Ora noi assistiamo di nuovo alla stessa unanimità elettorale. I progressivi sono certi della volontà elettorale, difendendo preventivamente la legittimità del governo e accusando i democratici di invocare uno scenario bosniaco o ucraino.

Sul campione di 1409 contattati per via telefonica tra il 6 e il 9 marzo il 63% ha già detto di sapere per chi vota mentre il 37% si è diviso tra chi non lo ha voluto rivelare (12%), chi non lo sa ancora per certo (13%) e chi non andrà a votare (12%). Con un totale di serbi adulti nel paese secondo l’ultimo censimento pari a 5.923.734 persone e altri 800,000 iscritti alle liste elettorali, si può ipotizzare una reale affluenza al voto compresa tra 3,75 milioni e 4 milioni, ovvero in termini percentuali tra il 55 e il 59%.

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Per quanto sia possibile che il risultato del sondaggio sia stato distorto da vari fatttori, quali le buge dei rispondenti o altri condizionamenti, secondo quanto è risultato anche se Vucic e i progressivi prendessero 7-8 punti percentuali in meno rispetto a quanti gliene attribuisce il sondaggio finirebbero per avere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Gli 891 serbi su 1409 contattati che hanno dichiarato di sapere per chi voteranno si sono orientati per il 52% per Vucic e i progressivi, per il 10% per Davic e i socialisti, per il 6% per Jovanovic e i liberaldemocratici, per il 5% per Kostunica e il partito democratico di Serbia. Secondo il sondaggio tutti gli altri partiti sono al di sotto della soglia di sbarramento del 5%. Non staremo qui a ripetere tutti i limiti delle interviste telefoniche e di certo a una settimana dalle elezioni gli orientamenti potrebbero anche cambiare ma la cosa che si evidenzia da questo sondaggio è che l numero di partiti che non entrerebbero in Parlamento rispetto a quello di altre rilevazioni è in questo caso doppio.

dru-kradja-glasovaAlcuni dati significativi. In rapporto all’intero campione per il partito del progresso serbo voterebbe il 33% ma si arriva al 41% tra coloro che hanno un livello di istruzione primaria e si scende al 21% tra coloro che hanno una laurea. Per Vucic votano più donne (35%) che uomini (30%). Per i liberaldemocratici non risultano votanti tra coloro solo con educazione di primo livello. Interessante che su 323 rispondenti di Belgrado nessuno ha indicato come sua scelta elettorale l’Unione delle Regioni di Serbia dell’ex ministro del’economia Dinkic mentre per le comunali di Belgrado orientamento verso questo partito risulta essere allo 0,94%. Per il 59% delle coppie si recheranno alle urne entrambi i coniugi mentre per 15% solo uno dei due mentre un quarto dei votanti non sa per chi voterà il consorte.

Per quanto riguarda il governo vi è da dire che esso rassomiglierà a un girino: una grande testà e dietro niente di definito, strutturato, insomma quasi nulla. Un tale corpo sulla terra non ha nemmeno consistenza mentre nell’acqua è tutta un’altra storia. Questo è un po’ come i Progrsssivi, che senza il capo non potrebbero fare nulla. E nemmeno la Serbia farebbe nulla. In questi anni nel paese c’è stata la siccità ma mai come negli ultimi tempi si parla di irrigazione! E se Belgrado sarà sull’acqua cosa accadrà delle zattere lungo i fiumi?

Per quanto riguarda l’opposizione tutti vediamo l’esempio del partito democratico. Per esso l’essere al governo ha rappresentato una forza centripeta di voti; al contrario andare all’opposizione è stato sottoposto a una forza centrifuga. Oggi le opposizioni, frammentata, subiscono solo la forza centripeta del potere dei progressivi. E le elezioni anticipate hanno accellerato questo processo.

Non so se il futuro governo coltiverà un’opposizione o si attiver per distruggerle. Mi ricordo bene che alle elezioni del dicembre 2000 Djindjic, alla guida del DOS, non fece campagna elettorale e non colse l’ooprtunità di distruggere socialisti e radicali. La sua risposta fu, più o meno: “Ma a noi serve un’opposizione”.

Forse è ancora vero quel che scrisse Radoje Domanovic nel 1902 nel suo libro Mar Morto, quando scrive di un paese ideale dove il governo convoca le riunioni dell’opposzione e gli sbirri trascinano i cittadini in ginocchio alle riunioni dell’opposizione. “Che significa? Nessuno vuol essere all’opposizione. Questo non si può più sopportare! Tutti solo e sempre sostengono il governo, tutti obbedienti, tutto tranquillo, e così tutti i giorni che la gente non ne può più di tale obbedienza… Nemmeno un venticello“.

(danas, 11.03.2014)

 

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