Le condizioni difficili dei muratori indiani in Serbia

Più di 100 muratori indiani impegnati in vari progetti in Serbia vivono e lavorano da mesi in condizioni estremamente difficili. Parte di essi ha quindi scioperato a metà gennaio, chiedendo il pagamento degli stipendi arretrati e la possibilità di poter tornare a casa. Sebbene gli esperti abbiano dichiarato che sono stati assunti illegalmente, il problema non è stato affrontato dall’ispezione del lavoro perché il loro datore di lavoro è ufficialmente registrato in Florida.

Dal cantiere del Corridoio 11 e dal viadotto di Čortanovci, fino all’aeroporto Nikola Tesla; dei 45 costruttori indiani arrabbiati per la violazione dei diritti, 25 hanno fatto ritorno a casa senza stipendio, mentre i restanti 20 hanno continuato a lavorare, sperando di essere pagati.

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“Astra”, una ONG che si batte contro la tratta degli esseri umani, afferma che si tratta di sfruttamento dei lavoratori:

“Il datore di lavoro, la società di costruzioni “Nikolic”, li ha ingannati; li hanno reclutati in India, li hanno trasportati in Serbia, dove hanno lavorato e vissuto in condizioni estremamente difficili, i loro salari non sono stati pagati e cosa molto importante non hanno potuto abbandonare volontariamente il loro impiego per una serie di motivi; uno è perché gli è stato confiscato il passaporto, l’altro è perché sono stati intimiditi e minacciati dalla polizia a causa del loro status non regolamentato in Serbia e il terzo è per un motivo finanziario, in quanto dipendenti in tutto e per tutto dal datore di lavoro”, ha affermato Srna Ignjatovic di “Astra”.

L’Ispettorato del lavoro è stato informato, tuttavia, gli ispettori non si sono occupati dei salari non pagati e dei loro contratti perché gli indiani erano stati reclutati formalmente da un datore di lavoro negli Stati Uniti d’America, sebbene tutti i lavoratori in Serbia siano legalmente uguali.

Il presidente dell’Unione Indipendente dei costruttori considera l’accaduto pericoloso, perché sostiene che così si invia il messaggio che chiunque può aprire una società in un altro Paese e sfruttare i lavoratori.

“Guardate gli investitori, per loro va benissimo. Nell’eldorado serbo, gestiamo i lavoratori, facciamo ciò che vogliamo, non ci sono sanzioni e così via. D’altra parte inviamo un messaggio molto brutto, praticamente non ci sono diritti per i lavoratori qui”, afferma Sonja Vukanovic.

I sindacati e gli attivisti considerano altrettanto interessante il fatto che Nina Nikolic, comproprietaria della società “Nikolic srl” a Kraljevo, è allo stesso tempo la rappresentante legale di una società americana che ha inviato i lavoratori in Serbia. La stessa nega di dover ancora versare due stipendi e mezzo agli indiani e nota che solo il pagamento del mese di novembre era in ritardo e solo una minoranza è in sciopero.

http://rs.n1info.com/Biznis/a565564/Indijski-neimari-u-Srbiji-rade-u-teskim-uslovima-hoce-plate-i-povratak-kuci.html

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