Le centrali termoelettriche dei Balcani occidentali sono i maggiori inquinanti atmosferici in Europa

L’ultimo rapporto della Comunità europea dell’energia, con sede a Vienna, e della rete di organizzazioni non governative, guidati dall’Alleanza per la Salute e l’Ambiente (HEAL) e l’Organizzazione europea per la protezione ambientale “Europe Beyond Coal”, avverte che 16 centrali termoelettriche dei Balcani occidentali inquinano la regione e tutta l’Europa molto più di tutte le altre 250 centrali elettriche a carbone in europa. Questo rapporto, negli ultimi giorni, è al centro dell’attenzione di molti media occidentali.

La relazione è stata pubblicata a metà settimana a Bruxelles con l’intenzione di avvertire i governi della regione balcanica, i cittadini e l’UE che l’inquinamento atmosferico in Serbia, Bosnia, Macedonia del Nord e Montenegro è intollerabile e, che tale inquinamento non conosce confini, dunque può diventare “un pericoloso killer invisibile per tutta l’Europa”.

Come riportato da Al Jazeera, il giornale francese di centro-sinistra Liberation, uno dei tre principali quotidiani in Francia, nella pubblicazione del 22 febbraio, ha presentato un’analisi dettagliata in cui si afferma che a causa dell’obsolescenza degli impianti termoelettrici, dell’assenza di una politica di sviluppo visionaria e della negligenza degli esseri umani nei confronti dell’ambiente, 16 centrali termoelettriche della regione trasmettono in media 20 volte più diossido di zolfo e 16 volte più particelle tossiche di tutte le altre 250 centrali termoelettriche in Europa.

Il giornale francese riporta l’ultimo rapporto europeo secondo cui “i costi sanitari che possono essere collegati ai maggiori inquinanti atmosferici in Europa” variano da 6,1 a 11,5 miliardi di euro all’anno.

La riduzione dell’inquinamento è una delle condizioni per l’adesione all’UE

“Questi costi non vengono pagati solo dai cittadini e dalle economie dei paesi colpiti, ma da tutti i membri dell’Unione europea, tenendo presente che l’aria inquinata non ha documenti di viaggio e non può essere fermata alle frontiere dell’Unione”, afferma il quotidiano francese citando professionisti dell’energia e della sanità.
“I paesi che non faranno niente al riguardo dovrebbero essere sanzionati con ritardi nel processo di integrazione europea, perché in futuro l’accesso all’Unione europea non sarà possibile a meno che i governi della regione balcanica non garantiscano una drastica riduzione dell’inquinamento ambientale e non aumentino radicalmente la loro responsabilità per lo stato di salute dei cittadini nei loro paesi”.

La rappresentante dell’Alleanza europea per la Salute e l’Ambiente (HEAL) Vlatka Matkovic-Puljic, in occasione della pubblicazione del giornale francese ha commentato dicendo che “l’adesione all’Unione europea in un futuro non dovà essere possibile se l’inquinamento ambientale nella regione non diminuirà drasticamente, se le centrali obsolete non saranno spente e se i governi di questi paesi non si rivolgeranno ad altre fonti e tipi di energia più pulita”.

Liberation ricorda che i paesi dei Balcani occidentali dovrebbero iniziare a ridurre le loro emissioni anche sulla base di trattati internazionali a cui essi si sono impegnati volontariamente. Oltre all’accordo di stabilizzazione e associazione che tutti i paesi della regione hanno firmato con l’Unione europea, esiste anche il trattato della Comunità dell’energia, secondo il quale la maggior parte delle centrali termoelettriche della regione doveva già ridurre drasticamente le emissioni nocive.

Con la valutazione che i Balcani occidentali sono l’ultima parte dell’Europa in cui le centrali termoelettriche non solo sopravvivono, ma ne stanno nascendo di nuove, DW conclude che, con l’attuale quantità esistente di carbone nei Balcani, non è possibile raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione europea.

Gli Stati membri dell’UE prevedono di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2031 per raggiungere gli obiettivi concordati al summit di Parigi sul cambiamento climatico, ma tali obiettivi sono oggi sotto un grande punto intterogativo, tra le altre cose anche a causa del ritardo energetico della regione balcanica e della mancanza di consapevolezza e del denaro per il passaggio all’energia pulita.

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