L’autunno precoce dell’economia serba

di Biagio Carrano

L’estate metereologica prospetta ancora giorni bollenti, ma per l’economia serba è già iniziato l’autunno: se ci si inoltrerà nell’inverno di una recessione o si rimarrà nel prolugato avvizzimento di una stagnazione, dipende da fattori internazionali come anche dalle scelte economiche del governo.

Oltrepassata la metà dell’anno, appare molto improbabile che l’economia della Serbia rispetti o almeno si avvicini alla previsioni di crescita che le venivano attribuite appena sei mesi fa.*

Ad aprile di quest’anno la Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita dal 4,2 al 3,5%, con l’EBRD che registrava le stesse prospettive da un precedente 4%. Più realisticamente, il Fondo Monetario Internazionale abbassava il dato al 3%. Ma con una crescita effettiva nel primo trimestre di appena il 2% e destagionalizzata addirittura negativa per lo 0,6%, appare molto probabile che a inizio autunno vi sarà un’ulteriore riduzione delle prospettive economiche del paese. Fatto sta che il 2% registrato nel primo trimestre 2025 è il risultato peggiore occorso in quel periodo dell’anno nell’ultimo decennio, escluso, ovviamente, il 2020 della pandemia. E anche se venisse raggiunto il 2,7% che la Banca di Serbia prevede per il secondo trimestre 2025, esso è ben lontano dal 4,5% dello stesso periodo dell’anno scorso, inferiore al 3% del 2023 e distante dal 4,2% del 2022. Ancora meno confortante notare che la crescita del primo trimestre è frutto in gran parte dell’incremento del valore dei magazzini a fronte di un consistente calo delle esportazioni nette. Insomma, le scorte (di materie prime, semi lavorati e prodotti finiti) crescono perché le imprese serbe non hanno esportato quanto prevedevano. E con il primo agosto alle porte, quando gli Stati Uniti di Trump, in assenza di accordi specifici, applicheranno ai prodotti serbi dazi al 35%, questo dato diventa ancora più preoccupante.

La bilancia commerciale nel 2025 registra un incremento del deficit, con un progressivo deterioramento del rapporto tra importazioni ed esportazioni. Se, comparata al periodo precedente, nei primi quattro mesi dell’anno la crescita delle esportazioni è stata del 6,6% e quella delle importazioni dell’11%, nel mese di aprile le esportazioni sono calate al 4,5% e le importazioni sono cresciute del 16,7% rispetto ad aprile 2024, con uno sbilancio complessivo di 1,3 miliardi di euro, in aumento del 69,8% rispetto ad aprile 2024. Lo scorso anno il deficit si era fermato a 3,9 miliardi di euro. Vi è poi da evidenziare che la crescita a valore delle esportazioni è inferiore al tasso di inflazione nazionale e ampiamente inferiore alla dinamica del costo del lavoro e dei costi dell’energia, mentre le importazioni corrono a un ritmo quasi quadruplo. Insomma, le aziende esportatrici serbe stanno assorbendo parte dei maggiori costi, con una conseguente riduzione dei margini.

La bilancia dei pagamenti da gennaio a maggio 2024 aveva già registrato quasi due miliardi di investimenti diretti esteri (esattamente 1,943 miliardi), mentre quest’anno nello stesso periodo sono entrati nel paese appena 631 milioni di euro, con un calo del 67%. Ancora più preoccupante il fatto che nei primi mesi dell’anno gli investitori esteri hanno deciso di incassare e portare fuori dal paese circa un miliardo di euro, con un risultato netto della bilancia dei pagamenti per la prima volta dopo molti anni negativo per circa 350 milioni di euro. Un ulteriore impatto negativo deriva anche dai circa 600 milioni di euro investiti all’estero da imprese e cittadini serbi nei primi quattro mesi dell’anno, in alcuni casi investimenti aziendali, in molti altri acquisto di immobili per esportare valuta e acquisire proprietà a costi più contenuti che in madrepatria.

Il rallentamento della crescita economica si deve al declino di tre settori che maggiormente hanno impattato positivamente su di esso negli anni precedenti: costruzioni, commercio e turismo. Cresce invece il settore dell’Information Technology, sulla quale molto punta la Banca di Serbia per rispettare le previsioni di crescita del secondo trimestre.

Costruzioni: da volano a freno della crescita?

Nel primo trimestre del 2025, l’attività edilizia nel territorio della Repubblica di Serbia, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è diminuita dell’1,4% a prezzi correnti, mentre a prezzi costanti la diminuzione è stata del 5,6%. Osservato per tipologia di costruzione, il valore dei lavori completati per edifici residenziali è aumentato (4,8%), mentre le altre costruzioni (strade, condotte, edifici industriali complessi, ecc.) sono diminuite del 10,2%, a prezzi costanti. Si tratta del secondo trimestre consecutivo di calo per il settore che finora ha trainato la crescita economica serba e sicuramente la tragedia del primo novembre alla stazione di Novi Sad ha comportato una forte frenata delle procedure per i nuovi appalti per le infrastrutture pubbliche.

Nel primo trimestre del 2025 sono stati rilasciati complessivamente 5.551 permessi di costruzione. Il numero maggiore di questi permessi (4.596) ha riguardato l’esecuzione di lavori per la costruzione di edifici residenziali, mentre il restante (955) ha riguardato lavori relativi a infrastrutture di trasporto, condotte e complessi industriali. Il numero totale di permessi rilasciati nel primo trimestre è inferiore del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore totale stimato dei lavori, in base ai permessi rilasciati, nel primo trimestre del 2025 ammonta a 161.139 milioni di dinari, il che rappresenta un calo del 23,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Il valore delle costruzioni completate nel primo trimestre del 2025 si è ridotto dell’5,6% a prezzi costanti rispetto allo stesso periodo del 2024 ma è crollato del 39% rispetto al periodo precedente.

In blu le licenze edilizie per edifici residenziali, in rosso quelle relative ad altri lavori.

Se i lavori per l’area Expo2027  hanno fatto registrare alla regione di Belgrado una crescita del 7,4%, essa comunque si è ritrovata dietro l’attività edilizia in Šumadija e Serbia occidentale (+16,6% a prezzi costanti) mentre in Vojvodina si è registrato un crollo del 25,5%, anche a seguito del completamento dei lavori della tratta ferroviaria con l’Ungheria, non sostituiti da altri appalti pubblici, pressoché fermi.

 Il valore delle costruzioni completate nel primo trimestre del 2025 si è ridotto dell’5,6% a prezzi costanti rispetto allo stesso periodo del 2024 ma è crollato del 39% rispetto al periodo precedente. Se a livello nazionale ancora cresce la compravendita di immobili, Belgrado, che da anni segnava tassi effervescenti, ha registrato a inizio 2025 il primo calo da molti trimestri.

Commercio: mercati esteri in recessione, mercato interno asfittico

L’interscambio totale di beni con l’estero per il periodo gennaio-aprile 2025 è stato pari a 26,5 miliardi di dollari, con un aumento del 9,0% rispetto al corrispondente periodo del 2024. Le esportazioni di beni sono state pari a 11,5 miliardi di dollari, con un aumento del 6,6% rispetto al corrispondente periodo del 2024. Le importazioni sono state pari a 14,96 miliardi, con un aumento dell’11,0% rispetto al corrispondente periodo del 2024. Il deficit è stato pari a 3,4 miliardi di dollari, con un aumento del 28,9% rispetto al corrispondente periodo del 2024. Il rapporto esportazioni/importazioni è stato pari al 77,2%, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2024, quando era pari all’80,4%.

A impattare sul commercio estero anche il flop della linea di produzione per la Grande Punto a Kragujevac, che, nonostante i finanziamenti statali per 48 milioni e gli impegni di varie banche per cifre ancora più alte, non è riuscita a rispettare i volumi previsti a causa di incredibili problemi alla catena logistica e di tipo legale nella corretta registrazione degli operai arrivati dall’Italia per migliorare l’efficienza e supplire alla carenza di personale serbo.

Nell’ultimo mese di cui sono disponibili i dati, aprile, l’interscambio è stato di 7,2 miliardi di dollari, con un aumento dell’11,2% rispetto ad aprile 2024. Le esportazioni sono state pari a poco più di 3 miliardi di dollari, con una crescita del 4,5% rispetto ad aprile 2024. Le importazioni sono state pari a 4, 1 miliardi di dollari, con un aumento del 16,7% rispetto ad aprile 2024. Il deficit è stato pari a 1.142,4 milioni di dollari, con un aumento del 69,8% rispetto ad aprile 2024.

Nel primo trimestre del 2025, il fatturato del commercio all’ingrosso a prezzi correnti è risultato inferiore del 9,5%, mentre a prezzi costanti si è registrato un calo dell’11,8% rispetto alla media dell’anno precedente.

Non tanto meglio va il commercio al dettaglio, che nei primi tre mesi a prezzi correnti rispetto alla media del 2024 ha registrato un calo del 6,4%, mentre a prezzi costanti è stata registrata una diminuzione dell’8,3% rispetto alla media dell’anno precedente. Un recupero è pure avvenuto in primavera, con i primi cinque mesi che a confronto con lo stesso periodo del 2024, registrano un segno più del 4,9% a prezzi correnti e dell’1,8% a prezzi costanti. Ma resta il problema delle filiere distributive poco concorrenziali, che impongono prezzi finali più alti che in molti altri paesi europei più sviluppati.

Turismo, alberghi vuoti e prezzi in caduta

Nel 2024 la Serbia ha registrato introiti in divisa estera legati al turismo per 2,83 miliardi di euro, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Difficilmente quest’anno si registreranno gli stessi risultati. Se nei primi tre mesi dell’anno in corso le notti sono ammontate a circa 2,5 milioni, con un lieve calo dell’1,6% rispetto al 2024, il dato ad aprile 2025 è di un incremento degli arrivi dello 0,1% (+ 0,4% in termini di notti) di turisti stranieri rispetto allo stesso mese del 2024 e un decremento del 16,3% (-20,4% in termini di notti) dei turisti nazionali. Peggio ancora il dato di maggio, mese tradizionalmente positivo, con gli stranieri in calo del 3,8% (-5,1% le notti) e i serbi in calo 3,7% (-6,8%). I turisti stranieri in Serbia vengono per lo più da Turchia, Russia e Cina, un dato indicativo anche di come il paese non è una meta per gli europei.

Dati comprensibili alla luce dell’attuale situazione sociale e politica, ma che impattano sulle previsioni di un settore che con il traino dell’Expo tematico 2027 ambiva ad aumentare la capacità ricettiva della sola capitale dagli attuali 13mila ad almeno 16mila posti, non meno di 3.000 posti in più da creare attraverso la ristrutturazione degli attuali 112 alberghi e la costruzione di non meno di altre 15 strutture.

Dopo anni in cui la domanda interna è cresciuta significativamente, sia nel turismo sia per il settore della ristorazione, si nota una netta frenata. Mentre gli alberghi hanno corretto al ribasso i listini (a fine luglio a Belgrado ci sono alberghi a quattro stelle che propongono una singola a 60 euro e cinque stelle a 130 euro), i ristoranti sono meno elastici nel correggere al ribasso i listini, anche a causa degli aumenti dei generi alimentari. Questo comporta un calo della clientela anche nella ristorazione, che nella capitale presenta sovente prezzi comparabili a quello delle grandi metropoli internazionali.

L’industria digitale: orgoglio e nemica del governo

L’unico settore che nei primi quattro mesi dell’anno in corso ha dimostrato una crescita solida e stabile è quello dell’Information & Telecomunication Technology, che da gennaio ad aprile ha esportato servizi per 1,48 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno scorso. Dato ancora più positivo è il risultato dell’interscambio, positivo per la Serbia per 1,1 miliardi di euro, ma soprattutto gratificante anche il dato dei paesi di destinazione dei servizi elaborati in Serbia, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, indice che l’ICT serbo è competitivo anche nei paesi ad alta innovazione.

Si tratta di un settore che è cresciuto senza alcuna regia o sostegno economico pubblico, capace di trovare sul mercato internazionale clienti di qualità cui propone spesso innovazioni elaborate completamente in Serbia. Molte aziende del settore hanno esplicitamente appoggiato le proteste degli studenti e la cancellazione delle agevolazioni fiscali per gli assunti ad alta qualificazione che si trasferiscono dall’estero è stata vissuta come un attacco del governo al settore.

Eppure un unico settore fiorente difficilmente potrà invertire le tendenze che a metà dell’anno si stagliano con grande chiarezza, non ultima la crescita dei salari che rappresenta oramai un assillo per molti imprenditori stranieri.

Salari in crescita, imprese in declino

Il salario lordo medio calcolato per maggio 2025 ha raggiunto i 148.930 dinari, mentre il salario netto medio (dopo tasse e contributi) i 107.705 dinari, ovvero 920 euro. In confronto a maggio dell’anno precedente, il salario lordo medio per maggio 2025 è aumentato del 7,7% in termini nominali e del 3,8% in termini reali, mentre il salario netto medio è cresciuto del 7,5% nominalmente e del 3,6% in termini reali. Il salario netto mediano per maggio 2025 era di 84.408 dinari (720 euro), valore che fa da spartiacque tra il 50% più pagato e il 50% meno pagato dei dipendenti serbi.

L’incremento a 327 dinari del salario minimo orario a partire dal primo ottobre 2025 (aumento del 90% in cinque anni) porterà in quel mese e a dicembre il minimo nazionale a 62,008 dinari, ovvero a 530 euro netti. Vero è che è stata incrementata la franchigia di esenzione delle tasse sul reddito da 28.423 a 34.322 dinari , ma si tratta di un impatto irrilevante per i datori di lavoro. I fornitori di componentistica sono messi sotto pressione, e va peggio per il settore del contoterzismo, che a inizio anni Duemila ha contribuito a reindustrializzare il paese, per il quale sembra oramai non esserci più spazio. I contoterzisti concordano un prezzo unitario fisso dei pezzi che producono e non possono scaricare gli aumenti dei fattori produttivi sul cliente finale. Nell’attuale contesto economico serbo o accettano di ridurre i margini, spesso già risicati, o rinunciano alla commessa. E la scelta inevitabile, soprattutto nel settore tessile, abbigliamento e calzature, finisce per portare alla chiusura degli impianti o delle intere societ’ in Serbia, o mettendole regolamente in liquidazione o abbandonandole al blocco dei conti correnti a seguito dei debiti verso dipendenti, fornitori e amministrazione fiscale.

I pensieri grigi degli imprenditori

E in questo quadro le aspettative degli operatori economici non possono che essere uggiose come una giornata di tardo autunno. L’Indice del Sentimento Economico (ESI) nella Repubblica di Serbia nel primo trimestre del 2025, con un valore di 97,3 ha registrato un calo di 6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, tra i più bassi del decennio escluso il 2020 pandemico e ben inferiore al valore di 112,9 raggiunto nel 2019. Il valore attuale dell’indice riflette un calo delle aspettative in tutti i settori: il più significativo nel settore dei servizi, dove si è registrato un calo di 7,9 punti percentuali, seguito dal commercio al dettaglio (-2 punti percentuali), dai consumi (-1,9 punti percentuali), dalle costruzioni (-1,8 punti percentuali) e dall’industria (-0,9 punti percentuali).  Prevista una diminuzione delle aspettative di occupazione nei prossimi tre mesi (di 5,6 p.p.), mentre la valutazione degli ordini correnti è leggermente più ottimistica (+1,9 p.p.). L’indicatore di fiducia nei servizi (SCI), con un valore del 2,7%, nel primo trimestre del 2025 ha registrato un calo di 7,9 p.p. rispetto al trimestre precedente, mentre è al di sotto della media di lungo termine di 4,1 p.p. Tutte e tre le componenti di questo indicatore hanno registrato un calo, in particolare la valutazione della domanda nel trimestre precedente e la domanda prevista nel trimestre successivo (rispettivamente -8,6 p.p. e -8,7 p.p.), seguite dalla valutazione della situazione economica nel trimestre precedente (-6,3 p.p.).

Secondo gli imprenditori, le prospettive del settore delle costruzioni sono già posizionate nel quadrante della recessione.

Il quadrante rosso indica Recessione, quello senape Rallentamento, il verde la Crescita, il giallo Recupero. Il cerchio delle Costruzioni e indirizzato verso la recessione, come i Consumi, il settore dei Servizi e quello dell’Industria di trasformazione si trovano sull’asse delle ascisse. Nessun settore si trova nei quadranti a destra.

Il rischio di una gelata precoce

Al di là delle proteste sociali che pure li preoccupano, la scelta di aumentare i salari a ottobre e poi di nuovo a gennaio 2026 sta frenando molte imprese dal realizzare i loro piani di investimento nel paese. Oltre a rappresentare un ulteriore fattore di imprevedibilità, questi aumenti non trovano riscontro nel quadro che abbiamo tratteggiato, caratterizzato da una sostanziale stagnazione che può introdurre a una vera e propria recessione. L’economia serba al momento, eccetto il settore ICT, non riesce a produrre abbastanza valore da giustificare un ulteriore aumento dei salari. Il governo, invece di lavorare sulla politica fiscale e ripartire diversamente il carico sugli strati della società più benestanti e sui consumi più affluenti, ha deciso di rispondere alle proteste contro il caro vita non tanto verificando le speculazioni e gli extra margini delle filiere distributive, ma scaricando sulle imprese un impegno monetario aggiuntivo.  

Dunque: dazi trumpiani, declino degli investimenti diretti esteri, costo del lavoro e dell’energia galoppanti, calo dell’attività edilizia e degli investimenti pubblici in infrastrutture, inflazione non sopita e conseguente calo dei consumi interni, reperimento sempre più faticoso di manodopera come di personale ad alta qualificazione, capitali che discretamente lasciano il paese, riforme amministrative, fiscali e istituzionali ferme.

In questo quadro economico ci si chiede se l’attuale guida politica ed economica del paese abbia contezza che il paese ha perso alcuni dei suoi tradizionali fattori di attrazione (bassi costi del lavoro e dell’energia, prezzi al consumo o all’ingrosso contenuti) senza trovarne di nuovi. Di punto in bianco ci si è illusi (credendo alla propria propaganda) che il paese stesse producendo un valore aggiunto tanto alto o stesse attraendo capitali e talenti a una tale velocità da potersi trasformare in pochi anni in un hub globale, una specie di Dubai o almeno in una Irlanda dei Balcani. Ma mentre Dublino registra 50 miliardi di dollari dall’economia digitale con un Prodotto Interno Lordo di 550 miliardi per poco più di 5 milioni di abitanti, la pur dinamica economia digitale serba non arriva a un decimo di quella irlandese in un paese dove il PIL è meno di un sesto e con un milione di abitanti in più. Eppure, oggi la capitale serba propone ovunque prezzi più vicini a una metropoli globale che una città dei Balcani: se un Big Mac a Dublino costa 6,7 euro, a Belgrado arriva a 4 euro e 90 centesimi (a Sofia a 4 euro, a Bucuresti addirittura 2,2 euro), una differenza non giustificata dal tenore di vita: nel 2024 il potere d’acquisto su base annuale di un irlandese era pari a 115,337 dollari, mentre un serbo doveva accontentarsi di 26,884 dollari, ovvero il 76% in meno. Se è vero che ogni crescita economica comporta inevitabilmente l’incremento di squilibri territoriali, disuguaglianze economiche, tensioni sociali, è altrettanto vero che si è preferito vedere e raccontare le punte positive del fenomeno, senza intervenire efficacemente sul potere d’acquisto, sul mercato del lavoro e dei talenti, sull’inflazione, sulla qualità dei servizi e delle infrastrutture statali, insomma sull’elaborazione di un modello di crescita sostenibile, capace di passare dalla manifattura a basso costo ai servizi ad alto valore aggiunto attraendo talenti da tutto il mondo e non solo autisti e riders, durevole nel tempo e non basato solo sul consumo di suolo o di beni non durevoli. Ci si è illusi che singole storie di successo fossero la conferma della giustezza di una politica economica che ha mischiato liberismo da comparaggio e assistenzialismo paternalista, illudendosi ancora una volta che il trickle-down davvero funzioni, ovvero che il benessere raggiunto dagli imprenditori di alcuni settori si riversasse miracolosamente in tutta la società, sopendo le contraddizioni create proprio da questo modello. Il rischio reale è che una frenata precoce dell’economia geli anche le imprese più innovative e che puntano a lavorare a lungo termine nel paese. 

Ora questa illusione, cui si è creduto o si è spacciata anche nei consessi internazionali, sta iniziando a svanire, porgendo il conto in termini economici, come anche sociali e politici, come dopotutto ricordano le proteste che si susseguono nel paese da otto mesi. Ma di questi aspetti ragioneremo nel prossimo articolo.

 

* Nota: tutti i dati citati sono ripresi dai documenti ufficiali dell’Ufficio Statistico nazionale di Serbia e dalla Banca di Serbia, in particolare:

https://publikacije.stat.gov.rs/G2025/Pdf/G20253007.pdf

https://publikacije.stat.gov.rs/G2025/Pdf/G20258002.pdf

https://www.stat.gov.rs/oblasti/gradjevinarstvo/

https://publikacije.stat.gov.rs/G2025/HTML/G20251143.html

https://www.nbs.rs/export/sites/NBS_site/documents-eng/finansijska-stabilnost/presentation_invest.pdf

 

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