L’apprendimento dell’italiano in Serbia

 

di Matteo Marazzi

docente di italiano LS

La nostra lingua è una delle più amate nel Paese balcanico. Oltre a ragioni di carattere culturale e personale, negli ultimi anni sempre più persone vi si avvicinano per motivi di tipo professionale. L’offerta didattica è molto ricca ed è indirizzata sia a singole persone che ad aziende: come scegliere il corso giusto per le proprie esigenze?

“Perché studi italiano?” “Perché è melodico”. Quante volte, ponendo la domanda che indaga preliminarmente la motivazione allo studio della lingua di Dante, si sente questa semplice – e all’apparenza banale – risposta! Chiunque insegni italiano in Serbia lo avrà notato: molte persone si avvicinano alla nostra lingua perché affascinate dalla sua piacevolezza, dal suo ritmo, dalla sua eleganza. Nelle loro risposte riecheggiano le considerazioni che Gulliver fa della lingua degli abitanti di Laputa: incontrando uno di essi, il personaggio creato da Swift annota come questi “mi rivolse la parola in una lingua chiara, civile, armoniosa, non dissimile dall’italiano” .

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Passeggiando per Belgrado: scritta su un muro e insegna di un negozio di abbigliamento

I linguisti indagano da lungo tempo le motivazioni allo studio di una seconda lingua; tali motivazioni sono riferibili a vari fattori, tra i quali hanno una forte influenza quelli di carattere psicologico-emozionale (come nel caso della piacevolezza della lingua, che abbiamo portato ad esempio in apertura) e quelli di carattere culturale. In Serbia, questi ultimi sono riscontrabili nella passione per il made in Italy – in particolare per gastronomia e moda – e per il rispetto che ancora oggi (a differenza di ciò che accade in altri Paesi) viene accordato alla nostra storia culturale e artistica.

Del resto, i serbi guardano da sempre all’Italia con particolare attenzione e simpatia: la nostra mentalità viene spesso accostata a quella locale (in base a presunti caratteri nazionali – divenuti abusati luoghi comuni – che ci accomunerebbero, come il ricorso all’“arte di sapersi arrangiare” in ogni situazione e l’insofferenza verso leggi e regole) e le generazioni cresciute sotto il Socialismo ricordano spesso i viaggi a Trieste, porta di accesso al mondo dei consumi occidentale, dove si andava per acquistare soprattutto scarpe e vestiti (a chi non è mai capitato di sentirsi raccontare aneddoti su Ponte Rosso?). Negli ultimi anni, poi, con i sempre più intensi rapporti economici e politici tra i due Paesi, per molte persone studiare l’italiano è diventato un investimento in previsione di possibili professioni legate alle nostra lingua: stando ai dati SIEPA del 2011, nel decennio 2000-2010, le dieci maggiori imprese italiane presenti in Serbia hanno investito più di due miliardi di euro; le aziende con capitale almeno in parte tricolore presenti nel Paese erano più di 1.100; oltre 22.000 persone lavoravano in ditte italiane. Tali dati sono andati aumentando negli ultimi anni, tanto che ora l’Italia è il primo partner commerciale del Paese balcanico.

Un tale volume di relazioni di tipo economico, politico e culturale comporta una sempre maggiore richiesta di conoscenze linguistiche. E, infatti, l’offerta didattica che riguarda l’italiano è sostanziosa e variegata. Tanto variegata da poter confondere chi abbia bisogno di ricercare un corso adatto alle proprie esigenze.

Educazione formale ed educazione informale

Per chi nasce e cresce in Serbia, l’apprendimento dell’italiano può avvenire all’interno di circuiti istituzionali. Nel Paese sono sempre più numerose le scuole dell’obbligo e secondarie che comprendono la nostra lingua nella propria offerta formativa; a Belgrado, in particolare, presso il Terzo liceo (Treca Beogradska Gimnazija) è da anni attiva una sezione italofona.

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La Facoltà di Lingue dell’Università di Belgrado

La maggior parte degli studenti inizia però il proprio percorso di studi in età adulta: in questo caso, la scelta ovvia ricade sui corsi di Italianistica. A Novi Sad, all’interno della Facoltà di Romanistica, dal 1979 è presente il lettorato di Lingua italiana. La meta principale per gli studenti provenienti da tutto il territorio nazionale è comunque il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lingue (Filoloski Fakultet) di Belgrado: con ottant’anni di storia alle spalle, collaborazioni internazionali e professori di rilevante spessore scientifico, è senza dubbio l’istituzione più importante a questo livello. L’interesse verso la nostra lingua è evidente dai dati che riguardano le iscrizioni per lo scorso anno accademico: dopo l’inglese,  assieme al francese l’italiano è stata la lingua con più iscritti. In Facoltà l’insegnamento è basato soprattutto sul metodo grammaticale (focalizzato sull’apprendimento delle regole e sulla traduzione di testi) e sullo studio dei classici della nostra letteratura: il risultato è che i laureati che escono da questa Facoltà hanno di solito un’ottima preparazione a livello grammaticale e sintattico, mentre la capacità di produzione orale è spesso poco fluente ed è riscontrabile una totale mancanza di conoscenza del lessico professionale e specialistico, il che rende fortemente problematico l’inserimento nel mondo del lavoro.

A livello istituzionale, la promozione della nostra lingua e cultura all’estero sono affidate agli Istituti italiani di cultura (IIC) e ai Comitati della Società Dante Alighieri. L’IIC di Belgrado organizza corsi di lingua e cultura, oltre a manifestazioni culturali (come rassegne cinematografiche, mostre d’arte, seminari, ecc.); le seconde sono presenti in Serbia con sedi a Sabac, Novi Sad e Nis. Quest’ultima, in particolare, da diversi anni è particolarmente attiva nella promozione della nostra cultura e vanta accordi in varie città sul suolo serbo. Sia l’IIC che i Comitati della Dante emettono certificazioni di conoscenza dell’italiano per stranieri: mentre il primo rilascia il CELI dell’Università di Perugia e il CILS dell’Università di Siena, presso la Dante è possibile ottenere il PLIDA. Queste certificazioni sono riconosciute dallo Stato italiano e servono per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo (livello A2 o superiore del Quadro europeo) e il visto per motivi di studio (livello B2 o superiore).

Per tornare all’apprendimento in ambito accademico e alle carenze nella competenza comunicativa, solitamente si cerca di compensare a tali mancanze attraverso l’iscrizione a corsi in scuole private: l’insegnamento in contesto informale, infatti, è caratterizzato da uno spiccato orientamento verso lo sviluppo della capacità comunicativa e da lezioni in piccoli gruppi, in cui dunque ogni discente ha più tempo per l’interazione orale. Nella sola Belgrado tali scuole di lingue sono decine: la perplessità principale riguarda il grado di qualità che caratterizza l’offerta formativa di molti di questi istituti. Per una persona esterna al settore dell’insegnamento è difficile valutare tali aspetti; le difficoltà crescono quando il corso concerne una lingua professionale (quella che i linguisti definiscono “microlingua”), visto che crescono anche i rischi, poiché al buon esito nell’apprendimento può essere legato il successo professionale di un’azienda o di un lavoratore. Conoscere quindi alcuni passi che sono fondamentali nella preparazione di un buon corso di microlingua può aiutare a scegliere con maggiore consapevolezza.

 studiare italiano

Come pianificare un buon corso di italiano professionale

La sempre maggiore complessità del mondo professionale e i continui mutamenti nelle prassi lavorative richiedono già da vari anni la disponibilità di ogni individuo a mantenersi costantemente aggiornato. Gli studiosi parlano quindi di lifelong learning, o “educazione permanente”: essa non è basata sul piacere (“imparo una lingua perché voglio”), ma sul bisogno (“imparo una lingua perché devo”). Chi organizza un corso di lingua professionale deve innanzitutto tenere conto di questa motivazione indotta e chiarire quindi immediatamente quali sono gli obiettivi da perseguire; diversamente, nello studente si possono creare aspettative sbagliate che portano a frustrazione e incomprensione, fino all’abbandono del corso. Ciò che è bene precisare e di cui si deve sottolineare l’importanza, è il fatto che un buon corso di lingua professionale persegue – oltre all’ovvia meta didattica dell’apprendimento del lessico di settore – alcuni obiettivi educativi.

  • Culturizzazione nel mondo professionale: cioè la conoscenza e il rispetto di modelli culturali e di valore del settore professionale di riferimento, con particolare attenzione alle analogie e differenze che caratterizzano tali ambiti sociali in Italia e Serbia. Management e gestione del personale, ad esempio, sono diversamente esercitate nei due Paesi: questo un buon professionista lo deve sapere;
  • socializzazione nella sfera sociale in cui si utilizza il lessico specialistico: la conoscenza di un gergo e di una microlingua permette a un gruppo sociale e professionale di riconoscersi e differenziarsi rispetto ai non-professionisti. Padroneggiare la lingua di settore è una condizione indispensabile per essere accettato all’interno di una comunità professionale e, in questo senso, pone le basi per il seguente obiettivo educativo;
  • autopromozione come esperto e professionista: un importante fine di qualsiasi corso di lingua specialistica è lo sviluppo dell’autonomia dello studente, condizione essenziale per la di lui affermazione sociale e professionale.

Molte scuole private di lingue pubblicizzano i propri corsi sostenendo di utilizzare il metodo comunicativo, come se ciò fosse garanzia di buona qualità. In realtà – sebbene ci sia effettivamente molta confusione sulle nozioni di “approccio” e “metodo” – i linguisti preferiscono parlare di approccio comunicativo, comprendente una serie di metodi in voga dagli anni Settanta, che danno enfasi alla comunicazione orale e promuovono soprattutto la capacità relazionale. I metodi comunicativi sono particolarmente adatti (anche se andrebbero integrati con altri) nei corsi di lingua generale. Per i corsi di lingua specialistica sono più adatti altri metodi: nel corso di italiano aziendale condotto da chi scrive, ad esempio, vengono utilizzati – oltre ad attività più convenzionali – il metodo business languagecollaborativo (in cui lo scopo didattico è raggiunto attraverso l’interazione studente-docente e studente-studente), il project-work (nel quale l’apprendimento avviene attraverso il perseguimento di un compito) e l’interazione strategica (nella quale vengono preparati e drammatizzati dei dialoghi basati su piccole sceneggiature, con la seguente analisi delle scelte linguistiche e comunicative adottate dagli attori). Tali metodi sono particolarmente utili nel perseguimento delle mete educative descritte alcune righe sopra.

Un corso come quello che abbiamo portato ad esempio si rivolge a vari profili di discenti (siano essi studenti o professionisti già ineristi nel mondo del lavoro) e si pone obiettivi di vario ordine (di carattere teorico e pratico). Un corso di microlingua può anche essere organizzato in base alle richieste di una singola azienda o di un singolo professionista, attraverso un percorso che si articola in alcune fasi che caratterizzano il lavoro dell’insegnante.

  • Attento ascolto delle esigenze del committente: per rispondere al meglio ai bisogni dell’azienda, il docente deve ascoltare attentamente le richieste che gli vengono fatte, informarsi sui dipendenti coinvolti (numero, ruoli, conoscenze linguistiche pregresse e di altri idiomi, orari di lavoro) e su quelle che sono le attese dei propri interlocutori;
  • analisi dei bisogni linguistici: conosciuto il settore in cui opera l’azienda e assodati i bisogni e le conoscenze dei lavoratori, il docente valuta quali sono gli obiettivi comunicativi, sintattici, grammaticali e lessicali che possono essere realisticamente perseguiti;
  • stesura di un programma ad hoc: il docente procede quindi alla scelta dei tempi (numero di lezioni, durata di ogni incontro, orario) e delle modalità (attività e materiali) attraverso cui perseguire gli obiettivi individuati. È possibile concordare con la committenza un’eventuale prova finale di valutazione dell’apprendimento degli studenti; è importante che quest’ultima però non prenda la forma della certificazione, che per sua natura (oggettività dei parametri valutativi) ha obiettivi diversi rispetto al corso tarato sulle specifiche esigenze di un’azienda.

È fondamentale sottolineare il fatto che ogni momento del corso (dalla preparazione alla realizzazione) deve prevedere una stretta collaborazione tra docente e committenza: mentre quest’ultima dev’essere disponibile a fornire i materiali e il supporto necessari (i materiali reali – come fatture, contratti, comunicazioni aziendali – sono importantissimi), il primo dev’essere il più possibile flessibile e disposto a variare il proprio programma in base a eventuali cambiamenti dettati dal lavoro dell’azienda. Solo in questo modo un corso di lingua professionale può avere successo e costituire un arricchimento reciproco sia per l’azienda (e i suoi dipendenti) che per il docente.

foto profiloMatteo Marazzi vive a Belgrado, dove insegna italiano e collabora con il Serbian Monitor. Laureato in Filosofia e Scienze della formazione primaria, ha ottenuto la certificazione DITALS II per l’insegnamento della nostra lingua a stranieri. Nel 2013 ha fondato Punto e virgola, centro per l’apprendimento dell’italiano, che organizza corsi per tutti i profili di apprendenti.

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