La Slava è per chi ama

Sei arrivato in Serbia proprio al momento giusto. La stagione della Slava sta iniziando. Preparati.

Se avessi bevuto un sorso di rakija ogni volta che ho pronunciato quella frase, sarei un uomo molto ubriaco. E così è andata a finire martedì. In effetti, ero molto ubriaco.

Ma per i non iniziati, forse è necessaria una breve panoramica su cosa sia esattamente la celebrazione serba ortodossa della Slava.

La parola “Slava” si traduce approssimativamente con “Gloria” in inglese. Tuttavia, non mi viene in mente nessuna festività vagamente paragonabile in nessun altro paese. È un’esperienza completamente unica, speciale solo per i serbi. Paragonarla a qualsiasi altra cosa significherebbe diminuire la santità della Slava, intaccare la sua gloria.

In breve, ogni famiglia serba (con poche eccezioni) ha il suo santo patrono. Questo santo è ereditato dal padre ed è stato tramandato attraverso i secoli dell’esistenza serba. E ogni santo ha il suo giorno designato per essere festeggiato.

Quindi, per esempio, martedì era la Slava dell’Arcangelo Michele. Chiunque abbia ereditato la protezione del suddetto santo era invitato a banchettare, mangiare, bere, ridere e cantare. Non è necessario alcun invito ufficiale:è implicito che tutti sono invitati. Basta portare un piccolo regalo, se desiderate concedervi tutte le delizie serbe che la casa può offrire. Tipicamente caffè, cioccolatini o vino. Io, sempre completamente immerso in ogni esperienza, ho portato tutti e tre. Se devo partecipare, partecipo con tutto me stesso.

Quindi, accompagnando Dejan, con la mia triade di doni in mano, martedì ho sperimentato uno Slava davvero unico: uno Slava rock and roll.

Mentre ci avvicinavamo alla porta d’ingresso di un vecchio edificio, Dejan ha sottolineato l’iscrizione dipinta al di sopra delle nostre teste: “Rock and Roll Bazaar di Djeka”. E’ stato in quel momento che ho realizzato che la serata sarebbe stata qualcosa di crudo, onesto, unico. Speciale.

Entrando nella casa, sono stato accolto dalle due figlie di Djeka, Georgia e Virginia, che devono i propri nomi ai due stati americani in cui Djeka ha vissuto durante gli anni ’70, in cui egli stesso fu battezzato nelle terre del Southern Rock e dei biker bar.

E poi incontro la leggenda. Placcato in un giubbotto di pelle, i suoi Levis infilati negli stivali al ginocchio da motociclista, un dollaro d’argento targato Eisenhower trasformato in un medaglione al collo e il marchio della birra Weifert avvolto intorno al polso, Djeka ha stretto saldamente la mia mano.

“Felice Slava!”, dico, non sapendo esattamente cosa dovrei dire in questa occasione. Ride e mi conduce in salotto: un vero museo Rock & Roll. Le pareti sono intonacate con poster di biglietti da concerto, bandiere di repubbliche jugoslave, immagini delle leggende del Rock & Roll e uno striscione gigante che recita: “Virginia è per gli amanti”. Una parete è dedicata alla rassegna stampa di Djeka su se stesso, che risale a tempo fa, quando lavorava come disc jokey e promotore, impegnandosi duramente per diffondere il Rock & Roll tra le masse in Jugoslavia.

E a giudicare dalla ubiquità totale di Rock & Roll a Pancevo (o Pančester, come la chiama lui), possiamo concludere che, in ultima analisi, ha avuto successo.

Poco dopo aver preso posto, è comparsa la rakia. Questa volta di una varietà di mele. Va giù senza intoppi e il ronzio è quasi istantaneo. Strano come il frutto miticamente responsabile della caduta dell’Uomo sia stato trasfigurato in uno spirito che dà una vita simile. Forse c’è dietro una lezione. Redenzione e trasfigurazione. Non lo so, ma so che il rock classico che risuonava nell’aria, il fumo di Djeka attraverso un filtro in plastica e il ricco buffet di carni alla griglia disposto sul tavolo puntano tutti verso qualcosa di santo, benedetto e profondo.

Come le libagioni a scorrere e i Creedence Clearwater Revival in sottofondo, la conversazione si è fatta strada da battute su Dostoevskij ai bombardamenti della Nato del 1999. “Il bombardamento è stata la cosa più grande della mia gioventù!”, ha esclamato uno degli uomini presenti. Dejan nota come la solidarietà tra le persone sia stata la più grande mai vista. Avresti potuto chiedere una sigaretta, e averne in cambio tre. “Era il momento più importante della mia vita: bevevamo birra e fumavamo erba per tutto il giorno”, osserva l’altro uomo. “Col senno di poi, ora, non è divertente. Ma, allora, è stato divertente”.

Dejan afferma questo sentimento: “Ora non è divertente. Ci hanno bombardato con l’uranio”.

E quindi la notte si fa sottosopra, la conversazione slitta e pattina tra nonsense nazionalisti, umorismo nero, la natura di Dio, euroscetticismo, i mostri dei media e gli sbeffeggiamenti a Belgrado.

Mi ritrovo gonfio di notevoli porzioni di carne di maiale e di pollo e agnello, degustando insalata russa per la prima volta e sopraffatto da un certo sentimento di gratitudine che nessuna quantità di caffè, cioccolato e vino potrebbe mai ripagare.

Questo è Slava. Questa è la Serbia. Questa è la Jugoslavia. Questo è Pancevo. Questa è la Pančevosity che mi ha trattenuto qui.

E anche se nel complesso i miei ricordi della notte potrebbero essere avvolti nella foschia (dopo tutto, mi sono svegliato con il mio cappotto e le scarpe ancora addosso) so questo:

Slava è per gli amanti. Ed è gloriosa.

Kevin Patrick Cullen

https://perceivingpancevo.wordpress.com/2017/11/23/slava-is-for-lovers/ 

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