Un dipendente dell’Elektroprivreda Srbije (Società elettrica della Serbia – EPS) è deceduto per le ferite riportate sabato nel bacino minerario “Kolubara”, mentre un altro ha riportato lesioni lievi, come reso noto dall’EPS. Solo nelle ultime due settimane, tre lavoratori dell’EPS hanno perso la vita in diversi incidenti. Ciò solleva ulteriori interrogativi sulla sicurezza dei lavoratori in Serbia, in particolare nell’industria pesante.
Dragoslav Ljubičić, da anni attivista sindacale dell’EPS e segretario generale del Socialdemokratski savez (SDS), ha sottolineato fin da subito che stava parlando “esclusivamente in qualità di segretario generale dell’SDS”, riferisce N1.
Egli ritiene che la morte del lavoratore avvenuta ieri sia l’ennesimo evento a conferma di quanto la situazione della sicurezza sul lavoro in Serbia sia estremamente critica.
“Quella legge sulla sicurezza è in vigore da molto tempo; sono state approvate modifiche che prevedevano la redazione di un documento di valutazione dei rischi per ogni singola mansione in qualsiasi entità aziendale, un obbligo per tutte le realtà con più di un dipendente. Già allora era stato stabilito che le aziende con oltre 50 dipendenti avessero l’obbligo di istituire un comitato per la salute e la sicurezza sul lavoro”, afferma.
Aggiunge che nel 2023 la legge è stata modificata, in particolare per quanto riguarda il documento di valutazione dei rischi, prevedendo un drastico aumento delle sanzioni per i responsabili aziendali.
“È interessante notare come dall’approvazione di quelle modifiche legislative del 2023 il numero degli infortuni mortali sul lavoro sia aumentato in modo drastico e del tutto anomalo. Dall’entrata in vigore di tali modifiche, ovvero dall’aprile del ’23 a oggi, sono deceduti più di 100 dipendenti”, dichiara.
Ljubičić sottolinea che qualsiasi soluzione debba applicarsi a tutti senza eccezioni.
“Ricorderete quando l’allora Presidente Boris Tadić partecipò a un evento sportivo e, dopo la qualificazione della nazionale serba, bevve un bicchiere di champagne insieme al presidente della Federcalcio serba, Tomislav Karadžić. Automaticamente, d’ufficio, un pubblico ministero avviò un procedimento; Tadić finì davanti alle autorità giudiziarie e fu sanzionato. Nel 2021, invece, presso la centrale TENT B l’11 novembre, nella sala macchine dove è obbligatorio l’uso di dispositivi di protezione individuale e il rispetto di tutti gli standard di sicurezza, l’allora e attuale Presidente Aleksandar Vučić si è comportato in modo molto arrogane, senza adottare alcuna misura di sicurezza e tutela della salute sul lavoro. Il giorno seguente è crollata un’impalcatura, tre operai di un’impresa d’appalto sono caduti: un infortunio è stato mortale e dei due non si è mai saputo l’esito finale. Nessun’azione legale è stata intrapresa dalla procura contro i responsabili aziendali, mentre i titolari delle più alte cariche dello Stato avrebbero l’obbligo di dare l’esempio con il proprio comportamento. Se la legge non è uguale per tutti, ci troveremo sempre nella situazione odierna in cui la colpa della morte di un lavoratore viene data al lavoratore stesso”, afferma.
Secondo l’avvocata e consulente di diritto del lavoro Olga Vučković Kićanović, “il nostro quadro normativo è relativamente valido, ma manca l’applicazione”.
“Ora tutti diranno che il problema risiede nell’ispettorato – ed è così – ma abbiamo solo 250 ispettori responsabili del controllo di 20 o 30 leggi, contratti collettivi e singoli atti normativi. Non riescono semplicemente a stare dietro a tutto. C’è anche il problema dei controlli selettivi; i problemi sono molti, ma la legge in sé è valida”, spiega.
In caso di infortunio o di situazione di pericolo per la sicurezza, consiglia di informare il datore di lavoro tramite messaggio o e-mail, in modo da lasciare una traccia scritta.
“Il documento di valutazione dei rischi deve essere aggiornato continuamente: arriva un nuovo macchinario – serve il collaudo; si apre una nuova posizione lavorativa – bisogna redigere la valutazione del rischio… Nel 2022 mi ha rattristato molto la tragedia della miniera ‘Soko’, in cui persero la vita otto minatori: l’azienda ha pagato una sanzione amministrativa, il responsabile una sanzione amministrativa, ma è mancata la responsabilità penale. Si trattava di un impianto privo di autorizzazione all’esercizio, un problema gravissimo. Deve esserci una responsabilità penale personale e individuale per mandare un messaggio chiaro sull’inammissibilità e sulla punibilità di tali condotte”, conclude.
(Danas, 31.08.2026)
https://www.danas.rs/vesti/ekonomija/bezbednosti-zaposlenih-na-radu-srbija/
