La Serbia tra la Russia e l’UE: quale decisione?

Quasi ogni singola mossa da parte del governo serbo è stata recentemente interpretata alla luce dei rapporti sempre più tesi tra gli Stati Uniti e l’Unione europea da una parte e la Russia dall’altra.

Sembra che la decisione della Serbia di unirsi alla Russia nelle operazioni di invio di aiuti umanitari in Siria sia giunta in un momento giudicato inopportuno da parte dei funzionari degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che, allo stesso tempo, stanno discutendo la possibilità di estendere le sanzioni nei confronti della Russia. Secondo le fonti occidentali, i funzionari di Washington e Bruxelles hanno chiesto un incontro urgente con le autorità serbe al fine di chiarire le condizioni della suddetta campagna umanitaria dal momento che i centri di potere occidentali ritengono la Russia come la maggiore responsabile per i crimini di guerra in Siria.

Il Premier serbo Aleksandar Vucic ha sottolineato a più riprese che l’invio di coperte, medicinali e generi alimentari ad Aleppo non ha connotazioni politiche, aggiungendo di non avere alcuna preoccupazione di fronte alle eventuali pressioni esterne.

Ancora, l’analista politico Dusan Janjic ritiene che la reazione occidentale all’invio congiunto di aiuti umanitari in Siria da parte di Serbia e Russia sia in realtà una trappola tesa da coloro che si oppongono all’integrazione del paese balcanico nell’Unione Europea: “non credo che il problema sia l’aiuto che i cittadini serbi vogliono prestare agli abitanti di Aleppo. Credo piuttosto che le polemiche abbiano a che fare con i cambiamenti nella politica estera russa. In precedenza, l’Ambasciatore russo in Serbia, Alexander Chepurin, ha dichiarato che se la Serbia dovesse aderire alla NATO rischierebbe di mettere a repentaglio le sue relazioni con la Russia, e ora il problema è invece la candidatura a membro dell’Unione. In poche parole, sia l’Occidente e l’Oriente hanno rilevato la presenza di questa insicurezza interna in Serbia, ed hanno quindi aumentato la loro pressione”, ha spiegato Janjic.

Il politologo Vladimir Goati sostiene che la campagna umanitaria non rappresenta certamente il motivo alla base del confronto con Washington e Bruxelles e che è giunto il momento per la Serbia di porre fine al dilemma “UE o Russia”.

“Tale politica è diventata obsoleta molto tempo fa. Oggi, la costellazione globale del potere è molto cambiata. Semplicemente non si può stare seduti su due sedie che si trovano in due differenti edifici. Siamo dipendenti dalla Russia per gli approvvigionamenti energetici, e abbiamo da sempre coltivato delle forti emozioni verso Mosca, ma abbiamo interessi maggiori nell’aderire alla UE. Il fatto che il PIL nazionale americano è otto volte superiore a quello russo, così come anche quello dell’Unione, dovrebbe mostrarci chiaramente da quale parte possiamo aspettarci maggiore assistenza. L’Unione europea è un club d’élite che detta alcune regole che abbiamo bisogno di rispettare se vogliamo entrarvi a farne parte. Nessuno ci costringe a farlo”, sottolinea Goati.

“L’Unione europea e Stati Uniti sono stati tolleranti verso il rifiuto della Serbia di imporre sanzioni alla Russia perché ci considerano come fattore di stabilità nella regione. Tuttavia, le ultime mosse da parte di Pristina dimostrano che la pazienza americana ed europea nei confronti della Serbia è in bilico”, sostiene Aleksandar Popov del Centro per il regionalismo, aggiungendo che il governo del Kosovo farà una mossa solo con il consenso e l’appoggio di Usa e UE.

(Blic, 24.10.2016)

http://www.blic.rs/vesti/politika/nema-vise-sedenja-na-dve-stolice-zapad-sprema-tri-zamke-za-srbiju/d74kwpv

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