La Serbia non rinuncia al carbone sebbene altri Paesi discutano sul modo di liberarsene

Mentre l’Europa sta già lavorando alla trasformazione dell’energia e sta valutando la chiusura delle centrali a carbone, la Serbia rimane sullo stesso “corridoio energetico”, cioè sulla produzione di energia derivante dal carbone.

Dalla centrale termica “Nikola Tesla” di Obrenovac, come detto dal Presidente della Serbia, arrivano “buone notizie”: i lavori per la ristrutturazione del blocco B1 con una capacità di 650 megawatt, dopo 40 anni, stanno per concludersi. Quando le caldaie di questo blocco verranno riaccese il 18 novembre, la Serbia non dovrà più prendere in prestito l’elettricità dalla Republika Srpska, perché, affermano le autorità, ce ne sarà per tutte le esigenze e anche “di più”.

Ben il 68% dell’elettricità proviene da carbone di qualità estremamente scadente. Sebbene l’Europa e il mondo si stiano muovendo per rendere il carbone un ricordo del passato, la Serbia non si arrende al carbone. Tuttavia, la Comunità economica dell’energia afferma nel rapporto per il 2020 che la Serbia si era impegnata a chiudere le centrali termoelettriche a carbone con questa tempistica: la Centrale termica Kolubara A3 nell’agosto 2021, la Centrale termica Morava nel giugno 2022 e la Centrale termica Kolubara A5 nel dicembre 2023.

Ci possono essere sanzioni dalla Comunità economica dell’energia per la Serbia se non adempie ai suoi obblighi? Il Presidente Vucic dice di non aver sentito di nessuno in Europa che sia stato punito. Gli esperti, però, avvertono che il futuro energetico non può essere basato sul carbone, e le merci provenienti da “industrie sporche” saranno tassate a parte.

Svet ide ka tome da ugalj postane prošlost, Srbija od njega – ne odustaje

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