La Serbia lavora in nero

La produzione di dolcetti, i lavori di imbiancatura, le riparazioni automobilistiche sono le tipologie di lavoro condotte perlopiù in nero.

Il problema è che coloro che dichiarano la propria attività subiscono tutti i controlli, mentre tutti gli altri non possono essere sanzionati, visto che “non esistono”. Per questo gli imprenditori si lamentano principalmente per la concorrenza sleale la quale, non subendo il peso di tasse e imposte, offre agli acquirenti merce e servizi a prezzi fino al 40% inferiori.

Alla Camera di commercio fanno sapere che l’economia sommersa arriva al 31% del totale, soffocando quella legale, la quale va avanti in condizioni molto difficili. “Le autorità competenti in materia hanno dichiarato che risolveranno il problema dell’economia sommersa entro i prossimi quattro anni; è però necessario farlo al più presto”, sostiene Miroslav Miladinovic, presidente dell’Associazione degli imprenditori della Camera di commercio. Dragoljub Rajic, presidente dell’Unione datori lavoro serba, ritiene che lo Stato non si stia impegnando sufficientemente per contrastare l’economia sommersa, per cui sono sempre di più coloro che abbandonano la legalità per iniziare a lavorare in nero: “E’ assurdo che in Serbia 975.000 persone lavorino legalmente, mentre nell’economia sommersa vi sono tra i 650.000 e il milione di addetti. Chi lavora legalmente combatte quotidianamente con la burocrazia; il sistema delle ispezioni non è a posto e la corruzione è grande”.

Il responsabile del dipartimento per i controlli generali del settore delle ispezioni commerciali, Goran Macura, dice che i suoi ispettori da inizio anno hanno presentato 600 esposti al tribunale per condotta irregolare, soprattutto nei confronti di artigiani, parrucchieri, fabbri, carrozzieri, meccanici e commercianti.

(Vecernje Novosti, 11.12.2013)

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