La Serbia dovrà occuparsi di decine di migliaia di profughi

L’adempimento degli impegni del piano d’azione di 17 punti per far fronte alla crisi dei profughi, adottato al summit di Bruxelles, rappresenta una nuova condizione, ovvero una nuova aspettativa verso la Serbia nel suo processo di integrazione europea, come riportato al quotidiano Danas da fonti diplomatiche addette all’aiuto alla Serbia sulla questione dei migranti. Ciò significa che la Serbia, a differenza dei precedenti sei mesi, non dovrà soltanto indirizzare i profughi ai confini con la Croazia e l’Ungheria, ma dovrà anche costruire e garantire degli alloggi per decine di migliaia di profughi che si tratterranno un tempo maggiore in Serbia.

Come viene riportato, non è verosimile aspettarsi che l’agenzia Frontex arrivi al confine tra Serbia e Croazia prima di febbraio, in quanto per l’organizzazione delle missioni servono alcuni mesi. Va ricordato che al summit di Bruxelles è stato concordato che Frontex avrebbe tenuto sotto controllo i varchi di frontiera e le registrazioni presso i cosiddetti “hotspot” tra Serbia e Croazia. Finché la missione non raggiungerà questo confine, la registrazione continuerà ad avvenire come adesso.

“I diciassette punti concordati a Bruxelles per la crisi dei migranti hanno abbastanza disturbato l’approccio della Serbia per quanto riguarda questa tematica. Queste conclusioni fanno sì che i migranti dovranno trattenersi in Serbia molto più a lungo”, affermano le fonti di Danas.

Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche, non sarà più possibile accompagnare i rifugiati al confine con la Croazia e l’Ungheria.

“Il rispetto di questi impegni si trasformerà in una aspettativa formale per un paese candidato prima di divenire finalmente membro dell’UE. Tuttavia, questo comporterà una nuova condizione e una nuova complicazione per la Serbia nel processo di integrazione europea”, affermano gli interlocutori di Danas.

Come affermano, questo è esattamente il contrario di quello che da quasi sei mesi racconta Aleksandar Vulin, ministro del lavoro e coordinatore del gruppo di lavoro per la soluzione del problema dei flussi migratori misti.”Dunque i diciassette punti valgono sì per tutti i 28 paesi membri, ma anche per i paesi candidati. Infatti, dai Balcani occidentali ci si aspetta che vengano allestiti degli alloggi (temporanei o per il lungo periodo) per circa 100 mila persone, dei quali molto probabilmente la maggior parte alloggerà in Serbia”, sottolinea la fonte.

Alla domanda quando sia realistico aspettarsi l’arrivo dell’agenzia Frontex, le fonti di Danas affermano che è una questione tuttora da definire.”Questo sarà molto complicato e molto lento. Sono necessari un paio di mesi per organizzare la missione. Non è realistico pensare che possa iniziare prima di febbraio, ovvero che tale missione sia operativa prima di quel termine”, conclude la fonte.

Il capo della delegazione UE in Serbia Michael Davenport ieri affermava che al summit di Bruxelles sono stati raggiunti risultati concreti circa la crisi dei migranti e ha salutato positivamente la prontezza del governo serbo nell’occuparsi seriamente di questo problema. “Penso sia buono ed importante il fatto che la Serbia abbia partecipato al summit di Bruxelles, che la voce della Serbia si faccia sentire a tali riunioni e che la Serbia offra il proprio contributo nella soluzione di tali problemi. Accogliamo positivamente le parole del primo ministro Aleksandar Vučić che ha detto che la Serbia è pronta ad accogliere un numero maggiore di profughi se ciò fosse necessario”, ha dichiarato Davenport ai giornalisti a Belgrado.

Alla domanda quale sia il ruolo concreto di Frontex, Davenport ha detto che non ci sono dettagli a riguardo, ma che sarà la Grecia ad essere sotto i riflettori.

“In questo momento la Grecia sarà sotto i riflettori di Frontex, come paese membro UE che deve occuparsi urgentemente di questo problema, ma evidentemente esiste la possibilità che Frontex possa collaborare anche con la Serbia”, ha dichiarato Davenport.

Alla domanda che l’Europa fa piccoli passi in quella che è una grossa crisi, Davenport ha risposto che solo attraverso sforzi congiunti si può creare qualcosa. Ha aggiunto che tutti i paesi d’Europa devono prepararsi ad una possibile nuova ondata di migranti in condizioni ancor più problematiche, considerato che sta arrivando l’inverno.

Per Davenport, è chiaro che paesi come la Serbia che si trovano sulla rotta dei migranti hanno un proprio carico di responsabilità ed un proprio ruolo nella soluzione di situazioni di crisi.

(Danas, 28.10.2015.)

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