La “Rio Tinto” costretta a risarcire per l’uso di elementi chimici dannosi

La società “Rio Tinto” ha risarcito alcuni abitanti intorno alla città di Loznica dopo che durante una ricerca sul suolo condotta dalla stessa società, delle acque sotterranee si sono riversate sui loro campi. Secondo BIRN, dei dati mostrano che l’acqua in questione conteneva un’elevata concentrazione di boro, sodio e altri elementi chimici.

Nel 2012, un residente di un paese vicino a Loznica aveva firmato un contratto di locazione di un terreno con la “Rio Tinto”, in modo che l’azienda potesse installare nelle sue proprietà dei piezometri, dispositivi che misurano il livello e la qualità delle acque sotterranee nei campi. Sei anni dopo, quando due pozzi esplorativi traboccarono il trifoglio smise di germogliare in una parte del terreno. L’anno successivo accadde una cosa simile.

“BIRN” sostiene di aver avuto accesso a due contratti dai quali risulta che la “Rio Tinto” si era impegnata a risarcire i danni causati dalle fuoriuscite sulle colture. L’azienda dice che negli ultimi 6 anni hanno firmato 15 contratti di risarcimento danni a 5 proprietari di terreni, per un totale di circa 230.000 dinari.

Secondo la stessa, “un totale di 125 piezometri sono stati installati per monitorare i livelli delle acque sotterranee e delle perdite sono avvenute su un piccolo numero di dispositivi”.

“BIRN” ha ottenuto i risultati dei test di laboratorio sulla qualità delle acque sotterranee fuoriuscite, i cui campioni sono stati prelevati a fine aprile 2021 dall’Istituto “Jaroslav Cerni” e dall’Istituto di sanità pubblica di Sabac, grazie all’insistenza della gente del posto.

I risultati mostrano che la concentrazione di boro su uno dei piezometri era di 574,72 mg/l (milligrammi per litro), e proprio a causa della perdita d’acqua da quel dispositivo, la “Rio Tinto” avrebbe pagato il risarcimento del danno durante il 2018-2019. Si afferma che la concentrazione massima consentita di boro nell’acqua potabile sarebbe di 1 mg/l, mentre nei fiumi arriverebbe anche a 2,5 mg/l.

“La pianta appassisce solo alla vista del boro”, afferma Milojko Lazic, professore nel Dipartimento di Idrologia presso la Facoltà di Scienze Minerarie e Geologia. Aggiunge che le alte concentrazioni di questo elemento chimico nelle acque sotterranee sono la causa dell’essiccazione del trifoglio e aggiunge che si tratta di “quantità astronomiche di boro”, che si trovano nelle “acque di miniere classiche”. Oltre al boro, anche il sodio ha una concentrazione maggiore di quella consentita, un altro elemento che ha un effetto dannoso sulle piante.

https://novaekonomija.rs/vesti-iz-zemlje/rio-tinto-platio-od%C5%A1tetu-zbog-izlivanja-podzemnih-voda-na-useve

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top