La protesta di sabato a Belgrado – “Tutti per uno – #1su5 milioni”

L’ultima protesta anti-governativa, annunciata come “la più grande finora”, si è tenuta questo sabato, davanti all’edificio dell’Assemblea nazionale serba, con migliaia di persone provenienti da tutti gli angoli della Serbia, venuti a Belgrado per unirsi ai manifestanti.

La manifestazione è stata annunciata un mese fa, dopo l’ultimatum di 30 giorni dato dall’opposizione serba al Presidente Alekandar Vucic e al Governo serbo per dimettersi o affrontare questa grande protesta.

Sabato, gli organizzatori della protesta hanno presentato le loro richieste che, se soddisfatte, porterebbero ad un dialogo con le autorità a cui i manifestanti hanno dichiarato di essere pronti.

Queste richieste includono la riformulazione di regole elettorali per essere più giuste, l’elezione di nuovi capi degli organi di regolamentazione per i media elettronici (REM) e del team tecnico ed editoriale presso le emittenti televisive statali – RTS e RTV.

In vista della manifestazione di sabato, l’opposizione Alleanza per la Serbia ha invitato i manifestanti a rimanere calmi e a non cedere alle eventuali provocazioni. L’Alleanza ha detto che non ha mai avuto intenzione di prendere d’assalto nessuna istituzione.

Il raduno è iniziato fuori dal palazzo del Parlamento nazionale, dove è stato installato un grande palcoscenico da cui personalità pubbliche e leader dell’opposizione hanno parlato alla folla. All’interno dell’edificio vi erano almeno un centinaio di agenti di polizia come protezione, insieme ad alcuni parlamentari del SNS.

L’ex giudice della Corte Suprema Zoran Ivosevic, ha accusato Vucic di essere un autocrate. “Lui è un mentore, un dirigente, un consulente, un educatore, un professore. Egli è tutto questo eppure (secondo la Costituzione) ha un’autorità molto limitata come presidente”, ha detto Ivosevic alla folla.

Ivosevic ha aggiunto che Vucic “guida sia la politica interna che quella estera, il che dovrebbe essere compito del Governo”, e che si comporta “come un sovrano, violando così la Costituzione”.

“Signor Presidente, Lei deve fare ciò che la gente le chiede durante le proteste libere – lei si deve dimettere per consentire alla Serbia di tornare alla sua Costituzione e al suo stato normale”, ha detto l’ex giudice.

Sergej Trifunovic, leader del Movimento dei cittadini liberi (PSG), ha affermato che i risultati di tali proteste si verficheranno in due o tre anni.

“Ciao, gente libera, serbi, rom, cattolici, musulmani, tifosi Stella Rossa e tifosi del Partizan, cittadini di Uzice, Cacak, Pirot e Leskovac, ciao a tutti voi che siete venuti per un pezzo della vostra libertà”.

Dopo i discorsi, i manifestanti hanno attraversato il centro della città e sono tornati sul palco davantti al Parlamento nazionale, dove alcuni leader dell’opposizione si sono rivolti a loro. Il capo del Movimento Dveri, Bosko Obradovic ha ringraziato le persone per essere venute e ha detto “nessuna resa, fino alla vittoria. Voi siete la normale Serbia, loro sono le anomalie della Serbia”, ha detto ai manifestanti.

“Il giorno della vittoria è vicino”, ha detto Vuk Jeremic, uno dei leader dell’Alleanza per la Serbia.

Il capo del Partito Democratico (DS), Zoran Lutovac, ha detto che “questo regime è basato sulla paura e sulle menzogne”, aggiungendo che la sinistra e la destra ora stanno insieme “perché la nostra casa sta andando a fuoco e noi siamo tutti vigili del fuoco”.

L’ex primo ministro della Serbia, Zoran Zivkovic, ha stimato che 35.000 persone si sono radunate a Belgrado per protestare, “il più grande raduno anti-governativo nella capitale dal 5 ottobre del 2000”, quando centinaia di migliaia di manifestanti si sono rivoltati contro il regime di Slobodan Milosevic.

“Quello che ci mancava allora è stato un 6 ottobre (la mancanza di lustrazione del precedente regime), e mi sento responsabile di ciò”, ha detto Zivkovic e ha chiesto alla folla un applauso per il defunto primo ministro Zoran Djindjic che è stato assassinato il 12 marzo del 2003, fuori dal suo ufficio.

L’ex presidente della Serbia Boris Tadic, pur essendo stato fischiato dalla folla, ha voluto parlare alla folla e detto che “una grande e pericolosa lotta è davanti a noi perché abbiamo un nemico pericoloso ed è importante stare insieme”.

Numerosi rapporti sostengono che le ditte di autobus privati che hanno accettato di portare i manifestanti a Belgrado in seguito hanno annullato l’accordo, spiegando che stavano ricevendo numerose telefonate e minacce di non offrire più alcun servizio a loro.

Nella città di Pancevo, circa 13 chilometri a nord di Belgrado, i trasporti pubblici sono stati bloccati “a causa della mancanza di carburante e del personale”, e i residenti hanno riferito che i tassisti si sono rifiutati di accompagnarli a Belgrado.

Altri rapporti riportano che la polizia ha tentato di ostacolare i manifestanti fermando le auto lugo la strada per Belgrado, cosa che il Ministero deli Affari Interni ha negato.

Photo credits: Tanjug / AP

https://www.krik.rs/protest-svi-kao-jedan-jedan-od-pet-miliona-u-beogradu/

https://www.danas.rs/politika/sta-se-sve-juce-desavalo-oko-protesta-svi-kao-jedan/

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