La parabola di Ana Brnabic

Ana Brnabic è stata un precedente per la Serbia. La prima Premier di sesso femminile della recente storia serba, una personalità apartitica e una persona gay dichiarata che ha causato un terremoto negli ambienti conservatori. Educata all’estero e orientata tecnocraticamente, Ana Brnabic all’inizio si comportava come se non fosse interessata alla politica dei partiti: con investimenti, tagli all’occupazione, avvio della Quarta Rivoluzione industriale ha rapidamente guadagnato la fiducia del settore IT e della community di startup. Dopo due anni e mezzo di governo è una persona diversa. C’è sempre meno tecnocrazia nel suo discorso e sempre più partitocrazia.

Nelle trasmissioni televisive appare come un soldato di partito senza opinioni personali, e di recente confrontandosi con il personaggio più controverso della scena politica serba, Vojislav Seselj, ha ammesso che è “sorpresa di essere sempre più d’accordo con lui”.

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Come è cambiata Ana Brnabic?

Prima di fare politica, la Brnabic ha lavorato nel settore non governativo, come esperta e direttrice del marketing e ha studiato economia aziendale. Nel 2016 si è proposta per la carica di Ministro dell’amministrazione statale e dell’amministrazione locale.

In questi anni ha assunto un ruolo sempre più aggressivo, criticando l’opposizione, che, a suo giudizio, è colpevole sia della (non) libertà dei media che della situazione in Kosovo. Spesso viene ridicolizzata in pubblico per apparizioni inutili che finiscono sui social network. Molte interviste sono fonte di gaffe politiche, non solo personali ma per tutto il Paese.

Tutti ricordano l’intervista rilasciata all’Agenzia Bloomberg in cui affermò che se fosse costretta a scegliere tra l’adesione all’Unione europea o legami più stretti con la Russia, la Serbia sceglierebbe la prima cosa, cosa che provocò un incidente diplomatico; la stessa dovette poi dare le trascrizioni di quell’intervista all’ex ambasciatore russo a Belgrado Alexander Chepurin per assicurargli che la dichiarazione era stata male interpretata. Che umiliazione!

Ancora peggio fece poi quando chiamò alcuni leader di Pristina “persone dei boschi”, alludendo a politici membri dell’UCK. Una disattenzione sufficiente che gli albanesi usarono per affermare che “i serbi pensano che gli albanesi siano persone che arrivano dai boschi” e avviare una beffarda “sfida” che derise Ana Brnabic e l’intera Serbia. Le spiegazioni anche in questo caso arrivarono troppo tardi.

Invece di fare affidamento sul famoso detto serbo “Il silenzio è d’oro”, Ana Brnabic dimostra ogni volta di avere tanto tempo libero, che trascorre principalmente su Twitter litigando con gli avversari politici.

https://www.blic.rs/vesti/politika/dasak-ucmalosti-kako-je-ana-brnabic-od-osvezenja-u-srpskoj-politici-postala-jos-jedan/kw0dzfr

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