La mafia del carbone inquina la Serbia

Il direttore della stazione di ricerca “Petnica”, Vigor Majić, sostiene che la mafia del carbone è la maggior responsabile dell’aumento esponenziale dell’inquinamento atmosferico in Serbia, perché vende residui minerari con una grande percentuale di argilla al posto del carbone. Majić afferma che si tratta di un argomento tabù di cui non si può parlare.

Lo stesso ricorda che l’inquinamento atmosferico è aumentato rapidamente negli ultimi 15 anni e spiega le ragioni di tale aumento.

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“Fino agli anni ’90 la vendita di lignite grezza era vietata. Era carbone industriale, non si poteva comprare per usarlo in casa. Quando è cessata la possibilità di importare carbone dalla Bosnia, è stata consentita la vendita di lignite grezza e c’è stato un forte aumento dell’inquinamento. Il balzo è avvenuto quattro o cinque anni fa, e a Belgrado un anno fa. C’è una mafia del carbone la quale scava sui residui minerari. Il “REIK” (Complesso industriale minerario ed energetico di Kolubara) consente che questi residui contenenti il ​​30-40% di argilla vengano venduti come carbone a basso costo”, afferma Majić.

L’esperto sottolinea che centinaia di migliaia di famiglie acquistano questo tipo di legna da ardere e che i comuni vicini a Lazarevac hanno iniziato a procurarsela a causa dei bassi costi di trasporto.

“Ecco perché c’è stato un balzo improvviso di PM10 a Valjevo, Lajkovac, Ub e Lazarevac. Quando la stessa mafia si è rivolta alla mafia che vendeva prima carbone alle aziende di Belgrado, l’anno scorso sul mercato della capitale si è verificato un grande balzo di questo materiale che non è carbone, ma contiene un’enorme quantità di argilla che è pesante, igroscopica e fa cadere a terra il fumo con tutto ciò che contiene invece di lasciarlo salire. È un argomento tabù, non se ne deve parlare. Non si parla di carbone, non si parla di lignite”, ha sottolineato il direttore della “Petnica”.

Il rapporto sullo stato della qualità dell’aria, pubblicato dall’Agenzia per la protezione ambientale, mostra che durante l’ultimo anno in 14 città della Serbia l’aria era eccessivamente inquinata, superando le concentrazioni di particelle sospese PM10 e PM2,5, che Ognjan Pantić, coordinatore del progetto “Energija, klima i životna sredina” chiama “assassini silenziosi che accorciano la vita”.

Proprio in questi giorni arrivano i primi allarmi sull’inquinamento atmosferico da tutte le parti del Paese, e le previsioni dicono che sarà così per tutto l’inverno.

Direktor Petnice o zagađenju: Truje nas ugljarska mafija

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