“La grande bellezza” vista da Belgrado

Il quotidiano B92 aveva pubbblicato un articolo, qui proposto in traduzione integrale, del giornalista Vladimir Skocajic, conosciuto per lo più per i suoi pezzi di critica musicale. L`autore dell`articolo, cogliendo il valore universale del personaggio di Jep, propone un parallelo tra Roma e Belgrado, mettendo in evidenza la superficialità dominante nella società moderna. Facendo riferimento ad alcune scene del film considerate particolarmente simboliche, Skocajic guarda al jet set protagonista delle notti belgradesi e ne mette in risalto lo stesso vuoto evidenziato dal film di Sorrentino. Così un mondo in cui solo le apparenze contano, in cui tra ingordigia ed eventi mondani privi di contenuti si svolge la vita di persone che non si interrogano mai sul senso della vita, due società così diverse come quella italiana e quella serba si ritrovano e si rispecchiano.

„La grande bellezza“ – una vera bellezza

Quali sono gli elementi che fanno del film che quest`anno ha vinto l`Oscar come miglior film straniero un vero capolavoro del moderno cinema europeo?

La vita dell`uomo moderno implica una lotta costante contro il tempo. Quando siete impegnati con il lavoro (o con la ricerca dello stesso), con i figli, i conti, gli svariati impegni familiari, è difficile che vi resti molto tempo per godere delle cose belle. I libri sempre più spesso vengono letti durante le vacanze, al posto di un album musicale si ascoltano canzoni, e al cinema si va sempre più di rado. Quando poi vi decidete a guardare un film nuovo, vi accorgete che la maggior parte dei film sono girati seguendo ricette simili – vi coinvolgono velocemente nella storia, vi tengono desta l`attenzione per 90 minuti, finiscono con un lieto fine e voi potete tranquillamente cominciare a prepararvi mentalmente per una nuova giornata di lavoro. Ci sono sempre meno persone che hanno tempo di pensare alle scene che si sussegono, e ancora di più sempre meno film, soprattutto quelli più di successo, che ci portano a usare il cervello. Esistono tuttavia alcune eccezioni, e „La grande bellezza“ è una delle più recenti e più luminose.

Dopo aver visto il film vi sarà difficile credere che il suo autore (regia e sceneggiatura), l` italiano Paolo Sorrentino, quando ha girato il film avesse solo 42 anni. La completezza e la serietà con le quali Paolo osserva le cose ci porta a pensare che debba avere per lo meno 10-15 anni in più. Sebbene sia l`autore di 6 film seri nei quali ha trattato temi come la politica, la corruzione, la criminalità, il razzismo e l`alienazione dell`uomo moderno, non aveva mai girato qualcosa di simile.

Il protagonista, il sessantacinquenne Jep (interpretato dal fantastico Toni Servillo, che è l`attore principale nella maggior parte dei film di Paolo), apparentemente si gode la vita. Appartiene all`alta società romana, organizza feste tutti i fine settimana, fa l`amore con belle donne, vive in una casa con un magnifico giardino nelle vicinanze del Colosseo. Jep è giornalista e scrittore, anche se ha scritto un unico libro in gioventù. Come dice lui stesso, la ricerca della grande bellezza gli ha impedito di scrivere un secondo romanzo. I suoi amici sono dei mondani, hanno lavori di successo, si vestono all`ultima moda e il sorriso non abbandona i loro visi. La loro vita è apparentemente perfetta. Tuttavia, solo apparentemente.

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Una scena del film

Con lo scorrere del film, attraverso lo sguardo di Jep sul mondo, Sorrentino ci spinge a grattare sulla superficie. Jep, nonostante le lacrime, non sembra poi così scosso dalla morte della donna che aveva amato in gioventù, ma l’essere venuto a conoscenza che lei aveva amato solo lui per tutta la vita, risveglia in Jep una profonda necessità di revisione che durerà fino ai titoli di coda. Intorno a lui muoino vecchi e giovani, e quelli che sono vivi, fanno finta di essere felici. Così il padre di una spogliarellista di mezza età da decenni sfoggia un sorriso amaro, il migliore amico di Jep prende la decisione di trasferirsi da Roma con la spiegazione che „questa città mi ha deluso“, e il suo entourage (non)abilmente nasconde le proprie vite infelici.

In modo particolare è significativa la scena in cui una rilassata conversazione tra amici si trasforma in una dolorosa lacerazione di maschere. Un`amica di Jep si vanta della propria vita ordinata, della famiglia perfetta e del lavoro stupendo. Con sorpresa di tutti Jep con noncuranza mette in risalto il suo autoinganno, essendo per altro consapevole di essere anche lui così. Un momento prima una sicura donna in carriera, e un momento dopo, zittita, abbandona il ricevimento. Completo e maturo.

 Quella sua maschera è la stessa che portano le persone che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Guardate „l`energia positiva“, il presunto marchio della vita notturna belgradese, le pagine della stampa rosa con i volti sorridenti del „jet set“ locale che partecipa alla promozione dei libri di giornaliste „di successo“ [N.d.T. Tra i best sellers più in voga in Serbia in questo periodo spiccano i libri scritti da giornaliste di grido come Vesna Dedic] e tutte quelle figone cittadine così piene di sé solo per il fatto che il bisnonno era di Dorcol [N.d.T. Il quartiere di Dorcol a Belgrado è tra i più antichi della città e tradizionalmente considerato quartiere cult]. Davvero pensate che siano tutte persone così di successo come sembrano? È più probabile che i più fortunati riescano a mantenere il dolore che portano sotto le maschere chiuso tra le 4 mura di casa, mentre le notizie di quelli che hanno maschere di qualità peggiore si trascinano per settimane nelle pagine della cronaca nera. Se siamo belli o brutti, ricchi o poveri, è meno importante del fatto che viviamo in un mondo crudele e avido che ha un sistema di valori distorto che perde di significato ogni giorno. Non è così solo a Belgrado o a Roma – è così ovunque.

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Un locale nel quartiere di Dorcol

La critica di Sorrentino alla superficialità e all`ingordigia è evidente nella scena della festa del botulino. In un locale che sembra più un elegante salone che uno studio medico, i pazienti aspettano la loro dose di giovinezza e bellezza. Il medico non è il medico ma l`“amico“ e le infermiere cissate presentano al paziente un misero conto di 700 euro per l`intervento. Non dubito per niente che l`atmosfera sia del tutto simile in qualche „fabbrica d’elite dei becchi d`anatra“ a Senjak, dove „quelli di successo“ aspettano il proprio turno dall`“amico“. Pianeta Terra, secondo decennio del ventunesimo secolo, un aspetto fisico „migliore“ si inietta e viene fatto come in catena di montaggio. Jep sta seduto e guarda attonito.

Personalmente il copione di Sorrentino mi ricorda un po` il film di Antonioni „La Notte“, anche se non esiste nessun testo su „La grande bellezza“ che non faccia riferimento al classico di Fellini „La Dolce Vita“. Accanto alle evidenti somiglianze tra i due film come il lustro e la miseria di Roma e l`atmosfera malinconica, Sorrentino stesso ha così spiegato in un`intervista: „Anche se non penso che il mio film si possa paragonare ad un capolavoro come „La Dolce Vita“, il loro contesto è in certa misura simile. Il classico di Fellini provava a capire il senso della vita in un mondo che cominciava a perdere di significato, mentre il mio film cerca di fare lo stesso, solo in un mondo che ha già perso di significato“.Tuttavia Sorrentino ammette di aver fatto volutamente riferimento al film di Fellini quando ha messo il cammeo di Fanny Ardant nella via romana Via Veneto, la stessa in cui è stato girato gran parte de „La Dolce Vita“.

„La grande bellezza“ è certamente un`ode a Roma, ma alla maniera di Sorrentino. A differenza per esempio degli ultimi film di Woody Allen nei quali le grandi città europee sembrano uscite da una cartolina e sono solo lo sfondo per l’azione, la storia di Sorrentino si svolge lontano dalla Piazza di Spagna e dalla confusione dei turisti. Difficilmente potrete credere che si tratti di una delle città più visitate del mondo, ma guardando il film vi verrà ancora più desiderio di andarci.

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Una vista di Roma

Così come la società snob romana è solo lo sfondo per la storia di Sorrentino, allo stesso modo la critica all’economia devastata dell’Italia durante il governo conservatore di Berlusconi è solo un accenno e frutto dei tempi in cui è girato il film (vediamo il fiasco simbolico dell`economia italiana quando Jep sta in piedi accanto alla Costa Concordia arenata). Innanzitutto l`accento è costantemente posto sulla revisone di Jep sulla propria vita.

 Dal punto audio-visivo il film è un vero spettacolo. La fotografia e la scenografia sono magistrali. Come le realizzazioni di Jean Pier Jeunet, è un vero peccato non guardare un film così al cinema. La musica è essenzialmente classica e pienamente in funzione delle immagini. Come per esempio la combinazione delle immagini e della melodia di „The Beatitudes“ del Kronos Quartet, spinge letteralmente il corpo a rabbrividire. La scena in cui si sente la fantastica canzone „Everything Trying“ di Damien Jurado, resta profondamente impressa nella memoria proprio grazie a questa canzone. Ascoltando le musiche eclettiche che Sorrentino ha scelto attentamente, ci rendiamo conto che oltre alla vista ha anche un udito estremamente acuto.

Questo film non è per tutti. Qualcuno lo troverà noioso, lento o pretenzioso, ma dopotutto non è una novità che la bellezza risieda nell`occhio dell`osservatore. Non c`è dubbio che il film di Sorrentino sia pieno di metafore, e che ci porti a pensare. Come abbiamo già concluso all`inizio, in questo tempo basato sulla velocità dell`istante sono sempre meno le persone che pensano ai film….o a qualunque altra cosa. „La Grande Bellezza“ ci spinge a fermarci un momento, a chiederci come funziona la vita intorno a noi e quanto ha senso il tempo che abbiamo trascorso in questo mondo. Qualcuno non ha voglia di fermarsi, e molto già sanno (o perlomeno pensano di sapere) le risposte a queste domande. Dubito che a questi ultimi il film di Sorrentino possa piacere.

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Una vista di Belgrado

Ci sono anche  quelli che davvero amano il film, ma o non lo capiscono o sono interessati solo alla forma.  E perchè no? Così come alcuni sono felici solo del fatto che il partner sia di bell`aspetto, allo stesso modo per molti è sufficiente l`estetica perfetta di Sorrentino. Del resto, capiscono proprio tutti gli album di Miles Davis, i quadri di Mark Rothko o le poesie di Charles Baudelaire? Una delle caratteristiche principali dell`arte è proprio il fatto che siamo noi a interpretarla, indipendentemente da ciò che pensava l`autore durante la creazione.

Sul lato dei gusti personali, „La grande bellezza“ è al contempo filosofia, poesia e Arte del Cinema con la lettera maiuscola. Questo è sì un film sulla transitorietà ma un po` paradossalmente non passerà tanto facilmente. Il suo valore principale risiede nel fatto che in modo poetico ma anche con minuta precisione illustra lo spirito dei tempi in cui viviamo. Quando tra cent`anni qualcuno vorrà farsi un`idea su come pensava l`uomo nel 2013, questo film gli sarà di grande aiuto. Ovviamente, alla condizione che allora il mondo esista ancora. Quanti film così conoscete nel cinema contemporaneo?

 

(L’articolo originale a firma di Vladimir Skocajic è stato pubblicato su B92 il 24.04.2014. Traduzione di Elena Grammatica)

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