La fine della globalizzazione? Perché la Serbia deve cambiare modello di crescita

Belgrado è stata, alla fine della scorsa settimana, il centro del pensiero economico mondiale ospitando il 21° Congresso Mondiale degli Economisti, che ha riunito circa 1.000 esperti provenienti da 80 Paesi, tra cui tre premi Nobel.

Ospite di Radio Belgrado 1, Jasna Atanasijević, docente di Economia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Novi Sad e membro della presidenza dell’Associazione degli Economisti della Serbia, ha analizzato i principali messaggi emersi da questo storico appuntamento, spiegando perché la Serbia debba modificare con urgenza il proprio modello di crescita economica.

Lo scontro tra due visioni: globalismo contro nazionalismo

I temi centrali del congresso hanno riguardato il futuro dell’ordine mondiale e il messaggio lanciato dai vertici dello Stato serbo durante la cerimonia inaugurale è stato chiaro: il Paese deve accelerare il proprio processo di trasformazione, perché i presupposti che hanno plasmato l’economia mondiale negli ultimi trent’anni stanno rapidamente venendo meno.

La professoressa Atanasijević spiega che i principali economisti del mondo hanno analizzato proprio queste contrapposizioni alla luce dei cambiamenti geopolitici. “Quanto discusso dagli economisti è sintetizzato perfettamente nel titolo stesso del congresso: il confronto tra diverse visioni del mondo – globalismo contro nazionalismo, multilateralismo contro bilateralismo e democrazia contro autocrazia. I nuovi equilibri politici nello scenario geopolitico si riflettono inevitabilmente sull’economia attraverso l’interruzione delle catene di approvvigionamento e l’aumento dei rischi energetici“, ha affermato Atanasijević.

Alla domanda su come gli economisti valutino le relazioni tra Cina e Stati Uniti e se la globalizzazione stia davvero giungendo al termine, la docente osserva che le opinioni sono differenti, ma che il rallentamento del processo è evidente fin dalla grande crisi finanziaria del 2008. “Economisti di primo piano, come Dani Rodrik, ritengono che una completa inversione della globalizzazione non sia possibile, poiché il mondo è profondamente interconnesso attraverso le catene globali di approvvigionamento. Tuttavia, di fatto, il commercio di beni avrà un ruolo sempre meno determinante nello sviluppo economico. L’industria manifatturiera perderà progressivamente peso nella competitività internazionale, mentre il settore dei servizi acquisirà un’importanza crescente“, ha dichiarato Atanasijević.

Intelligenza artificiale e nuove imposte climatiche

Oltre alla geopolitica, il dibattito si è concentrato su altri due grandi temi: il boom tecnologico e la transizione verde. L’avanzata dell’intelligenza artificiale pone nuove sfide alle quali le economie dovranno prepararsi con urgenza.

“L’intelligenza artificiale trasformerà il mercato del lavoro, il ruolo del lavoro nei processi produttivi e le competenze richieste in futuro. Al tempo stesso richiederà molta più energia e ingenti investimenti nei data center. Parallelamente assistiamo ai cambiamenti climatici, che vengono sempre più utilizzati come base per nuove politiche commerciali, come la carbon tax e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, i cui effetti iniziamo già a percepire“, ha spiegato Atanasijević.

Dove si colloca la Serbia: consumi e infrastrutture trainano il PIL, mentre il settore privato rallenta

Sebbene la Serbia continui a registrare una crescita economica soddisfacente, stimata quest’anno tra il 2,5 e il 3%, la struttura dell’economia sta cambiando sensibilmente. Se alcuni anni fa i principali motori dello sviluppo erano gli investimenti privati e le esportazioni, oggi la crescita si fonda soprattutto sui consumi e sulla spesa pubblica.

L’aumento degli stipendi nel settore pubblico e delle pensioni, unito alla situazione di forte tensione sul mercato del lavoro interno – dove le imprese sono costrette ad aumentare i salari per la difficoltà nel reperire manodopera – sostiene direttamente i consumi. Il secondo pilastro della crescita è rappresentato dai massicci investimenti pubblici in infrastrutture.

“La crescita economica è oggi fortemente influenzata, da un lato, dall’espansione dei consumi e, dall’altro, dall’intensa realizzazione di grandi progetti pubblici. Ovunque si costruiscono strade e ponti. Si tratta certamente di opere necessarie, ma se parallelamente si perde competitività e mancano gli investimenti privati, questo può trasformarsi in un problema. Sarebbe opportuno predisporre fin d’ora una strategia specifica per il settore privato“, ha affermato Atanasijević.

Il settore IT tradizionale rischia di diventare una vittima dell’intelligenza artificiale

Per garantire una stabilità economica di lungo periodo e creare attività ad alto valore aggiunto, la Serbia ha bisogno di una politica industriale lungimirante, in linea con le tendenze globali. Ciò richiede anche una rapida trasformazione dei suoi punti di forza, a partire dal settore informatico.

“Abbiamo puntato sulle tecnologie dell’informazione e questa scelta ha prodotto risultati straordinari dal 2015, grazie all’eccellente formazione ingegneristica del Paese. Tuttavia, il settore IT tradizionale sta gradualmente diventando una vittima dell’intelligenza artificiale, che sta sostituendo molte attività svolte dai programmatori. Dobbiamo riflettere su come orientare la componente più creativa di questo grande capitale umano verso lo sviluppo di nuovi prodotti basati sulle competenze di cui già disponiamo“, ha dichiarato Atanasijević.

Un modello di crescita da ripensare: specializzazione e certezza del diritto

Attualmente la Serbia investe in ricerca e sviluppo meno dell’1% del PIL, mentre la media dell’Unione europea si aggira intorno al 2%, un livello che, secondo gli esperti, rimane comunque insufficiente. La professoressa Atanasijević sottolinea che una piccola economia deve fare leva sulle proprie risorse e specializzarsi nei settori in cui possiede vantaggi comparati: agroalimentare, macchinari, tecnologie dell’informazione e industrie creative.

“Se si producono soltanto beni a basso valore aggiunto, se ci si limita a estrarre minerali da esportare o a fabbricare pneumatici, non si può aspirare allo stesso livello di prosperità che deriva dalla vendita della conoscenza. Forse non dovremmo affidarci esclusivamente alle capacità nazionali, ma attrarre strategicamente partner in grado di aiutarci a sviluppare prodotti fondati sulle nuove tecnologie. Oltre alle competenze, sono fondamentali un contesto imprenditoriale favorevole e un quadro giuridico che garantisca certezza del diritto. Senza libertà di pensiero, di comunicazione e di sviluppo e tutela delle idee, non può esistere creatività economica“, ha affermato Atanasijević.

Il paradosso del sistema finanziario: utili record delle banche e fuga verso il mercato immobiliare

Tra i principali problemi strutturali che ostacolano lo sviluppo di un’economia nazionale innovativa e delle start-up, la docente individua l’insufficiente sviluppo dell’intero sistema finanziario, nonostante la solidità del settore bancario.

“Il settore bancario è fortemente regolamentato e negli ultimi anni ha registrato profitti record. Tuttavia, gli altri segmenti del sistema finanziario sono praticamente inesistenti. Non disponiamo di un vero mercato dei capitali e non abbiamo molte opportunità per investire il risparmio, motivo per cui così tante risorse confluiscono nel settore immobiliare. Lasciare il denaro in banca non conviene, a causa dei bassi tassi d’interesse. Inoltre, per effetto della rigida regolamentazione, le banche evitano di assumersi rischi elevati, rendendo estremamente difficile finanziare nuove idee imprenditoriali e start-up, da cui potrebbero nascere nuove fonti di valore“, ha spiegato Atanasijević.

Il ruolo dell’economia come scienza e la necessità di superare l’eredità socialista

Riassumendo le conclusioni del congresso, la professoressa ha sottolineato il ruolo fondamentale della scienza economica nell’elaborazione delle strategie di sviluppo, osservando al tempo stesso che il mondo accademico serbo continua a risentire dell’eredità del passato.

L’economia contemporanea si fonda sempre più su dati quantitativi e metodi rigorosi, come confermato anche dal congresso.

“La maggior parte delle relazioni presentate era basata su modelli matematici. L’economia utilizza ampiamente il linguaggio della matematica per rappresentare la realtà in modo generale e successivamente verifica, attraverso i dati empirici, se tali modelli descrivano correttamente i fenomeni osservati e quali indicazioni offrano. Questo approccio ci consente di analizzare la realtà in modo coerente e critico. Il valore di incontri come questo risiede proprio nello scambio diretto di idee e nei suggerimenti su come migliorare continuamente i modelli“, ha affermato Atanasijević.

Come evitare la trappola del reddito medio

Tra i messaggi più importanti emersi dal congresso, la docente richiama le conclusioni del panel della Banca Asiatica di Sviluppo, che possono essere applicate direttamente anche alla pianificazione del futuro economico della Serbia.

“Se vogliamo che la nostra società trovi una posizione solida nello scenario internazionale, dobbiamo riflettere seriamente sullo sviluppo economico. Non si tratta di decisioni che si prendono da un giorno all’altro, ma di un processo che richiede un confronto collettivo e una pianificazione di lungo periodo. Durante il panel della Banca Asiatica di Sviluppo abbiamo ascoltato le esperienze di Paesi che sono riusciti a uscire dalla cosiddetta trappola del reddito medio e di altri che invece non ci sono riusciti. Il messaggio principale è chiaro: ciò che conta davvero sono una strategia ben definita e un obiettivo preciso“, ha concluso Jasna Atanasijević, docente di Economia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Novi Sad e membro della presidenza dell’Associazione degli Economisti della Serbia, nel programma U središtu pažnje di Radio Belgrado 1.

(RTS, 01.07.2026)
https://www.rts.rs/lat/vesti/ekonomija/5985212/ekonomija-rast-srednja-razvijenonst-zamka-srbija-bdp-privatni-sektor-.html

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