La crisi ha decimato gli investimenti

La crescita incoraggiante degli investimenti diretti esteri in Serbia nella seconda metà del 2015 ha fatto totalizzare circa 1,5 miliardi di euro complessivi nel 2015.

I dati del 2015 indicano che il dato si sta finalmente muovendo verso l’alto, con gli investimenti diretti esteri che hanno raggiunto la cifra di 1,5 miliardi di euro, 300 milioni  in  più rispetto al 2014. Tuttavia questi numeri son ben distanti da quelli pre-crisi. Il calo del livello complessivo di investimenti, intesi come nazionali ed esteri, privati e statali, è stato nei giorni scorsi evidenziato dal rapporto della Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo sui paesi in transizione. Secondo tale rapporto alla Serbia ogni anno mancano investimenti pari al 3% del PIL, ovvero circa un miliardo di euro.

Non solo la Serbia ha questo deficit di investimenti, ma il rapporto evidenzia che è il paese dove a causa della crisi gli investimenti si sono maggiormente contratti. Infatti tra il 2009 e il 2013 il livello degli investimenti in Serbia è calato del 7%, mentre in Ucraina Moldova e nei paesi caucasici il calo è stato del 6,5% in Europa centrale e centro-meridionale del 3,5% e in Russia del 2%.

La BERS evidenzia come vi è stato un significativo rallentamento degli investimenti pubblici, a livello locale e statale, investimenti assolutamente necessari per una crescita a lungo termine e che dunque i tempi di questi investimenti devono essere accellerati. Secondo l’istituzione finanziaria gli investimenti nella rete di trasporto possono essere il principale fattore di avviamento della crescita perché essi hanno un impatto diretto sugli investimenti esteri e sul commercio internazionale.

Anche gli esperti naturali mettono in guardia sugli effetti della caduta degli investimenti pubblici. Pavle Petrovic, presidente del Consiglio Fiscale, nel corso del tradizionale simposio di dicembre alla Facoltà di Economia, ha evidenziato come gli investimenti in rapporto al PIL hanno subito il maggior calo dal 2008 in avanti. Secondo i dati presentati da Petrovic il calo degli investimenti in termini reali è stato pari al 25%, principale causa della stagnazione. Senza forti investimenti non è possibile una crescita forte e duratura e l’incremento del 2015 è stato un punto di svolta.

Milojko Arsic, professore alla Facoltà di economia a Belgrado, evidenzia che la BERS è giunta a determinare il valore del 3% di mancati investimenti in Serbia attraverso la comparazione del dato nazionale, pari al 19% del PIL, con la media dei paesi dell’Europa centro-orientale, che è pari al 22% del PIL: “Dobbiamo incrementare il livello complessivo degli investimenti a un livello maggiore di questo, perché anche gli investimenti in questi paesi sono calati a seguito della crisi. Infatti, nel periodo 1995-2008 la medi adegli investimenti nell’area era pari al 25% del PIL: questa è la percentuale cui dovremmo aspirare. Lo Stato dovrebbe incrementare gli investimenti dell’1,5% e lo stesso gli imprenditori grazie al miglioramento dell’ambiente d’affari. Per quanto riguarda gli investimenti privati reagiscono meglio gli stranieri perché hanno più risorse”, afferma Arsic, il quale ricorda che lo stato serbo ha investito in media il 2% del PIL in meno rispetto ai paesi dell’Europa centro-orientale mentre gli investimenti privati hanno registrato un differenziale minori, pari all’un percento. Secondo Arsic lo Stato può influenzare la crescita complessiva degli investimenti passando dal 2,5% al 4-5% di investimenti pubblici e creando le condizioni affinché gli investimenti privati arrivino al 20% del PIL.

Nella seconda metà del 2015 il ritmo degli investimenti esteri è significativamente cresciuto grazie alle riforme a costo zero implementate dal governo per migliorare l’ambiente d’affari e Arsic ritiene che gli effetti si vedranno anche negli anni a seguire.

Di certo per Arsic gli investimenti sulla rete stradale e ferroviaria comporteranno un miglioramento del PIl a breve granzie all’incremento della domanda ma anche la massimizzazione di una crescita di lungo termine. Comunque la chiave della crescita economica è l’incremento degli investimenti privati e Arsic ricorda che gli investitori richiedono stabilità macroeconomica, buone infrastrutture, istituzioni sane e un forte settore finanziario. Vari studi tuttavia dimostrano che per la qualità delle istituzioni la Serbia appartiene alla fascia bassa della graduatoria europea. Da anni si ripete che la tutela della proprietà privata è debole, l’indipendenza dei giudici bassa, i livelli di corruzione alti e l’economia è appesantita da regolamenti complicati, poco chiari e non necessari.

(Politika, 15.02.2016)

 

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