La Commissione Europea elogia la Serbia

Nel rapporto annuale viene lodato il percorso di riforme intrapreso e viene prospettato l’inizio dei negoziati di adesione al più tardi per gennaio 2014.

Per la Commissione, “il 2013 è stato un anno storico nel percorso della Serbia verso la UE”; tra gli aspetti positivi, vengono nominati  l’accordo con il Kosovo e viene valutato che “la Serbia soddisfa sufficientemente i criteri politici”; d’altra parte, viene rilevata la necessità di proseguire con le riforme anche in settori importanti come la Giustizia, la politica anticorruzione, l’indipendenza delle istituzioni, la libertà di stampa, la lotta alla discriminazione, la difesa delle minoranze e le condizioni di lavoro.

Riguardo alla Giustizia, pur riconoscendo il pieno contributo che il Paese dà al tribunale internazionale dell’Aja e gli sforzi fatti per combattere la corruzione anche ai massimi livelli, la Commissione fa sapere che le decisioni prese in questi campi e quelle riguardanti l’indipendenza di alcune istituzioni, “saranno un test per verificare il desiderio della Serbia di andare avanti”.

Una “grande attenzione” va riservata anche alla libertà dei mezzi di informazione, per i quali si pongono le questioni dei finanziamenti e del controllo dello Stato; l’indipendenza di un’altra istituzione fondamentale, la Banca centrale, è “in buona parte realizzata”. Anche per quanto riguarda la difesa delle minoranze, in particolare dei Rom, sono stati compiuti passi avanti, ma viene rimarcata la discriminazione legata all’orientamento sessuale: l’annullamento (per il terzo anno consecutivo) della “Marcia dell’orgoglio” per motivi di sicurezza viene vista come “un’occasione persa per mostrare il rispetto dei diritti fondamentali”.

La Commissione europea sottolinea che “la Serbia ha fatto progressi nella creazione di un’economia di mercato operativa”, per cui è sulla strada per soddisfare i criteri economici per aderire all’Unione. D’altra parte, viene osservato che è necessario compiere sforzi significativi nella ristrutturazione dell’economia, in modo da affrontare nel medio termine le pressioni concorrenziali e le forze di mercato interne all’Unione. Nonostante un calo dell’economia dell’1,7% registrato lo scorso anno, l’aumento delle esportazioni hanno permesso al Paese di reggere la situazione; un altro aspetto positivo è dato dalla nuova riorganizzazione della aziende pubbliche. Per un effettivo miglioramento della situazione economica, però, viene sottolineato che sono decisivi lo sviluppo di un settore privato concorrenziale e, soprattutto, la lotta alla corruzione e all’economia sommersa.

(Beta, 16.10.2013)

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