Kostic: aiuterò le imprese pubbliche in ristrutturazione

Miodrag Kostic,  proprietario del Gruppo MK, ha accettato l’invito del primo ministro Vucic ad aiutare la gestione di un’impresa pubblica in ristrutturazione che produce grosse perdite. Si parla di un’impresa con oltre 5.000 dipendenti e con un faturato di centinaia di milioni di euro.

In un’intervista al prossimo numero del settimanale NIN, l’imprenditore ha dichiarato di aver accettato l’offerta di Vucic ma che non potrà essere amministratore delegato dell’impresa pubblica ma solo membro del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza. “Non sarò amministratore delegato di un’impresa statale. Già da vent’anni non ricopro alcuna mansione operativa in MK group e mi dedico a creare la visione dell’impresa. In questo senso intendo aiutare un’impresa in ristrutturazione, per esempio nella scelta del management e nella definizione delle strategie”

.L’azianda affidata agli indirizzi di Kostic sarà di dimensioni adeguate: “Se già gestisco un gruppo da 700 milioni di euro di fatturato e 5.000 dipendenti non mi si può affidare una realtà in perdita da 200 dipendenti”, ha specificato Kostic.

In merito alla decisione del tycoon Milan Beko di impegnarsi nella gestione operativa delle “Ferrovie di Serbia”, Kostic ha affermato che crede che essa sia una scelta eccellente e che arriveranno buoni risultati. Rispetto al fatto che Beko deve allo Stato serbo sei milioni di tasse non pagate, che vi è una causa tra le parti relativa al Porto di Belgrado e che i dirigenti pubblici dovrebbero essere scelti per legge tramite concorso, Kostic ha dichiarato che ognuno dovrebbe pagare le tasse e che si tratta di una questione a parte ma in ogni caso le capacità manageriali di Beko sono innegabili. “Sarei felice se ci fossero 10 persone con le capacità di Beko. Ma non ci sono”.

Alla domanda su quali dovrebbero essere i criteri di responsabilità per i manager che gestiscono le imprese pubbliche senza ottenere risultati e se essi dovrebbero rispondere con le loro proprietà alle eventuali perdite, Kostic ha detto che non ha garantito con i loro beni coloro che negli anni scorsi hanno rilevato imprese pubbliche e le hanno portate al disastro, coinvolgendo in esso lo Stato e i dipendenti. “Non compreremo queste imprese, che in molti casi non hanno più capitale. Non c’è più niente da perdere, solo da guadagnare. Vediamo cosa potremo fare in qualche anno e poi si cambierà”.

Sul fatto che Vucic in campagna elettorale ha attaccato i tycoons serbi e oggi li coinvolge nella gestione delle imprese pubbliche, Kostic ha sottolineato che si assumono nuove responsabilità quando si guida il paese e ci si rende conto delle relazioni e delle capacità reali. “Fare opposizione e guidare un paese sono cose differenti. Non è la prima volta che la gente cambia idea e solo le pietre non cambiano. Perché non dovremmo avere il diritto a cambiare le nostre idee?”.

Sul fatto che vi sarà il quarto ministro dell’economia in quattro anni, Kostic ha detto che Zeljko Sertic è una buona scelta e l’essere presidente della Camera di Commercio della Serbia gli ha permesso di conoscere le condizioni reali delle imprese. Per Kostic vi sono tre grandi problemi economici: la disoccupazione di massa, condizioni finanziarie inadeguate, e un pubblico impiego molto ridondante.

Per Kostic l’economia serba si aspetta sostegno soprattutto attraverso l’emissione primaria di moneta, poiché la stampa di moneta favorirebbe la produzione, le esportazioni e la crescita del PIL. 

Sulla sua supposta vicinanza al Partito del Progresso Serbo (SNS), Kostic ha dichiarato che in quanto titolare di una grande impresa deve avere buone relazioni con il primo ministro e il presidente della Repubblica. “Non frequento Vucic in privato ma lo sostengo assolutamente nelle sue dichiarazionie  enelle sue azioni”.

Commentando i destini del Partito Democratico, di cui negli anni Novanta è stato dirigente, Kostic ha detto che gli dispiace e per le attuali condizioni del partito non sa se attribuirle di più a Boris Tadic o a Dragan Djilas. “Per me in ogni caso Boris Tadic ha dato un contributo positivo mentre Djilas è riuscito a distruggere il partito. Djilas è il passato e non rientrerà più in politica ma l’errore di Boris è stato quello di non capire per tempo le cose e consentire a un tale uomo di raggiungere i vertici del partito”.

(RTS, 27.08.2014)

 

 

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