Kosovo-Serbia: lo stallo del dialogo a Bruxelles

Il secondo round di colloqui tra i rappresentanti politici di Serbia e Kosovo a Bruxelles si sarebbe risolto in un fallimento, e, in particolare, dopo la riunione, i partecipanti hanno omesso di fornire dettagli su quanto è stato detto.

Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, l’incontro tra il Presidente e il Primo Ministro del Kosovo, Hashim Thaci e Isa Mustafa, e le loro controparti serbe, Tomislav Nikolic e Aleksandar Vucic, non è riuscito a ottenere nulla.

Il Deutsche Welle ha riportato infatti le parole di una propria fonte diplomatica, secondo cui “l’incontro è andato terribilmente male e non ha prodotto risultati”.

Tuttavia, l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, si è dimostrata più ottimista, affermando di essere stata incoraggiata dall’impegno costruttivo che entrambe le parti avrebbero dimostrato: “tutti i partecipanti hanno riconfermato il loro pieno impegno a lavorare insieme nel quadro del dialogo mediato dall’UE”.

Le reazioni ai colloqui in Kosovo

Mentre la delegazione del Kosovo non ha voluto commentare gli ultimi colloqui, politici dell’opposizione hanno ribadito la convinzione secondo cui i negoziati con la Serbia non sarebbero dovuti cominciare e andrebbero fermati.

“Questi incontri saranno terribili, sapendo che la Serbia avanza richieste ogni volta di più. Noi crediamo che né il processo di dialogo, né l’integrazione dei serbi kosovari e la normalizzazione delle relazioni con la Serbia, possano assicurare la fiducia a politici anti-nazionalista come Thaci e Mustafa”, ha dichiarato a BIRN Driton Caushi, deputato del partito di opposizione Vetevendosje. Secondo Caushi la cosa peggiore è che il Kosovo abbia espresso la disponibilità a continuare un processo che dalla sua fase iniziale è parso diseguale e ingiusto.

L’analista politico Imer Mushkolaj, di Pristina, ha confermato che questo periodo di dialogo è stato chiaramente difficile per entrambe le parti: “naturalmente, i colloqui non saranno facili, considerando che temi caldi devono ancora essere discussi, come risarcimenti di guerra, persone scomparse, la restituzione dei fondi pensione e la possibilità che la Serbia riconosca l’indipendenza del Kosovo”.

Mushkolaj ha aggiunto che, in futuro, probabilmente i colloqui a Bruxelles proseguiranno a livello presidenziale, se Vucic divenisse capo di stato in Serbia: “la percezione è che il Primo Ministro Aleksandar Vucic vincerà le elezioni presidenziali in Serbia e poi il dialogo continuerà tra lui e Thaci a livello di presidenti”.

Le reazioni in Serbia 

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa serba Tanjug ieri, il Presidente serbo Nikolic, informando gli ambasciatori di Russia, Cina e Stati Uniti nel corso di riunioni separate sull’esito dei colloqui a Bruxelles, ha sostenuto che il comportamento della delegazione del Kosovo non è stato funzionale al “raggiungere un accordo”.

Nel frattempo, Vucic ha convocato d’urgenza una riunione con i sindaci delle città a maggioranza serba nel Kosovo settentrionale, con il dichiarato intento di riportare la calma. Esprimendo la sua preoccupazione il Premier ha sottolineato che sebbene “non tutto dipende dalla Serbia”, “è compito della Serbia fare di tutto per preservare la pace”.

Tensioni a Mitrovica

Le tensioni tra Serbia e Kosovo si sono esacerbate in seguito all’episodio del treno Belgrado-Mitrovica, e dopo che il Kosovo ha minacciato di demolire un muro eretto dai serbi nella città divisa di Mitrovica. Secondo quanto riportava EuroNews nel dicembre dello scorso anno “le autorità del Kosovo hanno ordinato la demolizione di un muro situato a Kosovska-Mitrovica, città a maggioranza serba. Per i serbo-kosovari serve a evitare una frana. Per il Parlamento di Pristina, invece, è una provocazione, perché sorge proprio al limite fra i quartieri albanofoni e quelli a maggioranza serba”.

Nel frattempo, nei pressi del ponte sul fiume Ibar che divide etnicamente la città di Mitrovica, i serbi si sono riuniti per protestare contro la demolizione annunciata del muro. I manifestanti hanno riferito a Tanjug di avere “paura a causa di tutto ciò che è accaduto nei giorni scorsi in relazione alla demolizione del muro vicino al ponte”.

Inoltre, alimentando le tensioni, il leader del Partito radicale serbo di estrema destra, Vojislav Seselj, ha affermato che gli albanesi del Kosovo starebbero progettando un raid armato contro i quattro comuni nel Kosovo settentrionale abitati dai serbi, durante o dopo la visita in Kosovo del Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg: “i serbi del nord del Kosovo devono essere pronti ad un attacco armato improvviso e la Serbia deve fare tutto quanto in suo potere per proteggerli”.

Cala la fiducia nell’UE

Un nuovo studio pubblicato dal Centro kosovaro per gli studi sulla sicurezza, “Tendenze della percezione sulla politica del Kosovo e il dialogo con la Serbia”, ha dimostrato che molti kosovari non ripongono più fiducia nel dialogo mediato dall’UE.

Secondo questa ricerca, la metà degli intervistati ha dichiarato che il dialogo non sarebbe riuscito a raggiungere l’obiettivo di normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia.

Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, ma la Serbia non ha mai acconsentito a riconoscere la statualità della sua ex provincia. Tuttavia, poiché entrambi i paesi aspirano ad aderire all’UE, hanno preso parte ai colloqui mediati dall’Unione per “normalizzare” i loro rapporti.

(BalkanInsight, 02.02.2017)

Autori: Die Morina, Maja Zivanovic

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