Obrad Kesic: con Trump nuove possibilità per la Serbia

L’analista politico Obrad Kesic, da Washington, parla del clima rovente seguente la vittoria elettorale di Donald Trump, della sua futura cooperazione con Mosca e del nuovo scenario per i Balcani.

“E’ importante riconoscere che la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali rappresenta un momento particolarmente importante per la politica estera degli Stati Uniti e del mondo che credevamo di aver compreso. Ora, dobbiamo riconsiderare tutto perché il mondo può cambiare molto rapidamente. Nei prossimi dieci mesi o dodici mesi, gli Stati Uniti potrebbero rapidamente mutare il proprio particolare atteggiamento nei confronti della Russia, il che aprirebbe nuove opportunità per la Serbia e per la Repubblica serba di Bosnia”.

Intervistato da Vecernje Novosti, Kesic definisce “tesa” l’atmosfera nella capitale americana. Le élite sono in stato di shock, i media sono in stato di shock, i cosiddetti esperti sono in stato di shock, aggiunge. Tuttavia, è la maggioranza del popolo americano a non essere in stato di shock. La gente comune di origine serba e i repubblicani erano assolutamente sicuri della vittoria di Trump.

Gli stati dell’Ohio e della Pennsylvania si sono rivelati cruciali per la vittoria di Donald Trump e sono proprio questi gli stati nei quali risiede la maggior parte dei serbi emigrati negli USA. Che tipo di atmosfera si respira nella loro comunità?

La nostra gente erano assolutamente certa di stare votando per il prossimo presidente degli Stati Uniti e tutti sono rimasti svegli fino prime ore del mattino per seguire l’andamento dello spoglio. La comunità serba qui è piuttosto affiatata e a causa dell’immagine negativa attribuita a Hillary e Bill Clinton, oltre il 90% di loro ha votato per Donald Trump, compresi i democratici. Alcuni democratici si sono rifiutati di votare per Trump, ma in ogni caso non hanno concesso la loro preferenza alla Clinton. Solo il 5% dei serbi in USA ha votato per Hillary.

Ritiene che una fiducia di tale portata in Trump si possa tradurre in aspettative realistiche circa un miglioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Serbia?

Tre indicatori molto forti puntano in quella direzione. Il primo è che Rudy Giuliani, che conosce molto bene la Serbia e ha una buona opinione del primo ministro serbo, interpreterà un ruolo di primo piano nella gestione di Trump. L’unica cosa che potrebbe gettare una piccola ombra è la sua recente apparizione alla Fondazione Clinton che l’amministrazione di Trump è irremovibile ad indagare tramite il Dipartimento di Giustizia. Il secondo indicatore è il fatto ben noto che la maggior parte dei serbi in America ha votato per Trump e anche i media statunitensi hanno dato notizia di questo dato. Ultimo indicatore, ma non meno importante: i più stretti collaboratori di Trump in politica estera, come l’ambasciatore John Bolton, si sono espressi in modo molto critico riguardo l’aggressività della politica degli Stati Uniti nel condizionare la Serbia e la Repubblica serba di Bosnia. Il Generale Michael Flynn, il quale verrà insignito di un alto incarico politico, è uno dei più grandi critici dell’inutile ingerenza americana nelle guerre balcaniche. Quindi, ci sono persone nell’amministrazione Trump che non sono ossessionate dal pensiero dalla guerra, o dal distinguere tra buoni e cattivi, ma sono maggiormente interessati a difendere gli interessi americani. Hanno analizzato la traiettoria del coinvolgimento americano nelle guerre civili e lo schierarsi dell’America talvolta dalla parte sbagliata.

Ti aspetti cambiamenti per quanto riguarda la questione del Kosovo?

I serbi si sono schierati contro Hillary Clinton con il medesimo zelo con cui albanesi e bosniaci l’hanno sostenuta. Questo costituirà sicuramente un ostacolo nello sviluppo futuro delle relazioni tra Sarajevo, Tirana e Pristina da una parte, e Washington, dall’altra. C’è una lista di persone che hanno lavorato contro Trump, che lo hanno criticano e insultato. Questa lista si estende al resto del mondo e comprende persone come i sindaci di Londra e Parigi, l’ex presidente del Messico, e il Primo Ministro albanese Edi Rama che ha definito Trump “un pazzo”.

Questo significa che anche l’atteggiamento nei confronti della Repubblica serba di Bosnia potrebbe cambiare?

Ci sono indicazioni che c’è molto più comprensione nei confronti della Repubblica di Serbia e che colloqui seri sono in corso per condurre la Bosnia-Erzegovina fuori dalla crisi. Abbiamo anche suggerito la chiusura dell’ufficio dell’Alto rappresentante, che è una delle forze chiave trainanti alla base della crisi.

Lo slogan di Obama era ispirato ai cambiamenti, e a quanto pare, Trump ne sta apportando. Lei è d’accordo?

La gente è frustrata. Il numero di persone che non cercano più lavoro è aumentato con l’affievolirsi della speranza. Al termine del suo secondo mandato, l’1% dei ricchi in America ha incrementato la propria ricchezza, quindi è evidente che Obama ha fallito nel mantenere la promessa di una più equa distribuzione della ricchezza. L’America ha registrato la crescita economica più lenta dalla seconda guerra mondiale, mentre i lavori meglio retribuiti sono affidati ad altri paesi. Questa frustrazione è la chiave per comprendere come la gente ha deciso di votare: per il cambiamento e contro Hillary.

Perché il supporto, anche finanziario, che Hillary Clinton ha ricevuto dalle celebrità ed élite della società non è stato sufficiente a portarla alla vittoria?

Tra tutti i Clinton sono stati la più grande spina nel fianco repubblicano. I Clinton sono stati in politica da 30 anni, si sono arricchiti per questo, vantandosi di non dover avviare affari per guadagnare soldi. Questo ha molto infastidito l’elettorato. Bill Clinton è il più ricco ex presidente nella storia moderna della Stati Uniti, mentre Hillary appare fredda, calcolatrice e priva di carisma.

Le idee di Trump hanno causato un caos nel mondo reale, perché ora tutto sta per essere capovolto.

In realtà non si dovrebbero prendere sul serio le dichiarazioni spontanee di Trump sulle armi nucleari, sulla rottura dell’accordo con l’Iran, e sulle deportazioni. Si è corretto abbastanza rapidamente. Tuttavia, cose che ha ribadito più volte durante la sua campagna devono essere prese sul serio. Ha promesso tre cose: una completa normalizzazione delle relazioni con la Russia e la costruzione di una partnership con Mosca per quanto riguarda le questioni relative al Medio Oriente e alla Siria, le relazioni con la Cina e la politica verso l’Europa; il riesame dell’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della NATO, sinora intoccabile, tenendo presente che gli Stati Uniti sono stati delusi a lungo dagli alleati a causa dei loro bilanci inadeguati per la difesa; nuovi accordi commerciali da stipulare con le regioni di tutto il mondo.

Anche se annuncia una svolta nelle relazioni americano-russo, Trump è molto critico nei confronti della UE.

L’Europa non rientra nella lista delle priorità di Trump quando si tratta di politica estera. Egli vede l’Europa come un “paziente malato del mondo occidentale” a causa dei migranti, dei problemi economici, del confronto con la Russia, del sostegno alla guerra in Siria, e dell’abbattimento del governo in Libia che, secondo Trump, ha provocato la crescente minaccia dell’Islam radicale. Se gli inglesi e i tedeschi erano a svolgessero il ruolo principale nel definire i criteri per quanto riguarda i rapporti tra America e Russia, questo potrebbe ulteriormente minare quei rapporti e causare il confronto con la nuova amministrazione statunitense. Tuttavia, se l’Europa giocasse bene le sue carte, potrebbe trovare il proprio interesse nel miglioramento delle relazioni tra Washington e Mosca.

Ma Trump gode di un qualche tipo di sostegno dietro le quinte in modo da osare simili audaci mosse?

Trump ha dimostrato una determinazione eccezionale nella costruzione di una migliore relazione con i russi. Non ho mai visto un candidato alla presidenza degli Stati Uniti così coraggioso in politica estera. Quando un uomo ha così tanto coraggio, o è completamente ingenuo o non deve niente al sistema. Resta il fatto che il nuovo presidente degli Stati Uniti non ha mai avuto una funzione politica e, quindi, non deve niente al sistema.

Può realizzare tutto ciò che ha previsto senza il sostegno del sistema cui lei fa riferimento?

Oltre il 70% dei veterani degli Stati Uniti hanno manifestato il loro sostegno per Trump. Il Pentagono lo sostiene perché l’esercito degli Stati Uniti, coinvolto in conflitti armati in tutto il mondo dal 2001, sta attraversando una fase di crisi. C’è il desiderio di mettere finalmente fine a tutte queste guerre. I comandanti militari hanno testimoniato al Congresso che non sono in grado di impegnarsi in due guerre contro due grandi eserciti al tempo stesso. Per come funzionano i servizi di intelligence, in genere sono sempre strettamente connessi all’esercito. Tuttavia, vi è una spaccatura all’interno dell’intelligenza degli Stati Uniti anche perché è lì che i Clinton hanno costruito il proprio sistema, in particolare nel Dipartimento di Stato.

Pensi che Trump farà un grande “pulizia” ora?

I collaboratori di Trump hanno compilato un elenco di nemici, ma Trump se stesso ha due problemi: sta per essere nominato presidente, anche se, numericamente parlando, le persone hanno un opinione più negativa che positiva di lui, un quarto dei suoi elettori stesso non gli sono affezionati e quindi dovrà fare i conti con l’enorme sfida di diventare un’autorità ed essere efficiente. Il secondo problema risiede nel Congresso dove avrà a che fare con il suo stesso partito. Il primo test sarà la conferma di Paul Ryan a presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Se Trumps lo sostenesse, ciò significherebbe che è stato compromesso dal sistema. Se lui non lo facesse, questo comporterebbe entrare in collisione con il proprio partito, con risultati incerti.

Una delle principali obiezioni a Trump è che lui è imprevedibile e, in quanto tale, inadeguato a ricoprire il ruolo di comandante in capo dell’esercito e responsabile della ‘valigetta nucleare’?

Un uomo non può spontaneamente decidere di utilizzare le armi nucleari. Esistono procedure a controllo dell’intero sistema. Questo non vuol dire che non possa usare armi nucleari meno pericolose. Alcuni analisti militari dicono che tale possibilità potrebbe fungere da serio avvertimento per i terroristi.

SERBI CON TRUMP

Secondo alcune voci potrebbero esserci due americani di origine serba nella squadra di Trump. I due non sono noti al grande pubblico, ma abbastanza noti per le persone che ne hanno seguito da vicino la carriera: si tratta di individui che hanno sostenuto la candidatura di Trump e hanno ottime relazioni con il partito repubblicano. Per almeno uno dei due la prospettiva di una posizione di rilievo nella nuova amministrazione è abbastanza concreta.

(Vecernje Novosti, 13.11.2016)

http://www.novosti.rs/vesti/naslovna/politika/aktuelno.289.html:634724-Obrad-Kesic-Americki-zaokret-prema-Rusiji-je-sansa-za-Srbiju

 

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