Juncker: Balcani occidentali non aderiranno presto alla UE

L’Unione europea è in buona forma, e questo è in parte merito di Jean-Claude Juncker, secondo… Jean-Claude Juncker.

Il Presidente della Commissione europea, una delle poche persone rimaste nella Commissione questa settimana prima di partire per una pausa estiva, ha affermato, nel corso di un’intervista rilasciata a POLITICO che, nonostante un anno impegnativo, l’Unione è in grado di affrontare ogni problema, tra cui la Brexit e Donald Trump.

“Non c’è davvero niente di cui lamentarsi”, ha esordito Juncker, nel suo ufficio al 13° piano della sede della Commissione Berlaymont. Con le recenti cifre che mostrano la crescita economica ed il calo della disoccupazione, e con il diminuire dei disavanzi di bilancio dei paesi membri, “ci sono dei miglioramenti da segnalare rispetto ad un anno fa” e questo “non dipende dal mio stato d’animo, ma dai fatti”.

Quanto merito per questo viene riconosciuto alla Commissione? Dovrebbe essere considerevole, secondo Juncker, ma in realtà è “relativamente piccolo”, aggiungendo di essere “troppo vecchio, troppo esperto” per essere disturbato dalle capitali nazionali che si arrogano il merito, lamentandosi di Bruxelles. Si tratta di un modello ricorso anche nei colloqui sulla Brexit, e Junker disse di avere ragione di credere che quello sarebbe stato il caso. Ma la Brexit, disse, non sarà più fastidiosa di un mal di testa. “La gente diventerà sempre più consapevole della densità dei problemi su base giornaliera, senza essere in grado di fornire una risposta coerente a questi problemi”. Ma Juncker ha mostrato poco sostegno all’idea che il processo della Brexit possa essere invertito, a colloqui iniziati.

L'”ipotesi di lavoro” della Commissione è che la Brexit avverrà, alla fine. “Non vado lontano quanto il Primo Ministro maltese [Joseph Muscat] che non ha escluso che non ci sarà la Brexit”, ha dichiarato Juncker. “La mia ipotesi lavorativa è che vi si arriverà”.

Parlando in tedesco nel tardo pomeriggio di martedì, Juncker ha ripetuto quello che è diventato un mantra per i leader dell’Unione europea: che i colloqui per la Brexit sono in buone mani con Michel Barnier, capo negoziatore del blocco. Questo significa che Juncker trascorre solo “il tempo necessario” sulla Brexit, senza specificare un tempo, ha dichiarato; il suo capo staff, Martin Selmayr, a maggio, dichiarò che il capo della Commissione non avrebbe dedicato più di mezz’ora a settimana alle trattative per la Brexit. Invece, ha spiegato Juncker, si è concentrato sull’ “agenda positiva dell’Unione europea”, come “la crescita economica e gli investimenti, migrazione e sicurezza, lo sviluppo di una politica di difesa comune, e il rafforzamento dei rapporti commerciali con Giappone, Canada e America Latina”.

Juncker vs. Trump

Il Presidente della Commissione non ha riserve nel parlare di Donald Trump, affermando di aver già “spiegato” al Presidente Usa che “deve smettere di volere che altri imitino gli inglesi” abbandonando il blocco.

Junker non ha mostrato stima per il modo disorganizzato in cui Trump sovrintende alla Casa Bianca. “È sorprendente”, ha dichiarato Juncker nel commentare i recenti eventi a Washington, culminati nel benservito di Anthony Scaramucci come direttore della comunicazione dopo soli 10 giorni nel ruolo.

“Siamo meglio organizzati dell’amministrazione Trump. Ciò è perché se ci sono difficoltà interne, queste difficoltà vengono risolte in una conversazione diretta invece che con i licenziamenti”, ha valutato Juncker, notando di non aver alcun motivo di licenziare nessuno.

Se l’UE crollasse, come ha affermato Trump, “i Balcani occidentali perderebbero la prospettiva europea”, ha puntualizzato Juncker nell’intervista.

“Non sono favorevole ad una adesione a breve termine dei Balcani occidentali”, ha dichiarato Juncker. “Ma se viene meno la prospettiva europea, allora sperimenteremo ancora quello che abbiamo sperimentato negli anni ’90. A questo proposito, la stabilità della composizione dell’Unione europea è una condizione preliminare perché i Balcani non siano nuovamente in guerra. Spero che Trump l’abbia capito”. Ha aggiunto che Trump non ha ripetuto recentemente il suo invito ad altri membri dell’UE a lasciare il blocco.

Juncker ha spiegato che il percorso da quando è entrato in carica nel 2014 lo ha aiutato a far fronte all’arrivo di Trump e della decisione dell’UK di uscire dall’Unione.

“Se la Commissione non avesse assicurato che la Grecia non fosse espulsa dalla zona euro nel 2015, l’equilibrio sarebbe meno buono. A quel tempo, ho combattuto duramente per la stabilità dell’eurogruppo, in particolare per la Grecia [contro i desideri del ministro tedesco della finanza Wolfgang Schäuble]. Se non l’avessi fatto, la zona euro sarebbe decaduta”.

Vicini difficili

Juncker ha riconosciuto che l’Europa si trova a fronteggiare problemi anche con la Polonia e l’Ungheria, che hanno rifiutato di accettare i rifugiati nell’ambito del regime di trasferimento dell’UE e sono sottoposti a critiche da Bruxelles per una presunta violazione dello stato di diritto. Ha adottato una linea più dura con Varsavia, che sarà “più sola dopo Brexit”, che con Budapest.

A proposito delle differenza tra la leadership polacca e il Primo Ministro dell’Ungheria Viktor Orbán, Juncker ha dichiarato: “Ho un rapporto curato con Orbán. Parliamo regolarmente, lo vedo regolarmente, anche se non è sempre reso pubblico, perché penso di non voler perdere l’Ungheria”. Non ha lo stesso impegno con la Polonia, né lo ha neanche menzionato.

Sul tema dei “vicini rumorosi”, Juncker ha dichiarato che i colloqui per l’allargamento con la Turchia non dovrebbero essere fermati, almeno sulla carta. Ciò è in contrasto con la linea adottata dal Parlamento europeo e dal governo austriaco, che hanno chiesto di porre fine ai colloqui, in una fase di stallo, sulla scia della repressione esercitata del Presidente Recep Tayyip Erdoğan sugli avversari.

“La Turchia è nostra vicina, non possiamo semplicemente lasciarla scivolare nell’oblio. Non sono favorevole alla conclusione dei colloqui di adesione con la Turchia, che è una richiesta del Parlamento europeo. Ma il fatto è che la Turchia sta allontanandosi dall’obbligo di diventare membro dell’Unione europea quasi ogni minuto. Non è l’Unione europea che si unisce alla Turchia, ma è la Turchia ad aderire all’Unione Europea”.

Letture estive

Juncker andrà presto in vacanza, in Austria. Porterà con sè i libri del vincitore del premio Nobel, lo scrittore turco Orhan Pamuk (“difficile da leggere”) e un thriller “che parla di Trump, Clinton, Bush. E dal momento che li conosco, se non considererò le loro descrizioni accurate, invierò una lettera all’autore”. Nella lista delle letture estive c’è anche “1913: l’anno prima della tempesta”, di Florian Illies, che Juncker ha già letto raccomandato “ai giovani qui in Commissione”. È un libro che descrive la situazione nel 1913, in uno stato d’animo di tranquillità in tutta Europa. Poi scoppiò la guerra. “Non riesco a liberarmi del pensiero che possa accadere di nuovo. Ma poiché c’è l’Unione europea, non è necessario che si ripeta”.

(Politico, b92, 08.03.2017)

http://www.b92.net/eng/news/world.php?yyyy=2017&mm=08&dd=03&nav_id=101983

Jean-Claude Juncker, upbeat and ready for a fight

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