Jovan Palalic: “Una stretta collaborazione tra Italia e Serbia è di reciproco interesse, in Unione europea e nei Balcani”

intervista di Biagio Carrano 

Punto di riferimento in politica del conservatorismo in Serbia, intellettuale poliglotta, grande amico della Francia, della Russia e dell’Italia, il deputato Jovan Palalic è costantemente impegnato a costruire relazioni internazionali e a proporre riflessioni storiche e geopolitiche da un punto di vista centrato su tutela delle identità nazionali e dei valori tradizionali.

In questa intervista con il Serbian Monitor analizza la nuova fase dei rapporti tra Italia e Serbia nello scenario internazionale attuale alla luce dell’agenda conservatrice. 

Il Governo Meloni ha individuato nei Balcani occidentali, e in particolare nella Serbia, un’area strategica per il rafforzamento degli interessi geopolitici italiani. Quali sono le aree di reciproco interesse geopolitico che possono essere sviluppate da Italia e Serbia?

Sicuramente, con la formazione del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, stiamo assistendo a un cambiamento significativo della politica italiana verso i Balcani. Ne siamo lieti, perché crediamo che l’Italia, in quanto partner strategico di molti Paesi balcanici, possa svolgere un ruolo importante in questa complicata regione, dove le grandi potenze lottano per il dominio o l’influenza. I vantaggi dell’Italia sono che, oltre alla sua presenza secolare e alla buona conoscenza delle condizioni dei Balcani, affronta ogni questione e problema in modo equilibrato, sforzandosi di comprendere i problemi in tutta la loro complessità e di trovare compromessi attraverso un dialogo in cui tutti vincono. Dato che la Serbia è il Paese più grande della regione e che ha un accordo di partenariato strategico con l’Italia, ci sono numerosi punti di cooperazione e di sovrapposizione di interessi. La partnership con la Serbia può dare all’Italia spazio sufficiente non solo per una maggiore penetrazione economica nella regione, ma anche per un coinvolgimento più attivo nelle complesse questioni politiche e di sicurezza in Kosovo e Bosnia-Erzegovina e nell’iniziativa Balcani Aperti, con un approccio diverso rispetto alle altre potenze coinvolte negli eventi regionali.

Questa attitudine può certamente dare nuovo peso alla sua voce a livello europeo, considerando l’importanza dei Balcani per la sicurezza del continente. La Serbia, oltre a trarre un importante beneficio economico dal nuovo attivismo regionale dell’Italia, otterrebbe una voce amica nei forum internazionali, che può influenzare l’allentamento delle pressioni a cui siamo esposti, con una presentazione più obiettiva della nostra posizione che Roma, con la sua influenza internazionale, è in grado di fare.

Al Business and Science Forum tra Italia e Serbia tenutosi a marzo a Belgrado seguirà un’edizione a Trieste, all’inizio del 2024. Sulla base dei suoi contatti con il mondo imprenditoriale e politico serbo, quali aspetti della collaborazione economica e scientifica vorrebbe vedere affrontati?

Il Forum scientifico e imprenditoriale Italia-Serbia, tenutosi a Belgrado nel marzo di quest’anno, ha confermato con forza che il nuovo orientamento della politica balcanica del Governo di Giorgia Meloni non è solo “sulla carta”, ma implica azioni più concrete. Ciò che è particolarmente incoraggiante e fa ben sperare per il futuro delle nostre relazioni economiche è l’emergere di nuove aree di cooperazione. In un mondo che cambia così rapidamente e che impone un nuovo impegno sia allo Stato che alle imprese per mantenere la loro competitività, l’introduzione della scienza, della digitalizzazione e delle alte tecnologie come nuovi temi conferisce alla nostra cooperazione un enorme potenziale di sviluppo. Anche l’agricoltura viene vista attraverso questa nuova lente dell’alta tecnologia, per garantire non solo una maggiore produttività, ma anche la qualità e, soprattutto, un prodotto sano.

L’importanza di questo Forum per il miglioramento delle nostre relazioni è dimostrata dalla presenza non solo di un numero significativo di aziende, ma anche dei capi di governo di entrambi i Paesi. Non c’è dubbio che il Forum, che si terrà l’anno prossimo a Trieste, sarà una nuova occasione per valorizzare il Forum di Belgrado sotto l’aspetto della concretizzazione delle sue conclusioni, ma anche della nascita di nuove aree della nostra cooperazione economica.

Lei è storicamente impegnato a migliorare le relazioni politiche e intergovernative tra Italia e Serbia, in particolare con alcune regioni italiane come il Veneto e la Lombardia, le due regioni che hanno realizzato alcuni degli investimenti italiani di maggior successo in Serbia. Avendo superato il mero costo del lavoro come unico fattore di attrattiva per gli investimenti in Serbia, quali opportunità vede oggi per le aziende italiane in Serbia?

Con il Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana

Il mio impegno nel promuovere le relazioni tra la Serbia e l’Italia da quasi un decennio è partito dalla Lombardia e dal Veneto, come ha giustamente notato. Ora si è esteso a molte altre regioni e alla cooperazione a livello nazionale, ma non nascondo il mio legame con la Lombardia e il Veneto, da cui proviene la maggior parte dei miei amici italiani. Quanto queste due regioni siano fondamentali per la Serbia lo dimostra anche il fatto che il presidente di Confindustria Serbia, Patrizio Dei Tos, sia veneto. 

Durante l’ultima visita in Lombardia e Piemonte, a Milano e Torino, nel giugno di quest’anno, abbiamo discusso le possibilità di espandere la cooperazione nelle nuove tecnologie, a partire dall’agritech fino alle nuove startup, e di migliorare i rapporti con i nostri parchi scientifici e tecnologici. Sono certo che la Serbia abbia gli esperti più preparati in questi settori in questa parte d’Europa, che possono portare nuova qualità alle aziende italiane. Il forte sviluppo di questi settori e la qualità dei nostri esperti sono stati ripetutamente confermati dalle istituzioni internazionali competenti. Il nostro governo investe molto in questi settori e fornisce forti incentivi finanziari, riconoscendo giustamente la loro importanza per il futuro del nostro Paese. Tutto ciò crea enormi opportunità di investimento per le aziende italiane che basano la loro produzione e il loro sviluppo proprio su questo livello superiore di sviluppo, di forza lavoro e di semplici operazioni manuali nel processo di lavoro.

Siamo inoltre in attesa di un’importante visita del Presidente della Camera dei Deputati italiana, Lorenzo Fontana, anch’egli veneto, con il quale ho avuto modo di discutere più volte dei rapporti tra i nostri Paesi e della situazione europea.

Con il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana lo scorso giugno.

La visita del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, prevista per il prossimo autunno, favorirà il rafforzamento delle relazioni tra la Serbia e una delle regioni più ricche d’Europa. Quali sono le aspettative sue e della leadership serba da questa visita?

Ho parlato con il Presidente della Lombardia e mio amico, Attilio Fontana, a giugno a Milano. Abbiamo parlato, tra l’altro, della possibilità di una sua visita in Serbia. Ha accettato il nostro invito e i preparativi per la visita sono in corso. Non potrò mai sottolineare abbastanza l’importanza della Lombardia non solo nel quadro italiano, ma anche in quello europeo. È una delle regioni più sviluppate d’Europa, guidata con successo da Attilio Fontana, al secondo mandato. La Serbia può imparare molto dalle esperienze di una regione così sviluppata, ma anche stabilire una partnership economica che contribuirà al nostro maggiore sviluppo, soprattutto in alcuni settori importanti. Abbiamo parlato di cooperazione nel settore dei macchinari metallici, del sistema sanitario, delle innovazioni in agricoltura, della gestione dei rifiuti, delle tecnologie verdi, della cooperazione scientifica… Il fatto che i rappresentanti di Assolombarda verranno, come membri della delegazione lombarda, crea una forte possibilità per la nostra Camera di Commercio di ampliare le proprie esperienze e apre prospettive di contatto delle nostre imprese con i membri di una delle più importanti associazioni europee.

Se diamo uno sguardo alla scena politica serba di oggi, è difficile identificare la sinistra, distinguerla dalla destra, e notare diverse gradazioni e modalità di conservatorismo, tradizionalismo, nazionalismo e persino sciovinismo. Cosa significa per lei essere conservatore nell’Europa di oggi e in particolare nei Balcani occidentali?

Mi sembra che in Europa siano in corso processi che indicano cambiamenti di umore nell’elettorato di un numero significativo di Paesi. Si tratta ovviamente di una crescente disillusione nei confronti delle élite di sinistra-liberali che da anni gestiscono le società europee e l’amministrazione di Bruxelles. La crisi economica del 2008 ha certamente innescato questi processi, seguita dalla crisi dei migranti del 2015, dall’epidemia di COVID e ora dalla crisi economica ed energetica dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Il tenore di vita dei cittadini, che si è drasticamente ridotto, e lo sviluppo economico complessivo sono stati messi in discussione, con l’Europa in ritardo tecnologico e di innovazione rispetto ad altri centri di potere, la perdita di una serie di mercati a causa delle sanzioni, la completa dipendenza dall’America per la sicurezza e dall’Asia per l’energia, il tutto accompagnato da una serie di problemi di identità dovuti alle migrazioni di massa.

Jovan Palalic nel corso di un dibattito alla Conservative Political Action Conferenze che il 4 e 5 maggio 2023 a Budapest ha riunito i principali esponenti di decine di partiti conservatori del continente.

Nell’affrontare queste sfide, da un lato, è necessario rivolgersi alle solide fondamenta e ai valori che nel corso della storia hanno dato alle società stabilità e identità, e dall’altro, rivolgersi al futuro sotto forma di potenziamento della competitività attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, l’innalzamento del livello di istruzione e la reindustrializzazione in settori strategici. Dobbiamo rafforzare la responsabilità, l’imprenditorialità e l’indipendenza, invece di aspettarci passivamente che lo Stato risolva tutto, perché questa è l’unica garanzia non solo delle libertà personali, ma anche della sopravvivenza di individui, famiglie e nazioni. Quando si parla di stabilire la sovranità e la sicurezza della popolazione, che ha comprensibilmente i suoi limiti in un mondo molto connesso, l’attenzione deve essere certamente rivolta alla produzione di cibo, energia e alla conservazione delle risorse naturali. La riaffermazione dell’importanza della famiglia e dei valori familiari è di grande importanza nella situazione di crisi demografica e di spopolamento e dovrebbe essere certamente al centro dell’interesse. Oggi ogni valore e identità è relativizzato e gli individui stanno diventando sempre meno liberi e più dipendenti dalle istituzioni statali, dai media e dalle reti sociali.

È necessaria una nuova conquista della libertà, sia interna che sociale.

Una politica conservatrice negli ambiti sopra delineati può essere la risposta al crescente declino delle società europee e dell’Europa in generale.

Belgrado e Novi Sad si stanno avviando a diventare città multietniche. Accanto al massiccio afflusso di emigranti dalla Russia, c’è un flusso crescente di immigrati dai Paesi dell’Asia meridionale e dall’Africa. Secondo lei, cosa spinge sempre più persone a scegliere di vivere in Serbia e quali sono i rischi e le opportunità di questo fenomeno?

Le motivazioni che spingono russi, asiatici e africani a venire in Serbia sono certamente diverse. A causa della guerra in Ucraina, un numero significativo di russi (alcuni dicono fino a 200.000) è venuto in Serbia principalmente per continuare la propria attività, che è stata fortemente colpita dalle sanzioni contro la Russia e resa complicata nel loro Paese. Si tratta di persone altamente istruite, professionali e relativamente giovani che hanno portato una nuova qualità con le loro conoscenze ed esperienze. Per quanto riguarda i migranti provenienti dall’Asia e dall’Africa, possiamo certamente vedere due tipi e due motivi per venire in Serbia. Un gran numero di migranti è di passaggio in Serbia per raggiungere l’Europa occidentale, alla ricerca di un nuovo inizio di vita. Altri sono venuti per stabilire un rapporto di lavoro qui o sono stati assunti da aziende che già operano in Serbia. A causa della carenza di manodopera in alcuni settori, gli asiatici hanno riconosciuto l’opportunità di lavorare in Serbia, soprattutto nell’edilizia e nei trasporti. La Serbia segue con attenzione i processi di arrivo degli stranieri. Di recente abbiamo approvato una serie di leggi importanti sulla posizione degli stranieri e sul loro impiego, in modo da poterli integrare nella nostra economia con la qualità e la forza lavoro che attualmente ci manca. La questione viene affrontata in modo strategico e con cautela per quanto riguarda la sicurezza e la legalità del soggiorno dei migranti o del loro passaggio in Serbia.

In un mondo sempre più diviso in blocchi, dove il dialogo passa in secondo piano ed è sempre più difficile da avere, quale potrebbe essere la posizione realistica della Serbia? Fino a che punto l’orientamento multipolare che caratterizza la politica estera serba può trovare ancora uno spazio adeguato?

La Serbia sta attraversando il processo di adesione all’Europa. La nostra politica statale non è stata cambiata dai governi dopo i cambiamenti democratici del 2000. Tuttavia, questa politica e, in generale, la posizione verso l’adesione all’UE sono sempre più messe in discussione dalla popolazione. Questo processo va avanti da troppo tempo, senza una volontà visibile da parte di Bruxelles di concederci l’adesione in tempi prevedibili. Senza entrare nei dettagli delle relazioni Serbia-UE, è importante capire la percezione che i cittadini serbi hanno di questo processo. Per loro l’integrazione europea è un processo lungo, accompagnato da numerose condizioni che la Serbia deve soddisfare, soprattutto per quanto riguarda il Kosovo.

In queste circostanze e nei rapporti con Bruxelles, la Serbia deve pensare alla propria sopravvivenza e al proprio sviluppo, per questo ha sviluppato relazioni con diversi altri Paesi. Non possiamo fermare la nostra vita e rischiare di rimanere indietro in attesa dell’adesione all’UE.

Credo che la maggioranza dei cittadini ritenga che il cammino verso l’UE debba continuare, ma che dobbiamo risolvere altre questioni, soprattutto economiche, cercando nuovi partner e mercati, anche in Asia e in Africa.

È completamente sbagliato pensare che sia possibile per qualsiasi governo in Serbia concentrarsi esclusivamente sulla cooperazione con l’Occidente. Chiunque capisca i nostri cittadini sa che questa non può essere un’unica opzione. In questo senso, la Serbia si sta costruendo una posizione di ponte di cooperazione tra l’Occidente e l’Oriente Se si osserva lo sviluppo di Belgrado, si nota l’incontro di aziende e tecnologie provenienti da tutto il mondo, che hanno sviluppato a partire dalla Serbia un naturale luogo di dialogo. In quanto crocevia di trasporti stradali, ferroviari, aerei e fluviali, la Serbia sviluppa naturalmente una posizione di Stato sovrano e indipendente che svolge un ruolo di connettore.

 

Jovan Palalić è al suo sesto mandato come Deputato al Parlamento della Serbia e presidente del gruppo interparlamentare di amicizia di Serbia e Italia. Segretario generale del Partito popolare serbo (Srpska Narodna Partija), è stato presidente della commissione per la giustizia e l’amministrazione del Parlamento serbo, nonché membro della delegazione parlamentare serba presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, che raggruppa Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirgizistan e Tagikistan e di cui la Serbia è paese osservatore dal 2013.

In Serbia scrive su Politika, Novi Standard, Nova Srpska Politicka Misao (Nuovo Pensiero Politico Serbo). Suoi interventi sono apparsi in molte testate italiane quali: Il Giornale, Libero, La Verità, Tempi, Agenzia Stampa Italia, Notizie Geopolitiche, Faro di Roma.

This post is also available in: English

Share this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

scroll to top