Jankovic: “In Serbia la tortura rimane impunita”

Sasa Jankovic, difensore civico, sostiene che non esiste un’adeguata prevenzione e che l’opinione pubblica ha un atteggiamento “immaturo” nei confronti della tortura e dei maltrattamenti.

In occasione della tavola rotonda dal titolo “Prevenzione e punizione per la tortura” tenutasi a Belgrado, Jankovic ha ricordato che, nonostante in ottobre la Corte Costituzionale abbia per la prima volta sentenziato che la tortura in carcere dev’essere perseguita, pur in presenza di numerose testimonianze i responsabili non sono stati puniti. Jankovic, e con lui la Vicepresidente della Corte Costituzionale Marija Draskic, ha detto che la tortura dev’essere sanzionata indipendentemente dalla colpa del detenuto. Jankovic ha portato l’esempio di nove detenuti albanesi che hanno presentato denuncia per esser stati torturati in carcere: alla richiesta di chiarimenti da parte del difensore civico, la polizia ha risposto che i nove si sono intenzionalmente e da soli procurati le ferite sbattendo la testa contro la porta e contro il muro. Jankovic ha dichiarato che le indagini sui casi di tortura sono una nota dolente: dovrebbero essere veloci e approfondite, il che non accade; chi commette abusi in questo senso, inoltre, non dovrebbe poter godere dell’amnistia.

Parlando della mancanza di adeguati meccanismi di prevenzione, il difensore civico ha ricordato che la Serbia è uno dei pochi paesi che non ha stabilito un sistema di aiuti per chi ha subito traumi per aver partecipato alla guerra; Jankovic si è chiesto quanti suicidi e omicidi si sarebbero potuti evitare con un sistema di prevenzione di questo tipo.

(Beta, 06.12.2013)

sasa jankovic

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