Sindacati: gli investitori esteri non rispettano i diritti dei lavoratori

Impossibilità di avere una pausa, e assenza di aria condizionata, vessazioni dei superiori verso i dipendenti, divieto di organizzazione sindacale: sono solo alcune delle condizioni che gli i datori di lavoro, e gli investitori esteri in Serbia, impongono per ottenere una forza-lavoro a basso costo. 

Lo Stato ha attratto “gli investitori esteri”, concedendo sia sovvenzioni che arrivano anche a 10.000 per ogni dipendente, che terreni per costruire le fabbriche. Il quotidiano “Danas” negli ultimi due mesi sta indagando sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche aperte da investitori esteri, ma nessun riscontro finora si è avuto da parte del Ministero del lavoro. Il dubbio che viene sollevato è se lo Stato debba proteggere gli investitori che non investono neanche un dinaro nell’occupazione oppure se debba proteggere i lavoratori e cittadini. 

Stando a quanto affermano i rappresentanti di alcuni alcuni sindacati, la possibilità di adottare un approccio diverso è dimostrata dall’esistenza di alcuni esempi positivi, come quelli delle aziende tedesche, tra i quali Swarovski, Bosch, Leoni.  Proprio alla Leoni è sorto il Sindacato Indipendenza, che conta 900 membri e la cui esistenza non è mai stata messa in questione.

“Alla Leoni c’è una scatola dove i dipendenti possono mettere sue osservazioni. In caso di rifiuto di un osservazione i lavoratori ricevono 500 dinari, mentre in caso di approvazione, un lavoratore ottiene il premio di 1000-5000 dinari”, spiega Milorad Panovic, del sindacato Indipendenza.

Tuttavia, la maggior parte delle fabbriche, quali Yura, Calzedonia, Golden Lady, non rispetta i diritti dei lavoratori: “se qualcosa non soddisfa le loro aspettative o se lo Stato decide di aumentare del 0,1% le tasse, loro possono andare via e costruire la fabbrica in un altro posto”, dice Panovic.

Zeljko Veselinovic, presidente del Sindacato Sloga afferma che è sbagliato chiamare queste aziende “investitori esteri”: “queste aziende non portano soldi. Lo Stato fornisce loro sovvenzioni, e il loro interesse risiede nella forza di lavoro a basso costo. In Serbia in queste fabbriche lavorano più di 100.000 operai”, dice Veselinovic, aggiungengo che una volta queste fabbriche si costruivano di più nell’Europa orientale, mentre adesso c’è ne sono di più in Bulgaria, Romania, Macedonia e Serbia.

Veselinovic dice che le aziende tedesche e americane sono disponibili alla comunicazione con i sindacati, mentre con tutte le altre esiste qualche problema. Tutte queste aziende lavorano secondo lo stesso principio: offrono salari minimi, i lavoratori superano corsi di formazione, dopo di che lavorano sempre a contratto determinato che ogni tre mesi viene rinnovato. Inoltre, ci sono esempi di alcune aziende che cambiano dipendenti ogni tre mesi perché durante questo periodo lavorano gratuitamente visto che sono in formazione. 

“Lo Stato dovrebbe proteggere gli operai. Ma invece di aiutarli, li ostacola. La proposta è quella di attirare investitori che rispettino i diritti dei lavoratori. Se lo Stato non reagisse, temo che potrebbe innescarsi una lotta radicale tra sindacati e lavoratori e quelli che non li rispettano”, ha concluso Veselinovic.

(Danas, 21.07.2016.)

http://www.danas.rs/ekonomija.4.html news_id=323985&title=Za%C5%A1to%20vlast%20%C4%87uti%20o%20pelenama

Share this post

scroll to top
More in investimenti esteri, lavoro, occupazione
USAID: bilancio dei progetti di sostegno allo sviluppo economico

Nuovi investimenti nella zona industriale Mali Bajmok

Close