Restano invalicabili i confini della UEE per la FCA Serbia

Dall’inizio dell’anno, il lavoro della Fiat Chrysler Automobiles Serbia (FCA) sta procedendo senza sosta, a dimostrazione che la produzione della Fiat 500L è ora stabile e che la fabbrica ha iniziato a produrre fino a 450 veicoli al giorno.

Gli abitanti di Kragujevac sono testimoni del passaggio di treni merci carichi di vetture che dallo stabilimento FCA Serbia lasciano la città diretti verso la Serbia occidentale e oltre, verso il porto di Bar in Montenegro: da qui le autovetture vengono trasportate nei porti italiani e successivamente nei mercati di Europa e Nord America.

Tuttavia, i mercati della Russia e degli altri paesi dell’Unione economica euro-asiatica (composta da Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) non rappresentano ancora la destinazione finale per le auto di FCA. In base alle promesse fatte dai funzionari russi, alla Fiat 500L avrebbe dovuto essere concesso uno status privilegiato sui suddetti mercati, il che si sarebbe tradotto sostanzialmente nell’esenzione dai dazi.

Ma la Fiat 500L non è arrivata sui mercati euro-asiatici perché il Presidente russo, Vladimir Putin non è riuscito a mantenere due promesse. Inizialmente Putin aveva garantino che avrebbe permesso l’ingresso del primo contingente (tra 5.000 e 10.000 veicoli Fiat) in regime di libero mercato. Sembra che il motivo per cui la promessa non è ancora stata mantenuta sia da individuare nello stallo delle trattative per estendere l’accordo di libero scambio con la Russia e gli altri paesi dell’Unione economica euro-asiatica (EEU), che, dal punto di vista dell’industria automobilistica, implicherebbe la reciprocità delle quote (vale a dire la Russia esporterebbe lo stesso numero di sue vetture -probabilmente Lada- in Serbia).

Anche se il Governo serbo aveva annunciato ufficialmente che i colloqui per estendere l’accordo di libero scambio con la Russia avrebbe dovuto avere inizio il 30 settembre e terminare a metà dicembre 2016, sulla questione non è trapelata ancora nessuna informazione ufficiale da Belgrado o Mosca.

Si può supporre che le trattative si siano arenate proprio in ragione della clausola delle quote reciproche, ritenuta da alcuni dannosa considerando le dimensioni relativamente ridotte del mercato automobilistico serbo. Alcuni sostengono invece che la società russa, AvtoVAZ, di cui Renault-Nissan è proprietario di maggioranza, potrebbe obiettare a questo accordo, opponendosi alla status privilegiato di cui godrebbero le Lada sul mercato serbo.

(Danas, 16.02.2017)

http://www.danas.rs/ekonomija.4.html?news_id=338689

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