Affari e politica in ex Jugoslavia: intervista a Miki Savicevic, storico direttore della Genex

Milorad Miki Savicevic, direttore generale della Genex Company, è morto la scorsa settimana all’età di 82 anni.

Savicevic è stato uno dei dirigenti più affidabili ed affermati dell’ex Jugoslavia: fu direttore generale di Genex dal 1970 al 1990, e venne ripristinato in questo stesso ruolo a seguito degli sconvolgimenti politici dell’ottobre 2000. Si dimisse una prima volta dall’incarico nel 1991, sotto la pressione dell’allora regime politico, e di nuovo nel 2006. Secondo indiscrezioni, venne spinto a ritirarsi. Un anno dopo, fu arrestato con il sospetto di appropriazione indebita di 24,5 milioni di euro. All’epoca, Savicevic era a capo della società Internacional CG, succeduta a Genex nella gestione degli hotel Intercontinental e Grand, degli appartamenti Konaci e altre importanti proprietà. Prima del suo arresto, sembra avesse dichiarato che non avrebbe “abbandonato Genex”, poiché contrario alla strategia di privatizzazione del governo serbo per quella che era, un tempo, una delle più grandi società in Jugoslavia.

Come testimone stretto dei più importanti eventi della storia recente della Serbia, Miki Savicevic ha rilasciato un’intervista ai nostri giornalisti. In realtà, non si è trattato di un’intervista ordinaria, ma piuttosto di una sorta di confessione durata sei ore.

A PROPOSITO DI GENEX

Un’importante storia europea

La torre Genex, lungo l’autostrada per l’aeroporto di Belgrado, resta uno dei segni architettonici della città.

Ho iniziato a lavorare in Genex nel 1956, in qualità di assistente. Il mio salario mensile era di 10 dollari più 5 di bonus. A quel tempo si trattava di belle cifre. L’anno seguente, ho iniziato a viaggiare all’estero per lavoro e sono stato principalmente impegnato in operazioni di riesportazione eseguite con l’approvazione del governo, ovviamente. C’erano quote di beni per i diversi paesi, quindi la Jugoslavia aveva un proprio contingente per le mele e le pere, eppure non produceva mele e pere. L’Italia produceva mele e pere, ma non le era stata assegnata una quota di esportazione. Il nostro governo stipulò un accordo con gli italiani e gli inglesi per comprare la frutta italiana e reimballarla, mentre rilasciavamo ai britannici i relativi documenti riguardanti la differenza di prezzo, che abbiamo intascato. Tutti e tre i partner erano felici di questo accordo.

Per ridurre i costi, i camion di stoccaggio non passavano per la Slovenia, ma sostavano in Svizzera, scambiavamo i documenti per l’esportazione, informavamo gli inglesi di aver spedito le merci già giunte in Svizzera. Per questi affari ho trascorso molto tempo nella cittadina svizzera di Chiasso. Ho soggiornato all’hotel che rifornivamo con le nostre mele. In cambio, mi hanno dato da mangiare bene e abbiamo risparmiato denaro.

Genex è stata una vera e propria storia europea che ha inizio nel momento in cui Vlada Visnjic era direttore della società. L’azienda è fiorita soprattutto negli ultimi venti anni della sua attività, cioè dal 1973 al 1990. Le aziende come Aviogeneks e Jugotours erano come tutte le altre grandi società europee e queste iniziarono a svilupparsi anche prima che io fossi nominato direttore. Intercontinental, gli appartamenti di Konaci e altri sono venuti dopo.

Le principali imprese della ex Iugoslavia

Indubbiamente, quella di Genex è una storia di un vecchio sistema, ma è anche una storia di successo, di business e di buona gestione. Non sorprende che i nazionalisti croati come Marko Veselica o Hrvoje Sosic ci hanno definiti “un mostro capitalista”. Inoltre, senza dubbio, la Croazia ha influenzato le posizioni di Tito e lo ha spinto a marcare il commercio estero come “elemento di crisi principale”, specialmente quando aveva sostituito Marko Nikezic per “sostenere le società di riesportazione a Belgrado”. Questo era, naturalmente, puro nonsense. Era l’inizio della fine – sia di Tito che del paese.

Tuttavia, in generale, questo era un settore terribilmente primitivo e per questo disperatamente avevamo bisogno di aziende come Genex. Dovevano promuovere la cultura del commercio tra industriali socialisti piuttosto primitivi e clienti altamente sofisticati in Occidente.

ONORE ARABO … e l’inizio di un enorme saccheggio

Questo è il modo in cui tutto ha funzionato … Non abbiamo mai dato i soldi. L’unico denaro che abbiamo dato fu agli sceicchi arabi. Ho firmato personalmente gli assegni che hanno coperto i costi delle barche che abbiamo costruito per la ex moglie di re Fahd dell’Arabia Saudita. Gli assegni erano a suo nome, erano sue commissioni. E abbiamo pagato in anticipo. Il Ministro saudita e un direttore della società saudita che hanno acquistato le imbarcazioni hanno ricevuto la loro commissione più discretamente, tramite una banca in Francia. Le barche sono state pagate in petrolio. Poi scoppiò la guerra israelo-araba. Nonostante ciò, gli arabi furono corretti con noi e continuavano a mandarci petrolio al prezzo di meno di 2 dollari al barile. Avevamo da 12 a 13 milioni di barili di petrolio. Ed erano molto precisi nelle loro consegne. Le commissioni erano intorno al 10%. Se, ad esempio, le imbarcazioni avevano un valore di 30 milioni di dollari, loro ricevevano circa il 10% in commissione.

Questo si chiama onore arabo. Essi avrebbero consegnato il loro petrolio nelle quantità esatte che avevamo concordato, e, nello specifico, questo è stato uno degli accordi più redditizi in cui Genex sia mai stata coinvolta. Abbiamo intascato circa 70 milioni di dollari lordi. Fortunatamente, c’è stata una differenza di tempo, tra quando il prezzo del petrolio ha cominciato a salire e questo accadde arbitrariamente quando la guerra arabo-israrliana stava per scoppiare. Avremmo potuto vendere questo petrolio ad un’altra compagnia petrolifera, ma abbiamo deciso di venderlo tramite la nostra azienda di Milano. L’equivalente di una petroliera all’epoca.

Una volta concluso l’accordo, gli arabi mi invitarono per una riunione. Mi chiesero se eravamo contenti di questo e noi ci siamo detti “felici”. Poi chiesero se avevano meritato un bonus. Rispondemmo affermativamente. “Potete pagare un bonus?”, chiesero. Risposti che se fosse stato per me, non ci sarebbe stato nessun problema, ma avrei dovuto ottenere un permesso del nostro governo.

Poi incontrai Dusan Ckrebic e Branislav Ikonic: dissi a Ckrebic, che era il primo ministro al momento, che avremmo dovuto pagare i bonus, ma la risposta fu negativa. Continuai a cercare di fargli comprendere quanto fosse importante, perché avevamo il ministro del petrolio saudita che si riforniva dalle nostre mani e che avremmo dovuto pagare. Avevamo progettato di guadagnare un milione di dollari da questo, ma avevamo finito per guadagnare 70 milioni. “Come potremmo fare questo adesso?” “Chi le crederà?” chiesero. Alla fine, proposero che i bonus venissero pagati da future operazioni.

Penso di non aver mai sudato tanto nella mia vita. Quando incontrai i nostri partner arabi, mi chiesero: “Quindi, signor Savicevic, qual è il risultato?”. Quando dissi loro che avrebbero avuto i soldi, ma da futuri accordi, mi risposero: “Se lo scordi!”

Cercai di convincerli che saremmo stati corretti e leali, che avremmo messo per iscritto che gli dovevamo dei soldi. No, non lo avrebbero accettato. “Lasci perdere, e beva il suo tè”, dissero. Non abbiamo mai più fatto accordi con loro: ecco cosa succede quando si lasciano decidere i burocrati. Abbiamo perso miliardi di dollari a causa loro.

La disciplina era indulgente alla fine degli anni ’70, soprattutto quando si parlava di piccole cose. L’UDBA (servizi segreti jugoslavi) e gli enti statali cominciarono a diventare veramente corrotti. Lasciatemi parlare dei biglietti aerei. Ad esempio, hai due posti vuoti su un aereo Aviogeneks che vola da Londra a Dubrovnik. In genere li davi ad una moglie o ai figli di qualcuno. Niente di male, ma questo è il modo in cui tutto inizia. In primo luogo i biglietti, e poi si passa a pagare le scuole dei bambini.

Genex era l’unica nel modo in cui riuniva persone di tutte le nazionalità che lavoravano per noi. Inoltre, i nostri lavoratori stranieri ricevevano buoni salari. A quei tempi nessuno osava rubare in grande. Genex ha avuto solo due amministratori delegati in 40 anni. La gente credeva che Ratko Drazevic sia stato uno di loro, ma non era vero. Lavorava in Genex per scopi di intelligence. Più tardi, è stato dichiarato persona non grata dall’amministrazione americana. Tutti a Genex sapevano che  lavorava per lo Stato e che aveva tutto quello di cui aveva bisogno nella nostra azienda per fare il suo lavoro.

LA CADUTA DEI LIBERALI
Interludio alla disintegrazione del paese

La scomparsa dei liberali è iniziata nei primi anni ’70, che sono stati gli anni cruciali che hanno segnato la nostra caduta. Fu tutto un disastro dal 1973 in poi. A proposito dell’Unione Sovietica post-Stalin, Tito diceva: “Un dittatore non lascia mai successori”, e questo era esattamente quello che successe.

Riunione dei paesi non allineati il 29 settembre 1960, Belgrado, Yugoslavia PM Pandit Jawaharlal Nehru of India, Pres. Kwame Nkrumah of Ghana, Pres. Gamal Abdel Nasser of United Arab Rep., Pres. Sukarno of Indonesia; Pres. Tito of Yugoslavia.

D’altra parte, Tito amava la bella vita ed era abbastanza permissivo nei settori della cultura, dell’arte e della filosofia, che non erano pertinenti la vita quotidiana. Sono sempre a favore dell’economia di mercato, ma penso anche che ci siano soluzioni migliori di questo capitalismo selvaggio, in particolare della versione serba del capitalismo, con la corruzione e tutto il resto.

Erano i dirigenti d’imrpesa che che governavano il paese – direttori d’impresa croati e sloveni. C’erano alcuni esempi brillanti tra di loro. L’economia di mercato ha fatto grandi affari, a patto che tu non fossi un ladro. Tuttavia, l’amministrazione statale non ha retto e mise sempre in primo piano gli interessi statali. In seguito, abbiamo capito che questo non sarebbe stato più possibile.

Kiro Gligorov: “Vai via da qui, questo paese sta crollando”

Nel 1962, lavoravo già da sei anni per Genex. Vivevo con mio padre, avevo il mio garage, avevo una Volkswagen, e un cane che adoravo. Era una buona vita. Stavo anche preparandomi a trasferirmi all’estero, probabilmente a Milano, perché il mio italiano era veramente buono. All’improvviso, ricevetti una telefonata da Milojko Drulovic, che mi annunciò che il governo federale avrebbe attraversato alcuni importanti cambiamenti. Il centro jugoslavo stava guadagnando potere, mi disse, e questo è dove tutte le persone più influenti sarebbero state. Milos Minic sarebbe diventato vice primo ministro, lavorando alle riforme che sarebbero andate avanti nel successivo quinquennio.

Quindi, iniziai a lavorare per Minic. Fu allora che realizzai che la Federazione si sosteneva a malapena. Kiro Gligorov mi disse: “Lascia stare. Non esiste un piano. Non ne verrà fuori niente. Il paese sta collassando. Vieni a lavorare per me”, quindi sono diventato il Ministro federale delle Finanze. E ha iniziato a lavorare per Kiro. A quel tempo, gli uomini d’affari fornirono un forte sostegno al corso liberale nel quale non dovevi chiedere a un ministero l’autorizzazione ad importare qualcosa. Se disponevi dei soldi, ti era permesso importare, vendere e guadagnare più soldi da esso. Ho lavorato per Kiro per due anni e poi i croati mi hanno fatto fuori, dopo che Rankovic è stato arrestato. Dopo la partenza di Rankovic, ci fu un grande sollievo tra le imprese. L’addio di Dobrica Cosic nel 1968 venne avvertito ancora di più.

Il mio settore era responsabile di tutte le leggi relative alla valuta estera e c’era sempre una battaglia su come distribuire valuta estera. Il tasso di cambio non era realistico e disporre di molta valuta aumentava il potere d’acquisto, che, a sua volta, incrementava l’attività di prestito. Inoltre, avevamo troppi assistenti dove lavoravo. Mi ricordo quando Savka Dapcevic (NdT: leader politica croata) voleva che noi trovassimo un lavoro per uno dei suoi amici. Kiro era tenuto a farlo.

Avevamo Ilija Marjanovic, il fratello maggiore di Mirko Marjanovic, che lavorava per noi. Era un funzionario della Croazia.

Il mio lavoro successivo fu presso il Segretariato dell’Economia, guidato da Bora Jelic. Ho trascorso un po’ di tempo qui e poi Kiro mi disse “Andiamo via, si sta tutto disgregando”.

TITO E IL COMITATO CENTRALE

Nikezic, Tripalo e Kavcic erano la nostra unica speranza

Oggi penso che la cosa migliore da fare per qualsiasi paese è dare la possibilità a nuove generazioni. Ma, in quel momento, tutto era incardinato su Tito, e un po’ su Kardelj.

Il problema era che gli uomini d’affari non avevano alcuna influenza sulla politica. Potevamo avere qualche influenza sulle misure economiche attraverso i nostri contatti. I sloveni e i croati erano molto attivi in questo. I bosniaci non potevano preoccuparsi di meno. Anche i serbi. I serbi erano sempre impreparati, disuniti, disinteressati, promuovendo sempre i burocrati, senza mai usare l’economia a loro vantaggio. Non possiamo neanche chiamarla influenza, era piuttosto l’implementazione ad avere importanza. La politica economica era qualcosa che influenzava la vita quotidiana, l’importazione e l’esportazione. Altri erano molto più bravi ad usare questo a loro vantaggio, specialmente gli sloveni.

Siamo stati sempre in buoni rapporti con i dirigenti d’impresa croati. Voglio dire, in buoni rapporti in termini di affari. Non so cosa pensassero personalmente di noi. Jakov Blazevic mi ha detto una cosa importante una volta. Blazevic, membro della Presidenza croata, invitò Petar Stambolic, membro della presidenza jugoslava di allora, a visitare l’INA, cioè l’impianto di raffinazione  della società sull’isola di Krk. Naturalmente, i serbi dimenticarono di mandare alcuni uomini d’affari con Stambolic, quindi INA chiese chi stesse venendo e se ci fossero uomini d’affari da Genex. Quindi, mi uniì a loro. C’erano anche alcuni imprenditori degli Stati Uniti. Cenammo in un ristorante vicino alla città di Rijeka, Petar, io e diversi dirigenti d’impresa croati. E poi, improvvisamente, Jakov Blazevic iniziò ad urlarmi contro. Era un po’ ubriaco, pensai. In realtà, era più arrabbiato con la sua gente. Si rivolse a Petar e disse: “Ecco, guardati, ragazzo di Geneks. Ci hanno tolto tutto. Non abbiamo turismo o aerei. Fai tutto il lavoro”. Gli ho risposto: “Grazie. Lo prendo come un complimento. Tuttavia, niente di ciò sarebbe stato possibile se non fosse per la gente del posto”… O qualcosa del genere … che altro avrei potuto dire?!

Quando si tratta dei dirigenti aziendali… Beh, se andavano all’estero per affari, non potevano aspettare che le riunioni finissero per avere una buona cena in un ristorante o giocare a carte presso il loro hotel o assistere ad una bella partita di calcio. È qui che la differenza nella nostra mentalità svolge un ruolo importante. Non ero interessato alle carte o al calcio. Io dicevo loro che mi sarei unito a loro più tardi, e poi andavo a teatro, a guardare un film, o acquistare un buon libro.

LA DISTRUZIONE DI GENEX
No, Miki, non puoi andare all’estero!

Era arrivato il momento di essere rieletto in Genex, ma non accadde. Ho aspettato tre mesi. Poi sono andato in ufficio, chiedendo di parlare con Slobodan Milosevic. Dissi che ero stato tenuto in sospeso per tre mesi e questo stava colpendo la mia famiglia. Gli ho pregato di dirmi dove sarei stato assegnato. Ha rifiutato. Pensavo forse di essere considerato un fastidio a causa di Stambolic. Poi mi ha detto: “So molto bene che cosa pensa di te Stambolic, e, fidati di me, non devi preoccuparti”.

Penso che nessuno a Genex capisse quello che stava succedendo allora. A differenza loro, io avevo capito. Obbligavo tutti a conservare la leadership del mercato dell’azienda invece di rafforzare questa leadership politica perché stavano cercando di frantumare il paese.

Subito dopo, Slobodan Milosevic mi chiamò per chiedermi di trovare un lavoro in Genex per un amico di sua moglie, Kundak. Volevo evitare questo quanto più possibile. Slobodan era già stato criticato per non avermi costretto ad ascoltarlo. E questo segnò l’inizio del conflitto tra noi due. Ho chiamato questo ragazzo, Kundak, e gli ho detto: “Non puoi essere nominato subito dirigente di Genex, è fuori discussione. Ma puoi lavorare per noi, sei giovane, con buona istruzione. Possiamo inviarti prima al nostro ufficio di Londra, dove puoi imparare la lingua per sei mesi. Questa è una pratica comune nella nostra azienda. Dopo di ciò, ti trasferiremo a New York, a Mosca o al Cairo…”.

Penso di essere stata la prima persona a dirgli che doveva buttarsi nel settore petrolifero e gas perché era estremamente redditizio.

Mi disse che la mia offerta era molto attraente e poi disse, passando subito al tu: “Non credo tu capisca quello che ti stiamo dicendo. Tu andrai da qualche parte all’estero. Oppure fai finta di non capire quello che ti stiamo dicendo?”

Chiamai la mia segretaria per liquidare Kundak. La mattina successiva, ricevetti una telefonata dal Comitato, in cui mi dissero che il partito stava lavorando per liberarsi di me. Fu il giorno in cui imballai le mie cose.

Slobodan Milosevic non capiva il business. Dopo tutto, era un amministratore politico. Ivan Stambolic gli aveva trovato un lavoro a Tehnogas e poi lo aiutò a diventare il presidente del consiglio di credito in Beobank. Lo chiamavo il cosiddetto banchiere. Non fraintedermi. Era istruito, parlava inglese e amava l’America e New York. Non so se ci fosse una verità dietro le storie dei suoi stretti legami con la famiglia Rockefeller, ma so che amava gli Stati Uniti come turista.

Era la gente di sua moglie che gli teneva sempre compagnia. Era un uomo molto solitario. A differenza di Bora, suo fratello, che amava socializzare, guardava il calcio e beveva ai bar. Mira (moglie di Milosevic) sapeva essere una migliore comunicatrice.

PASSAGGIO ALL’OPPOSIZIONE
In primo luogo fui sostituito da Mira, poi da Dana

Ho lasciato il paese. Ho cercato di avviare qualche attività in Italia. Dal momento che ero un presidente del club di basket del Partizan, ho avuto buoni contatti con il signor Sinigaglia, proprietario di Simod, l’azienda che sponsorizzava il BC Partizan. Si è assicurato che avessi un permesso di lavoro in Italia. Abbiamo venduto stivali ai sovietici. Avevo anche collegamenti in Svizzera. Era molto difficile fare affari in Svizzera a meno che tu non avessi un’enorme quantità di denaro e non avessi grandi contatti. Era tutto difficile in Svizzera.

Tomislav Nikolic, Vojislav Kostunica, Vuk Draskovic, Zoran Djindjic

Sono tornato in Serbia nel 1992 per Vuk Draskovic. Avevo buoni amici che erano membri del suo partito politico – il Movimento di Rinascita Serbo (SPO). Non divenni mai un membro ufficiale del partito, ma approvavo la loro politica. Vuk è stato il mio ponte per la politica. Sono stato candidato e membro del Consiglio dei cittadini nel 1992. Ero lì quando ci siamo incontrati con la Famiglia Reale di Karadjordjevic. Abbiamo avuto una visione di come il futuro sarebbe potuto apparire.

Tuttavia, ben presto ho capito che nulla sarebbe venuto dall’opposizione. Poi sono arrivate le elezioni del 1996. Vuk mi ha chiese di fornire qualche soldo per il partito. Ha menzionato una cifra, ma gli dissi che era troppo, e aggiunsi che sarei in grado di ottenere un po’ di soldi. Fui candidato SPO alle elezioni del 1996. Ho presentato tutti i documenti necessari, e lo stesso giorno sono andato a cena con la gente del partito che mi ha detto che mi avevano rimosso dalla lista elettorale. “Come?”, Chiesi. “Dana (moglie di Vuk) lo ha fatto”, mi hanno detto. Prima ero stato sostituito da Mira, ora venivo sostituito da Dana.

Poi decisi di aderire all’Alleanza per il cambiamento, dove ebbi la possibilità di incontrare Dragoslav Avramovic, Cedomir Jovanovic e, naturalmente, Zoran Djindjic. Conoscevo tutti gli altri membri dell’Alleanza – Dusko Mihajlovic, il generale Perisic, Vuk Obradovic e Milan Panic – da prima.

Panic riservò una suite all’Hyatt Hotel e tutti abbiamo avuto riunioni lì. In uno di questi incontri qualcuno chiese chi sarebbe stato responsabile delle finanze dell’Alleanza per il cambiamento. Penso che fosse stato Panic a fare il mio nome, Avramovic accettò, e tutti gli altri lo hanno seguito.

Ricordo che io e Vladan Batic incontrammo Zoran a casa sua per dirgli come il nostro incontro era andato. Ci disse: “Non saremo parte di questo perché abbiamo già organizzato la nostra parte. Non ho bisogno di preoccuparmi della parte finanziaria. Parlerò con i membri dell’Alleanza per quanto riguarda le cose politiche, ma quando si tratta di finanze e di ricevere donazioni, ti organizzerai con loro”. Quando lasciammo la casa di Zoran, ero confuso e chiesi a Vladan di chiarire quello che era successo. Lui mi spiegò: “Vuole mantenere la sua indipendenza. Non vuole rivelare tutto. È meglio per noi. Perché sono più grandi di noi, avrebbero preso la maggior parte dei soldi che avremmo ottenuto”.

Mi piaceva questa linea europea di pensiero promossa dal partito di Vladan, il Partito Democratico Cristiano di Serbia (DHSS). Sono riuscito ad avere dei contatti veramente buoni con i miei amici sloveni, e abbiamo potuto incontrare l’ex Cancelliere austriaco, Alois Mock a Vienna, che era anche il Presidente del Partito popolare austriaco.

Fu allora che cominciai ad interessarmi alla questione delle privatizzazioni. Ho spesso viaggiato in Slovenia, soprattutto per motivi privati, e sono riuscito a stabilire un contatto con Milan Kucan. Ancora oggi non riesco a capire come nessuno abbia preso seriamente li privatizzazioni. Ho ancora la necessità di parlarne con qualcuno. Ma non c’è nessuno con cui parlare.

DI NUOVO MANAGER DI STATO

Sono tornato in Genex contro la mia volontà. Volevo diventare un impiegato civile, ed era questo quello a cui mi stavo preparando. Subito dopo lo sconvolgimento politico dell’ottobre 2000, Vladan mi disse che sarei tornato in Genex. Ho rifiutato! Poi i sindacati cominciarono a pregarmi di tornare. Vladan mi chiese di tornare ain Genex, almeno per un po’, finché non le cose non sarebbero state risolte. OK, dissi. Sarei stato membro del Consiglio di Amministrazione della Società per non più di sei mesi.

Stavo anche pensando di incontrare Zoran con Kucan in Slovenia. Pensava che fosse una buona idea, e andammo. Penso che Veselinov sia venuto con noi. Abbiamo preso l’aereo di Genex. Zoran aveva anche avuto un incontro organizzato con Zoran Jankovic da Mercator. Contattammo la Camera di Commercio Slovena e Kucan. Questo fu immediatamente dopo il 5 ottobre 2000 e Zoran non era ancora il primo ministro.

Quindi, incontrammo Kucan, il quale ci spiegò la sua visione della privatizzazione: la cosa principale era mantenere la privatizzazione sotto controllo con l’aiuto di imprenditori esperti che avrebbero fatto tutto quello che le nuove autorità avrebbero richiesto. E aggiunse: “Se hai già un compratore per un’azienda, in tutti i modi, vendila immediatamente. Vendi solo le aziende che sono mature per la vendita”.

Tornati sul nostro aereo, Zoran mi disse che Kucan aveva un approccio comunista,  qualcosa che avremmo dovuto considerare. Gli ho detto che per me aveva senso e che non potevamo fare niente senza le persone giuste per il lavoro. Mi riferivo a me stesso, naturalmente. Non mi piaceva sentirlo usare la parola “comunista”, e so che intendeva me quando la usava.

Subito dopo, è stato formato un business club chiamato Privrednik, e sono stato nominato presidente onorario. Nell’estate del 2001, l’intera gestione del Privrednik si è incontrata con Zoran. Era infastidito dalla loro posizione rispetto alla Dijamant Company di Zrenjanin. Ero in accordo con la gente del Privrednik, e Zoran ha iniziato ad allontanarsi a me.

AL POSTO DELL’EPILOGO
Sull’appello di Vucic agli uomini d’affari …
 
L’appello di Vucic agli uomini d’affari presenta diversi livelli. Se ti impegni a fare qualcosa e vuoi farlo seriamente, hai bisogno di tempo. Se desideri gestire un’azienda, è necessario conoscere i problemi interni ed esterni e lavorare duramente. Non puoi avere un aspetto da ospite presso la tua azienda.

Vorrei suggerire che Vucic si appella ad industriali privati di successo. Non commercianti, non compagnie di assicurazioni, non banchieri, non tutti questi broker, ma persone che fanno soldi nell’industria, sia che stiamo parlando di coloro che fanno crostini, carta igienica, o proprietari di aziende di carne o aziende agricole. Dovrebbe formare un consiglio di politica industriale con loro. Abbiamo bisogno di una re-industrializzazione. La maggior parte dei nostri imprenditori ha acquisito beni di proprietà sociale. Ho fatto la stessa cosa con Genex.

Tutto ciò che è accaduto dal momento in cui Tito ha bloccato i liberali è stato catastrofico.

Spero davvero che Vucic e la sua gente faranno qualcosa in proposito. Ho la sensazione che finalmente mettiamo fine ad una catastrofe, quella catastrofe che è in corso dal 1973.

(Nedeljnik, 31.07.2017)

http://www.nedeljnik.rs/nedeljnik/portalnews/odlazak-mikija-savicevica-coveka-koji-je-znao-sve-tajne-geneksa-i-rapsada-sfrj/

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