Intervista esclusiva a Mauro del Savio, presidente Finest: “Serbia da sempre strategica per il Nord-Est”

Non solo per motivi geografici o culturali, ma anche per la sua struttura economica, fatta per lo più di piccole e medie imprese dinamiche e costantemente alla ricerca di collaborazioni e nuove reti di fornitura, il Nord-Est italiano ha sempre considerato la Serbia un paese strategico, anche se il potenziale della reciproca collaborazione è ancora ben lungi dall’essere completamente sfruttato. Il Serbian Monitor ne ha parlato con Mauro del Savio, Presidente della Finest, la società finanziaria che sostiene i processi di internazionalizzazione delle imprese del Nord-Est.

Può brevemente presentare, a chi non opera nel Triveneto o ancora non la conosce, le attività e la strategia di Finest?

anno 2010

“Siamo una Società finanziaria per l’internazionalizzazione dedicata alle imprese del Nord-Est italiano, con il mandato per sviluppare progetti in 44 Paesi. Siamo infatti nati per volontà del legislatore nei primi anni ’90, per sostenere e guidare le imprese locali che si trovavano per la prima volta ad affrontare i nuovi mercati sorti a Est dopo la dissoluzione del muro di Berlino. In questo ventennio di attività abbiamo sviluppato una forte conoscenza dei Paesi dell’Europa centro-orientale e balcanica, la Russia e la Comunità degli Stati indipendenti, sostenendo finanziariamente oltre 500 operazioni estere ed erogando oltre 270 mln di euro a favore del sistema industriale del nord est italiano. Dal 2014 operiamo anche nei Paesi del Mediterraneo, dalla Turchia alla Francia e Spagna. Attraverso operazioni di partecipazione al capitale sociale estero e finanziamenti diventiamo a tutti gli effetti un PARTNER dell’impresa, condividendone il progetto e il rischio d’impresa, portando certezze e competenza e, in ultima analisi, incremento di valore per le aziende del nostro territorio”.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha recentemente aperto un suo sportello a Belgrado in collaborazione con la Camera di Commercio di Serbia. Finest aprirà in Serbia un contact point, come ha fatto in altre nazioni dell’area, o prevede altre forme di presenza?

“Finest ha il proprio head quarter a Pordenone, uffici operativi a Padova e un branch office a Mosca. Oltre a questi luoghi ufficiali, Finest ha da tempo instaurato forme leggere e flessibili di presenza sul territorio, attraverso collaborazioni con enti e professionisti locali, con l’obiettivo di essere vicini all’utente finale accompagnandolo sul territorio. Siamo nell’era della tecnologia e del web, degli spostamenti veloci e degli spazi non fisici. Finest è ovunque vi sia un progetto di internazionalizzazione e di crescita di valore. Naturalmente, la collaborazione con tutte le iniziative della Regione FVG è totale, come lo è anche con le istituzioni degli altri Paesi e dell’Unione Europea. Finest infatti, su indirizzo degli stakeholders, può partecipare a progetti di cooperazione internazionale: attualmente siamo partner del progetto Easyconnecting, che tra gli altri vede la presenza di due partner serbi, la Camera di Commercio ed Industria della Serbia e Alma Mons, l’Agenzia Regionale per lo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese della Vojvodina. Anche questo è un modo per coltivar la presenza nel Paese, grazie a rapporti istituzionali e operativi costanti”.

“Finest ha ben chiaro il suo obiettivo, che consiste nel sostenere finanziariamente solo operazioni che mirino alla creazione di valore, sia nel Paese oggetto di investimento che in Italia, dove a trarne beneficio è l’azienda che ha intrapreso il processo di internazionalizzazione, senza per questo abbandonare il territorio”

Come si è evoluto negli anni il peso della Serbia nel portafoglio degli investimenti di Finest e quale è la situazione attuale?

“La Serbia è sempre stata un Paese di importanza strategica per il Nord-Est italiano, sia a livello istituzionale che di impresa. Di conseguenza lo è anche per Finest, che non investe autonomamente ma sempre seguendo l’iniziativa imprenditoriale delle aziende che sostiene. Negli anni Finest ha impegnato oltre 17 mln di euro nel Paese in 27 diverse operazioni, tanto che ad oggi la Serbia è al sesto posto per importo erogato su 44 Paesi di operatività della Società. Il volume di investimento generato nel Paese con l’intervento di Finest si aggira attorno ai 166 mln di euro.Al momento siamo impegnati con 6 operazioni per un impegno complessivo da parte nostra di circa 10 mln di euro.

Vi è una provincia dove nota interesse e sensibilità particolari verso la Serbia?

“Ribadisco che la Serbia è un Paese di forte attrazione per tutto il Nord-Est, ma se dobbiamo fare una classifica, basandoci sui nostri numeri si evidenzia che le Provincie del Friuli Venezia Giulia, in special modo Udine (60%), Gorizia (14%) e Trieste (9%), sono quelle che hanno maggiormente richiesto interventi di Finest su operazioni destinate alla Serbia. Tra le ragioni, oltre quelle meramente geografiche, credo pesi anche lo storico rapporto di cooperazione tra le istituzioni della Regione FVG e il Governo serbo, da sempre volte a crescita e interscambio”.

Il Fondo di venture capital “Balcani Capital” è interventuo finora anche in operazioni in Serbia?

“Sì, anche se non ha pesato in maniera significativa sul totale degli investimenti che Finest ha seguito nel Paese. Ne hanno beneficiato due aziende, per un importo complessivo di circa 200 mila euro. I nostri partner hanno scelto di investire in Serbia spinti da motivazioni economiche che vanno oltre questo strumento, sicuramente utile e vantaggioso”.

Quali sono a suo avviso i vantaggi competitivi che la Serbia può offrire alla catena del valore e alle strategie di internazionalizzazione delle imprese del Triveneto?

“La Serbia possiede numerosi requisiti per ospitare le nostre aziende in un ambiente business friendly. Dalle agevolazioni agli investimenti esteri al know-how del personale tecnico, dalle infrastrutture in continuo miglioramento alle zone franche, fino alla specializzazione in alcuni settori chiave dell’economia nordestina come il legno/mobile, l’edilizia, il metallurgico, l’automotive e il tessile/abbigliamento.

Inoltre, grazie ai rapporti privilegiati con la Russia, la Serbia rappresenta un trampolino di lancio per le imprese trivenete, soprattutto le PMI, che possono muovere i primi passi nell’internazionalizzazione in un Paese vicino fisicamente e per tradizioni, con l’opportunità di raggiungere più facilmente un mercato vasto e molto complesso come la Russia.

La Serbia poi vanta un posizionamento strategico sia per l’Europa balcanica che per il vicino Medio Oriente”.

La Serbia punta a passare dalla mera attrazione di operazioni di delocalizzazione basata sul basso costo della forza lavoro a essere partner di investimenti ad alta intensità di capitale o di tecnologie per prodotti destinati al mercato globale. Che ruolo può avere in tale strategia la Finest?

“Finest ha ben chiaro il suo obiettivo, che consiste nel sostenere finanziariamente solo operazioni che mirino alla creazione di valore, sia nel Paese oggetto di investimento che in Italia, dove a trarne beneficio è l’azienda che ha intrapreso il processo di internazionalizzazione, senza per questo abbandonare il territorio. Finest non può e non vuole appoggiare azioni di delocalizzazione, non solamente per questioni statutarie ed etiche, ma anche perché si tratta di una strategia che a lungo termine non paga. Il risultato non sempre fortunato delle prime imprese di delocalizzazione mordi e fuggi in Romania degli anni ’90 e primi 2000 sono sotto gli occhi di tutti e insegnano che perseguire il solo obiettivo dell’abbattimento dei costi, senza coltivare una molteplicità di fattori competitivi – non ultima la qualità – non è la soluzione per sopravvivere alla volubilità dei mercati esteri”.

“La Serbia possiede numerosi requisiti per ospitare le nostre aziende in un ambiente business friendly. Dalle agevolazioni agli investimenti esteri al know-how del personale tecnico, dalle infrastrutture in continuo miglioramento alle zone franche, fino alla specializzazione in alcuni settori chiave dell’economia nordestina come il legno/mobile, l’edilizia, il metallurgico, l’automotive e il tessile/abbigliamento”.

Lei ha avuto una lunga esperienza in una delle più grandi multinazionali del suo settore, la quale ha ovviamente strategie di internazionalizzazione e di analisi dei mercati estremamente raffinate. Cosa di solito trasferisce della sua esperienza manageriale alle PMI del Triveneto e cosa ha invece finora appreso da esse?

“È una domanda complessa perché va a raccogliere molteplici aspetti di strategia aziendale, spaziando dagli approcci più legati ai costi di produzione – piuttosto tipici delle multinazionali, che coprendo commercialmente più mercati e avendo dimensioni produttive elevatissime, ricercano una riduzione  sensibile dei costi per migliorare la competitività – fino ad una logica di pura internazionalizzazione, spesso riconducibile alle PMI.

Ho trovato con molta frequenza proprio nelle dimensioni aziendali ridotte la logica di fare internazionalizzazione. Sfruttano la loro flessibilità per la ricerca di nuovi mercati di sbocco, nuove fonti di approvvigionamento di materie, possibili ponti strategici per ulteriori mercati non facilmente accessibili in modo diretto. In questi elementi trovo i maggiori punti di incontro tra la “business idea imprenditoriale”  (che parte sempre da un buon business plan) e la componente consulenziale che Finest può dare per sostenere la crescita e la competitività aziendale nel lungo periodo.  Ribadisco con la dovuta enfasi che noi siamo “dentro” al capitale delle aziende, ne condividiamo la linea strategica, pertanto le scelte delle imprese sono anche nostre. I processi virtuosi che perseguiamo non si esauriscono in dichiarazioni di disponibilità (negli incontri, convegni e nelle firme di accordi di collaborazione)  ma si caratterizzano per un impegno costante e continuo di responsabilità in scelte condivise, per traguardare assieme  la sostenibilità del business.

Questa è la lezione di business che continuo  ad imparare day by day”.

Mauro del Savio

mauro del savioNato ad Aviano (PN), classe 1954. Laureatosi in Scienze Agrarie all’Università di Padova, inizia la propria carriera in una realtà fortemente radicata nel territorio, la Zanussi Italia S.p.A., dove dal 1982 al 2001 ricopre i ruoli di Product Manager, Brand Marketing e Sales Manager. Contestualmente continua anche il proprio percorso formativo in chiave economica e manageriale, con un degree in General Management presso il CUOA e un Master in Business Administration alla Bocconi. Nel 1987 ricopre anche il ruolo di Assistant General Manager in SIME alla Montedison S.p.A.

Nei primi anni duemila segue il passaggio della Zanussi da azienda locale a grande multinazionale, tramite l’acquisizione da parte della svedese Electrolux e la nascita di Electrolux Zanussi Italia S.p.A., dove fino al 2006 ricopre il ruolo di Direttore vendite Italia Marchi AEG e Zoppas.

Dal 2007 in quella che è diventata Electrolux Appliances s.p.a. di Porcia, ricopre i ruoli di Marketing Manager e Kitchen Retailer Channel Manager.

Dal 2013 ricopre il ruolo di Presidente di Finest S.p.A., dove è impegnato a trasferire le proprie competenze manageriali e internazionali al servizio delle aziende del Nord-Est italiano che vedono nell’internazionalizzazione il mezzo per accrescere il valore del proprio business e aumentare la propria competitività.

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