Iniziati i preparativi tecnici per i negoziati con la UE

Si tratta di 35 ambiti di studio in cui verranno coinvolte centinaia se non migliaia di persone, ha affermato il primo ministro Ivica Dacic. Nei prossimi mesi l’impegno non sarà solo onere di Belgrado, ma anche di Brussels.

Lunedì 1 luglio 2013 è previsto l’arrivo a Belgrado del presidente del Consiglio europeo Hermann Van Rompuy e del capo della diplomazia svedese Carl Bildt. Il 9 luglio è previsto l’arrivo di Katherine Ashton.

Nessuna sosta: ecco perché il primo ministro Dacic non andrà in vacanza ed ha sottolineato che è in arrivo una massa di lavoro di cui finora non siamo stati consapevoli perché focalizzati sul Kosovo. Il primo passo è la formazione della squadra di negoziatori per l’adesione all’Ue: “Vi sono 35 capitoli. Ognuno di essi avrà una squadra di negoziatori coordinati dalla squadra centrale di negoziatori. Tutto questo certamente coinvolgerà centinaia se non migliaia di persone”, ha detto Dacic, il quale ha detto che è fondamentale che tutte le persone coinvolte abbiano capacità negoziale.

Giustizia, diritti umani, libero mercato, ecologia: per ogni tematica è importante che la squadra di negoziatori abbia chiari quali sono gli interessi della Serbia. I iù piccoli dettagli sono importanti. “Otterremo quel che saremo capaci di negoziare”, ha detto Dacic.

“Facciamo l’esempio dell’agricoltura: la Polonia ha avuto un approccio problematico ma è riuscita ad ottenere grossi ritorni. Gli italiani hanno avuto problemi con le denominazioni dei vini e i francesi con i formaggi molli”, Dacic ha anche detto che ambiti di interesse per la Serbia riguarderanno la distillazione della rakija e le procedure di macellazione dei maiali al fine di tutelare i nostri interessi. “Questi sono i temi che verranno discussi nei prossimi anni, negoziati che possono durare dieci anni se siete poco preparati ma avremo il coraggio di presentare proposte politiche che possono velocizzare il processo”, ha specificato Dacic.

Che la politica possa velocizzare il processo negoziale lo dimostrano i casi della Bulgaria e della Romania e, al contrario, quello della Turchia. Secondo Ognjen Pribicevic, ricercatore all’istituto di scienze sociali,  la Serbia potrebbe andare spedita su certi capitoli: “Vi è da aspettarsi che dopo le elezioni politiche tedesche la Germania avrà un approccio più tollerante ma innanzitutto si tratta di realizzare il piano di implementazione degli Accordi di Bruxelles, poiché senza di esso non vi sarà integrazione”.

Tanja Miscevic, professore alla Facoltà di scienze politiche, evidenzia che nei prossimi mesi tutti i paesi europei dovranno approvare il quadro di riferimento dei negoziati e che nei prossimi mesi ci sarà tanto lavoro per la Serbia come anche per la Commissione Europea.

Il capo uscente della delegazione UE in Serbia, Vincent Degert, afferma che già da oltre un anno l’Unione sta lavorando sulla comparazione tra l’ “acquis communautaire” e la legislazione serba e che ora a Bruxelles verranno presentati i risultati di questo lavoro per capire cosa e come cambiare nella legislazione serba.

(RTS, 30.06.2013)

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