Incendi in Serbia: la furia delle fiamme e il fattore umano

La “Sahara d’Europa”, come viene chiamata la Riserva naturale speciale di Deliblato, non è l’unica zona ad aver ceduto alla siccità, alle alte temperature e, forse, al fattore umano. Le fiamme hanno colpito anche i monti Stolovi, nei pressi di Kraljevo, dove sono andati in fumo circa 200 ettari, costituiti principalmente da erba secca e vegetazione bassa, ma anche da alcune aree di rara foresta mista.

L’incendio divampato alla fine di luglio nella Riserva naturale di Deliblato, dopo essere stato per qualche tempo sotto controllo, è tornato a infiammarsi all’inizio di agosto a causa dei venti. Secondo stime approssimative effettuate sul posto, le fiamme hanno interessato circa 4.000 ettari del territorio della Riserva naturale speciale, gestita dalla società pubblica “Vojvodinašume”. Si tratta per lo più di pinete e vegetazione bassa.

“A causa dell’avvicinarsi del fronte dell’incendio, gli abitanti degli insediamenti di Čardak e Šumarak sono stati evacuati”, racconta a Radar uno degli abitanti. Alcuni di loro hanno lasciato le proprie case insieme al bestiame, per il quale hanno dovuto trovare sistemazioni temporanee. Sono rimasti vuoti anche i graziosi villaggi di villeggiatura, circondati da conifere.

Alle operazioni di spegnimento dell’incendio e alla protezione degli insediamenti a rischio partecipano il Settore per le situazioni di emergenza del Ministero degli Interni, membri delle Forze armate serbe e le associazioni dei vigili del fuoco volontari, per un totale di centinaia di soccorritori. L’incendio viene combattuto anche dal cielo, con l’ausilio di quattro elicotteri del Ministero degli Interni. “Tuttavia, neanche molte centinaia di tonnellate d’acqua sganciate possono fermare la furia delle fiamme, perché le pigne si comportano come bombe. Con temperature così elevate esplodono e lanciano semi ricchi di olio a chissà quanti metri di distanza”, racconta l’interlocutore di Radar. Nemmeno una goccia dei forti acquazzoni che si sono abbattuti nelle zone circostanti è caduta sull’area interessata dall’incendio.

Sebbene sia ancora presto per stabilire le cause dell’incendio, l’esperienza insegna che nel 99% dei casi la responsabilità è del fattore umano. Perché, con temperature così elevate e in condizioni di siccità estrema, soprattutto nelle foreste di conifere, basta che qualcuno getti un mozzicone di sigaretta non spento.

Una certa responsabilità ricade anche sui progettisti degli istituti forestali di un tempo che, all’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, ebbero l’idea di arricchire il terreno sabbioso con il pino nero, una specie non autoctona di questo habitat. In seguito si è scoperto che questa specie vegetale rappresenta uno dei principali fattori di rischio d’incendio. L’ultimo grande incendio di simile portata distruttiva colpì la Riserva nell’agosto del 1996, esattamente 30 anni fa.

La “Sahara d’Europa”, come viene anche chiamata la Riserva naturale di Deliblato, non è l’unica zona ad aver ceduto alla siccità, alle alte temperature e, forse, al fattore umano. Le fiamme hanno colpito anche i monti Stolovi, nei pressi di Kraljevo, interessando circa 200 ettari di terreno costituiti principalmente da erba secca e vegetazione bassa, ma anche da alcune aree di rara foresta mista. Il terreno è qui particolarmente ripido, roccioso e impervio, condizioni che rendono più difficile lo spegnimento dell’incendio, alimentato anche in questo caso dal vento.

Le squadre dei vigili del fuoco, compresi gli elicotteri, sono impegnate anche poco più a sud, nella gola dell’Ibar, nel tratto compreso tra la città medievale di Maglič e Ušće. A rendere più difficile il contrasto alle fiamme è soprattutto la dispersione dei focolai. Brucia anche la zona di Gabrovnica, nei pressi di Knjaževac, nel Parco nazionale di Stara planina.

I cittadini, ma anche gli studenti in protesta, stanno raccogliendo aiuti per far fronte agli incendi presso i punti di raccolta allestiti a Deliblato, Pančevo, Belgrado, Niš… organizzandosi attraverso i social network. E uniti contro un unico nemico.

Fonte: Radar, 13.08.2026

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