In Serbia continui ritardi per il rimborso IVA

La scadenza legale per il rimborso dell’IVA in Serbia è di 45 giorni, tuttavia, l’amministrazione fiscale questa scadenza la rispetta raramente e per di più, le aziende per il rimborso aspettano anche due mesi, e in casi estremi anche più di tre mesi.

Pertanto, la dichiarazione di due giorni fa del ministro delle Finanze, Sinisa Mali, che “non vede alcuna ragione per quale l’IVA non si rimborsi il giorno sucessivo se la documentazione è corretta” può avere senso solo dopo che lo stato avrà completato una profonda riforma delle istituzioni statali, le quali non si possono vantare di buoni risultati. L’amministrazione fiscale al momento supera di gran lunga le scadenze stabilite per il rimborso dell’IVA alle società.

“Il ritardo in media dipende dal mese e di solito è tra i 15 e i 18 giorni. Tuttavia, ci sono anche quei ritardi estremi, quando l’amministrazione fiscale rimborsa l’IVA con 55 e 60 giorni di ritardo”, spiega Dragoljub Rajic per il giornale Danas.

Come ha dichiarato due giorni fa Mali, entro la fine dell’anno, lo stato dovrebbe elaborare una proposta di strategia per la riforma dell’Amministrazione fiscale per la quale la Banca Mondiale ha stanziato 50 milioni di euro per l’acquisto di “hardware, software e possibili nuovi edifici.”

A causa della mancanza di date riforme dell’Amministrazione fiscale, secondo Rajic, ci sono ritardi del genere. E mentre per i serbi è impossibile solo immaginare che l’IVA venga rimborsata entre un giorno, in alcuni altri paesi queste scadenze sono una realtà. “Nei paesi dell’Europa occidentale, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Germania, in Austria, le scadenze vanno da 24 ore a 7 giorni. Queste scadenze sono accettabili perché le aziende contano su quei soldi, per acquistare materie prime, eper di pagare i fornitori”, dice Rajic.

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L’amministrazione fiscale in Serbia è inesperta e incompetente, afferma Rajic, ma questo problema risale a molto tempo fa. “Nel 2004, quando è stata elaborata la riforma del PU (Amministrazione fiscale), era necessario modificare tutto, l’intero sistema, inclusi dipendenti, e i software. Tuttavia, ciò non è stato fatto in quel momento e il PU non è stato impostato su una base solida”, osserva il nostro interlocutore.

C’è il bisogno di una riforma globale e il consiglio di Rajic è di importare il personale, ad esempio, dall’Amministrazione fiscale tedesca che farebbero tutto il progetto.

“Solo quando l’intero progetto sarà fatto si dovrebbe andare alle gare d’appalto, e accquistare nuovi software, ma non prima di allora in modo tale da non spendere soldi per qualcosa che poi si rivelerà non funzionante. Inoltre, noi non abbiamo esperti nellla PU che sanno come attuare la riforma”, dice Rajic.

Dragoljub Rajic ritiene che i problemi che dovrebbero essere risolti con la riforma sono in primis l’abuso, e la corruzione, infatti spesso succede che alcune aziende vengano informate dell’ispezione fiscale, altre vengono controllate regolarmente, mentre alcune i cui datori di lavoro hanno forti legami politici, non vengono controllate quasi mai. “Ha Belgrado in molti famosi ristoranti dove pranzano politici l’ispezioni non entra mai”, conclude  Rajic.

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