In che modo il debito pubblico della Serbia influisce sul vostro portafoglio?

Immaginate un grande portafoglio pieno di scomparti in cui infilare le banconote. Avete pianificato di usare i soldi del primo e del secondo scomparto per pagare le bollette mensili e fare la spesa.

Quando tornate a casa, però, vi rendete conto che non vi sono rimasti abbastanza soldi per comprare la lavatrice o per un’altra spesa importante nel budget familiare. I vostri amici, ovviamente, non hanno denaro da prestarvi e il primo del mese è ancora lontano. Che fare, se non andare in banca?

Le casse dello Stato funzionano all’incirca secondo lo stesso principio: si riempiono in vari modi e uno di questi è l’indebitamento. Secondo l’ultimo rapporto presentato al Parlamento serbo, il debito pubblico della Serbia per il 2025 è stato di 39,21 miliardi di euro, pari a circa il 44,4% del prodotto interno lordo (PIL).

Ma cos’è esattamente il debito pubblico e come influisce su di voi?

Esterno + interno = il debito pubblico dello Stato

Proprio come le persone accendono un mutuo per costruire una casa, comprare un appartamento o un’auto, così lo Stato si indebita per coprire le spese correnti e i costi dei progetti infrastrutturali (i cosiddetti investimenti in conto capitale), spiega Branimir Jovanović dell’Istituto per gli studi economici internazionali di Vienna (WIIW).

«Lo fanno tutti gli Stati e il debito pubblico della Serbia, se guardiamo i parametri economici, è solido rispetto ad altri Paesi della regione, poiché non supera la soglia del 60% del PIL, che rappresenterebbe un campanello d’allarme», aggiunge ai microfoni di BBC News in serbo.

Panoramica del debito pubblico nei vari governi serbi (riga superiore: debito ereditato, riga inferiore: debito alla fine del mandato di ciascun governo)

Il prodotto interno lordo (PIL) è costituito da tutti i beni e servizi prodotti in un Paese nell’arco di un anno. Il debito pubblico di uno Stato è la somma dell’indebitamento estero e di quello interno.

Se lo Stato si indebita con banche estere, istituzioni finanziarie internazionali o governi stranieri, si parla di debito estero. Il debito interno, invece, consiste nel contrarre prestiti presso banche commerciali nazionali o nell’emettere titoli di Stato (obbligazioni) sul mercato interno.

Sebbene si sia registrato un calo della quota del debito pubblico rispetto al PIL – il cosiddetto indicatore relativo, il Consiglio Fiscale (Fiskalni savet), un organo statale indipendente, sostiene che il valore nominale (l’importo totale del debito) continuerà comunque a salire.

In precedenti analisi, questo organismo ha evidenziato che il costo del debito per la Serbia è «in media di un terzo più alto rispetto ai Paesi dell’Europa centrale e orientale, e addirittura il doppio rispetto ad alcuni Paesi europei sviluppati».

Durante le sue frequenti conferenze stampa, il presidente serbo Aleksandar Vučić vanta da anni la crescita economica del Paese, disegnando cifre sulla lavagna e sottolineando il basso livello di indebitamento.

Il debito estero della Serbia è superiore a quello interno, il che è generalmente un bene, afferma l’economista Jovanović. «Il problema sorge se si verifica una forte fluttuazione del valore della valuta nazionale rispetto a quella in cui lo Stato si è indebitato», precisa.

«Tassi d’interesse troppo alti»

Quando richiedete un mutuo per la casa o un prestito personale, una parte della rata serve a pagare gli interessi; lo stesso vale per il debito pubblico di uno Stato. E i tassi d’interesse della Serbia sono alti se paragonati a quelli dei Paesi dell’Unione Europea (UE), sottolinea Jovanović.

«Il tasso d’interesse medio per il debito pubblico della Serbia si aggira intorno al 5%, un valore alto per un Paese. È quasi il doppio di quanto pagano i Paesi dell’UE», afferma Jovanović.

La Serbia deve stanziare ben due miliardi di euro solo per pagare questi interessi, «invece di investire quel denaro, metterlo a frutto o usarlo per aumentare stipendi e pensioni. In questo modo i soldi vanno alle banche, e questo è il costo reale del debito», afferma l’economista.

Negli ultimi anni i tassi d’interesse sono raddoppiati. Su questo trend ha influito sicuramente l’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel 2022, ma i Paesi meno sviluppati hanno generalmente tassi d’interesse più elevati. Jovanović sostiene che, in linea di principio, la Serbia potrebbe ottenere tassi più bassi negoziando condizioni migliori al momento dell’accordo.

In che modo il debito ricade sul singolo cittadino?

Per ripagare debiti e interessi, lo Stato ha bisogno di fondi. Riempe le proprie casse attraverso le tasse, le tariffe dei servizi pubblici o mantenendo la stabilità generale della valuta.

A maggio sono state riscosse entrate per 206,3 miliardi di dinari, di cui le entrate fiscali ammontavano a 178,7 miliardi di dinari, ha annunciato il Ministero delle Finanze il 6 luglio, precisando che il deficit (il disavanzo nelle casse dello Stato) è stato della metà rispetto a quanto preventivato.

Sono proprio queste centinaia di miliardi di dinari raccolti con le tasse a essere destinati al pagamento del debito pubblico, ha evidenziato il Consiglio Fiscale. Di conseguenza, ogni singolo cittadino avverte indirettamente queste decisioni finanziarie dello Stato attraverso i prezzi nei negozi o il costo dei servizi.

Attraverso determinate mosse e l’uso di statistiche favorevoli – espresse di regola in euro, il governo mostra una realtà più rosea di quella effettiva, afferma Dragovan Milićević, dottore in scienze economiche, in un editoriale per la rivista Radar. L’economista sostiene che «il tasso di cambio dell’euro è stato bloccato artificialmente a circa 117 dinari per anni».

«Se il tasso di cambio venisse adeguato verso l’alto per riflettere la differenza di inflazione tra la Serbia e l’eurozona, l’euro non varrebbe 117,4 ma ben 187 dinari. Con questo cambio, il PIL serbo nel 2025 sarebbe di soli 55,6 miliardi di euro, e il debito pubblico salirebbe improvvisamente dal 44,3% a quasi il 71% del PIL», scrive nell’articolo intitolato Il debito pubblico cresce realisticamente più velocemente del PIL.

In Serbia i prezzi sono aumentati fino al 112% mentre l’euro è rimasto stabile; in parole povere, con la stessa somma di denaro oggi si possono comprare decisamente meno cose rispetto a qualche anno fa. Inoltre, se l’indebitamento dello Stato è elevato, il governo aumenta i tassi d’interesse generali sul mercato, il che significa che anche i mutui, i prestiti personali e i finanziamenti auto per i cittadini diventano direttamente più cari.

Da chi prende in prestito la Serbia e perché?

Dalla Banca Centrale Europea agli Emirati Arabi Uniti, fino alla Cina.

Oltre ai fondi a fondo perduto dell’UE attraverso i finanziamenti IPA, la Serbia deve centinaia di milioni di euro alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Questo denaro, secondo l’ultimo rapporto, viene impiegato per la ristrutturazione di scuole e ospedali, la digitalizzazione della pubblica amministrazione e le infrastrutture municipali e regionali.

Il Paese prende in prestito miliardi di euro anche dai cinesi, destinandoli principalmente a progetti infrastrutturali. La Serbia si indebita poi con le banche nazionali. Un prestito contratto con la banca statale Poštanska štedionica (Cassa di Risparmio Postale) supera gli 11 miliardi di dinari, e i fondi sono destinati, tra le altre cose, alla costruzione delle infrastrutture collegate allo Stadio Nazionale.

Lo Stato deve inoltre circa sei miliardi di dinari a UniCredit Bank per il progetto stradale Ruma-Šabac-Loznica, nell’ovest del Paese. Per lo stesso progetto si è indebitato anche con Banca Intesa per circa 15 miliardi di dinari (per un totale di 21 miliardi). Un prestito da 15 miliardi di dinari con OTP Bank è invece destinato al progetto di ricostruzione e modernizzazione della linea ferroviaria Subotica-Horgoš, che collegherà il Paese all’Ungheria (Seghedino).

Profitto a breve termine, costi a lungo termine e nuovo debito

Tutti gli Stati ricorrono al debito. Il problema non è l’indebitamento in sé, poiché i fondi sono necessari per i grandi progetti infrastrutturali, spiega l’economista Saša Đogović.

«Se quel denaro viene investito nella modernizzazione o nella commercializzazione di prodotti o servizi in grado di generare un profitto, è un bene, perché aumenterebbe la crescita economica e, di conseguenza, migliorerebbe il budget dei cittadini. È un male, invece, se viene utilizzato per progetti che non producono ricavi, ma che per la loro manutenzione richiedono ulteriori prestiti», aggiunge a BBC News in serbo.

Secondo l’esperto, questo sarà probabilmente il caso dell’esposizione internazionale EXPO 2027. L’opposizione sostiene che lo Stato si indebiterà eccessivamente a causa di questo evento, mentre il governo ribatte che si tratta di un progetto di importanza nazionale che, secondo i calcoli di Vučić, «porterà direttamente circa 600 milioni di euro».

«Finché i cantieri saranno aperti e verranno coinvolte le aziende locali, ci saranno delle entrate, e lo stesso varrà nel 2027 grazie all’indotto del turismo», spiega Đogović. Ma cosa succederà nel 2028, quando l’Expo sarà finito?

«Lo Stato avrà delle spese di gestione, il che significa che dovrebbe avere un progetto capace di generare nuove entrate. È stato annunciato che la Fiera di Belgrado verrà trasferita lì, ma questo non basterà a coprire tutti i costi di manutenzione. Ci ritroveremo di nuovo con una struttura che non potrà autofinanziarsi e per la quale, probabilmente, sarà necessario un nuovo prestito», evidenzia Đogović.

Invece di investire in progetti che metterebbero in sicurezza il sistema economico, l’economista sostiene che si finanzino idee di stampo clientelare o si introducano misure una tantum. «Per molti progetti non abbiamo appalti pubblici e, di conseguenza, manca la concorrenza di mercato. Questo ci dice che si favorisce la corruzione e che a guadagnare sono solo poche persone, mentre il debito pubblico aumenta. Progetti del genere non miglioreranno la vita della gente; in un certo senso, si stanno togliendo soldi dalle tasche dei cittadini», aggiunge.

«Il diavolo è nei dettagli»

Se paragoniamo il debito pubblico dello Stato a una casa, la facciata – ovvero i parametri economici di superficie – sembra in buono stato, ma «il diavolo è nei dettagli», illustra Jovanović da Vienna.

«Il problema è cosa si costruisce: si punta sulle autostrade, che vanno bene, ma in alcuni casi le superstrade (strade a scorrimento veloce) sarebbero state una soluzione migliore. C’è anche la questione di come si costruisce; vediamo che i lavori sono di scarsa qualità», sottolinea, citando come esempio il crollo alla stazione ferroviaria di Novi Sad.

L’economista sostiene che non si investa abbastanza nelle strade locali, negli ospedali e nelle scuole, e che bisognerebbe investire anche nel trasporto ferroviario, che sotto molti aspetti non è affatto efficiente.

«In Serbia circa il 75% delle persone ha accesso all’acqua potabile, mentre nell’UE questa percentuale è intorno al 98%. Il problema potrebbe essere risolto investendo più denaro nella rete idrica o migliorando il sistema fognario, dato che solo un quarto della popolazione ha accesso a servizi igienico-sanitari moderni, a fronte di circa il 90% nell’UE», spiega.

Un ulteriore peso sulle casse dello Stato potrebbe derivare da due misure recenti: i temporanei tagli alle accise sui carburanti, introdotti per calmierare i prezzi sul mercato mondiale a causa delle tensioni in Iran, e la riduzione dei prezzi di alcuni farmaci. Sebbene abbiano fatto felici molti residenti, a lungo termine potrebbero creare un disavanzo di bilancio.

«Il costo dovrà essere coperto con nuovi prestiti o attingendo dal bilancio, ma è sempre più probabile che il debito aumenti. Non cambia nulla: invece di risolvere i problemi strutturali di base, si finanziano progetti che servono solo a fini di popolarità, propaganda e promozione politica», conclude Jovanović.

(BBC Serbia, 09.07.2026)

https://www.bbc.com/serbian/articles/c4gyxqlx31jo/lat

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