In 200.000 lavoratori sognano il salario minimo

In Serbia molti lavoratori non percepiscono nemmeno l’importo salariale minimo garantito poiché le multe non sono adeguate e i datori di lavoro riescono agevolmente a violare la legge.

Oltre 200.000 lavoratori serbi guadagnano meno del salario minimo nazionale (fissato a 121 dinari l’ora, circa un euro). Ufficialmente si registrano circa 400.000 salari minimi, ma molti datori di lavoro non rispettano la legge e non versano neanche il minimo stabilito per legge, giustificando il comportamento con la debola situazione economica. I sindacati richiedono un aumento a 140 dinari per ora, gli imprenditori rifiutano ogni aumento. Il ministro del lavoro Aleksandar Vulin affema che nessuno può pagare un lavoratore meno del minimo ma questo accade spesso.

Zoran Mihajlovic dell’Unione dei Sindacati Indipendenti afferma che nulla cambierà finoa  quando non verranno introdotte penalità più pesanti per coloro che non pagano regolarmente i salari o li pagano al di sotto del minimo: “In questo ambito poco è cambiato nel corso degli anni. Gli ispettori verificano per lo più se i lavoratori sono registrati. Essi per lo più percepiscono una parte del salario in nero, così i datori di lavoro pagano meno contributi e tasse. La situazione peggiore si riscontra nel commercio e nelle costruzioni, dove ci ritroviamo in piena economia nera. Lo Stato non ha trovato un sistema per reprimere questi comportamenti e i lavoratori sono impauriti nel denunciare per paura di non trovare più un lavoro”.

Ivica Cvetanović della Confederazione dei Sindacati Liberi dichiara che il salario minimo dovrebbe essere pari al 70% del salario medio nazionale ma è consapevole che lo Stato non può forzare su questo punto: “La cosa più importante sarebbe che i datori di lavori rispettassero la legge e pagassero il minimo solo per i lavori più semplici. In pratica non è così e gli imprenditori considerano tantissimi lavori come i più semplici. Bisogna intensificare i controlli e verificare lo stipendio adeguato per ogni mansione. Il minimo dovrebbe essere l’eccezione e non la regola”.

I datori di lavoro dal canto loro sottolineano che su un salario netto di 21.000 dinari bisogna pagarne altri 12.000 tra tasse e contributi, con un totale che arriva a 33.000 dinari di costo impresa per lavoratore, troppo per la condizioni attuali dell’economia del paese. L’unico punto su cui concordano sindacati e imprenditori è la proposta di ridurre le tasse sui salari minimi.

(Vecernje Novosti, 10.09.2015)

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