Imparare il serbo non è più un’impresa

Milica Marinkovic sta dimostrando sul web che imparare il serbo può essere se non facile, certamente un percorso molto coinvolgente. Con il sito Serbo per Italiani e la sua prima guida tematica “Un pranzo in Serbia“, Milica propone un approccio rigoroso e al contempo pratico e relazionale allo studio della lingua serba. Come ti è venuta l’idea di realizzare la guida?

Quest’idea è il frutto della mia esperienza come studentessa e insegnante, ma anche di una piccola ricerca. Ogni volta che mi approcciavo all’apprendimento di una lingua straniera, sentivo spesso la mancanza di una cornice culturale. Non credo di essere l’unica. Da quando ho il profilo Serbo per Italiani su Instagram e Facebook, ricevo spesso i messaggi dalla gente italiana vicina e interessata alla Serbia – a volte per motivi familiari, ma tante altre per pura curiosità o fascino. C’è davvero chi si è innamorato della mia terra dopo soltanto un breve viaggio. Se questo è possibile, sarà merito della nostra ospitalità illimitata e dei modi di vivere la quotidianità. Inoltre, ci sono anche quelle persone che desiderano imparare la lingua e, quindi, volevo trovare un modo per accontentare tutti creando un regalo utile per il primo compleanno della mia pagina. Si tratta di una guida linguistico-culturale, appunto. Penso che la tavola sia un ottimo strumento per imparare tanto su un Paese. Inoltre, può essere intesa anche come un convivio (o il simposio) nel senso classico, un punto di partenza per dialogare e scambiare le idee. Conoscere la lingua della tavola significa conoscere la comunicazione verbale e quella non verbale. Questo è molto importante perché, spesso, non osiamo agire in un contesto sconosciuto perché non sappiamo come comportarci, non sappiamo se un comportamento sia corretto o sbagliato. In più, conoscere la cultura aiuta a superare i propri confini e a comprendere le differenze culturali. Penso che molti stereotipi e pregiudizi potrebbero essere abbattuti se si desse più spazio all’antropologia, se si spiegasse il perché di una tradizione. Le tradizioni sono, in genere, molto lunghe, e se certe cose “strane” persistono, ci sarà un motivo. 

Che metodologia didattica utilizzi e quali sono i maggiori problemi che noti nell’apprendimento del serbo da parte degli italiani?

Uso l’approccio contrastivo-comunicativo. Mi spiego meglio – per trattare i concetti grammaticali utilizzo la lingua italiana come riferimento. La maggior parte dei corsi di serbo per stranieri sono svolti in lingua inglese. Credo che imparare una nuova lingua tramite un’altra straniera rende il processo più lungo e meno intuitivo perché c’è un passaggio in più. Io parlo fluentemente l’italiano, il francese e l’inglese e mi piace lavorare con gli studenti madrelingua di queste lingue per poter arrivare al massimo risultato. Inoltre, il metodo comunicativo è molto importante perché più parliamo nella lingua di arrivo (il serbo, nel nostro caso), meglio sarà acquisita. Per quanto riguarda i principali problemi che noto nell’apprendimento del serbo da parte degli italiani, non esiste un’unica risposta. Dipende molto dal livello. Più si scava in profondità, si scoprono nuovi problemi, ma il bello è che quelli vecchi si superano. All’inizio, quello che sembra più difficile è quello che è evidente anche senza parlare, ovvero l’alfabeto cirillico. In realtà, il cirillico si può imparare in pochissimo tempo. Dopo, di solito, arrivano i casi, ma anche quelli non sono un gran problema. La più grande difficoltà, ma non insormontabile, sta nei verbi ovvero nell’aspetto verbale, una particolarità delle lingue slave. A volte può essere problematica la comparazione degli aggettivi. Infine, l’utilizzo delle preposizioni, ma queste sono complicate in qualsiasi lingua straniera. Bisogna prestare molta attenzione all’ascolto dei madrelingua, cosa che spesso viene trascurata.

La guida linguistico-culturale “Un pranzo in Serbia” può essere scaricata gratuitamente seguendo questo link: www.subscribepage.com/h5e5n6

Come nasce il tuo rapporto con la lingua italiana e la cultura italiana?

Sono sempre stata affascinata dalle lingue e culture straniere, soprattutto da quelle mediterranee. Avendo studiato il francese e il latino, volevo aggiungere alla lista anche l’italiano. Ho viaggiato in diversi paesi per motivi di studio, ma poi ho deciso di rimanere in Italia per motivi personali. Mio marito è italiano, ma al di là di questo, sento la cultura italiana come una parte di me. Ciò non è accaduto con altre lingue e culture che conosco.

Quali autori serbi consiglieresti a un italiano o quali di essi ritieni equiparabili ad autori italiani?

Potrei fare una lista lunghissima, ma citerò alcuni autori di narrativa tradotti in italiano. Oltre a Ivo Andrić e Meša Selimović che sono conosciuti, consiglio Miloš Crnjanski, Jovan Dučić, Danilo Kiš, Dobrica Ćosić, Vladan Matijević, Dragan Velikić, David Albahari, Gordana Ćirjanić, Grozdana Olujić.

Perché imparare il serbo se non si vive nel paese o non si hanno amici serbi?

Per gli stessi motivi per i quali si impara qualsiasi altra lingua. Per amore, per lavoro, per viaggiare, per studio, per allenare il proprio cervello. Non dimentichiamo che quelle che oggi vengono definite come quattro lingue – serbo, croato, bosniaco, montenegrino – nascono come un unico sistema linguistico e le differenze sono tuttora minime comparando, per esempio, le differenze tra l’inglese britannico e l’inglese americano. Imparare il serbo aiuta a parlare o a imparare meglio anche le lingue e i dialetti di tutta la Ex-Jugoslavia. Inoltre, il mercato del lavoro non si accontenta più di una sola lingua straniera (soprattutto se si tratta dell’inglese). Le conoscenze e le competenze insolite possono avere un ruolo decisivo.

Quali sono per te le parole più divertenti in serbo?

Bella domanda. Le parole più divertenti sono spesso quelle intraducibili o difficili da tradurre perché non si può rendere bene la loro bellezza in una lingua straniera. “Sladoled” – il gelato (“slad” – dolce, “led” – il gelo). Amo le parole “duša” (l’anima) “milozvučnost” (una melodia particolarmente armoniosa), “rodoljublje” (l’amore verso il proprio popolo e le proprie radici), “beskraj” (uno spazio – reale o immaginario – senza fine). Stranamente, la più bella melodia la sento nella parola “tišina” (il silenzio).

Milica Marinković, nata a Smederevo (Serbia) nel 1987, laureatasi in Lingue e letterature romanze e in Linguistica francese presso l’Università di Belgrado, ha concluso un dottorato di ricerca in Scienze letterarie, linguistiche e artistiche all’Universita di Bari “Aldo Moro”. È autrice di due romanzi in lingua italiana: Piacere, Amelia (Les Flâneurs Edizioni 2016) e In serbo (Les Flâneurs Edizioni 2019), (co)traduttrice di diversi volumi e coautrice di due antologie poetiche. Ha pubblicato diversi saggi e racconti su riviste e siti specializzati e fa parte della redazione di “incroci, semestrale di letteratura e altre scritture” (Adda editore, Bari). È ideatrice del progetto Serbo per Italiani con il quale desidera avvicinare la Serbia agli italiani e l’Italia ai serbi.

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