ILO e BERS: “Il pacchetto economico della Serbia il più generoso nei Balcani occidentali”

Secondo l’ultimo studio pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), l’orario di lavoro nel secondo trimestre di quest’anno in Serbia è diminuito del 14,8%, che equivale alla perdita di 510.000 posti di lavoro a tempo pieno. Tuttavia, offrendo il pacchetto economico più generoso e completo tra le economie dei Balcani occidentali, il governo serbo ha rallentato la diffusione della povertà.

Se la crisi sanitaria continuerà e i programmi di incentivazione per proteggere i posti di lavoro verranno interrotti, potrebbe verificarsi una crisi di occupazione, avverte lo studio.

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Nei prossimi mesi i lavoratori più a rischio saranno in questi settori: commercio all’ingrosso e al dettaglio, alloggi, trasporti, cibo e bevande, attività di servizi, silvicoltura e disboscamento, agricoltura e allevamento. Secondo le stime, circa 700.000 persone in questi settori corrono il rischio immediato di perdere il posto di lavoro, soggetti che fanno lavori caratterizzati da informalità e precarietà lavorativa, lavoratori autonomi o lavoratori delle microimprese.

Di questa forza lavoro, quasi 314.000 sono lavoratori autonomi e oltre 267.000 sono lavoratori informali. Le microimprese, che impiegano più di 735.000 lavoratori, sono state le più colpite dalla crisi e più di una su quattro ha completamente chiuso. Il governo ha fornito una generosa misura di assistenza finanziaria sotto forma di sussidi, che per le micro, piccole e medie imprese ammontava a circa il 65% del costo totale del lavoro.

Sebbene il rapporto evidenzi “un sostegno quasi universale sia per le imprese che per i cittadini”, presenta anche cinque raccomandazioni per ulteriori misure: un approccio più selettivo e mirato, delle soluzioni per supportare un gran numero di lavoratori “circolari” e stagionali, mitigando i costi sociali meno visibili di una pandemia, l’ottimizzazione del nuovo programma volto all’occupazione giovanile e un uso più coerente ed efficiente del dialogo sociale.

Le misure per preservare i posti di lavoro (attraverso il sostegno diretto e il differimento dei debiti fiscali) hanno ridotto il tasso di povertà di 1,2 punti percentuali in tutte le fasce di età, anche se è ancora a metà del livello di povertà pre-crisi.

Quando una tantum di aiuto di 100 euro viene aggiunta al resto delle misure, l’effetto delle misure combinate contro la povertà è estremamente forte, e riduce “il tasso di povertà relativa al 22,9%, al di sotto dei livelli pre-crisi”, afferma il rapporto in una sintesi.

Questo modello mostra che con gli effetti combinati delle misure per la salvaguardia del lavoro e dell’assistenza sotto forma di una tantum a tutti i cittadini adulti, la Serbia è riuscita ad abbassare il “coefficiente di Gini di un punto pieno”.

https://www.ekapija.com/news/3006250/mor-i-ebrd-ekonomski-paket-mera-srbije-najizdasniji-na-zapadnom-balkanu-najugrozenija

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