Il ritorno dei “cervelli in fuga”

Di solito veniamo a sapere che i giovani con un alto livello di istruzione se ne vanno dalla Serbia; il loro ritorno è quindi una sorpresa.

L’emittente B92 ha visitato l’azienda NIS, dove lavorano più di 20 esperti che hanno acquisito conoscenze ed esperienze all’estero, per poi tornare in Serbia. Branko e Vladimir affermano che la vita, dopo averli condotti in varie zone de mondo, li ha riportati in Serbia.

Branko è andato in Sud Africa con la famiglia negli anni Novanta: “Laggiù ho terminato le Superiori e l’Università, a Johannesburg; lì ho iniziato a lavorare, per 5 anni, alla fine ero manager in una società di revisione, la Deloitte”. Quando si è però aperta la possibilità di fare carriera in un altro posto, fra la Serbia e la Svizzera ha scelto la prima, e per questo è arrivato alla NIS. “Anche se in Svizzera mi offrivano una carriera più interessante in quel momento, a parte il lavoro la Serbia offriva una vita più stimolante, legata alla vita sociale, e questo è stato determinante”, spiega Branko.

Nell’ufficio dall’altra parte della strada c’è Vladimir Tatarski. Di origine serba ma nato in Svizzera, dove ha terminato le scuole e ha lavorato, è andato poi in Australia, ma una sola visita a Novi Sad è stata fatale per convincerlo a trasferirsi lì. “Per caso qualcuno è venuto da me chiedendomi se fossi interessato ad un lavoro alla NIS, dove cercavano una persona con le mie caratteristiche. La mia prima reazione è stata di rifiuto, avevo già una strada segnata, ma mi hanno invitato a pensarci, dicendo che non costava niente; e allora ho cominciato a rifletterci e la cosa ha cominciato ad essere molto interessante”, dice Tatarski. Se sia stata la decisione giusta non se lo chiede e comunque non pensa che ci sia risposta: “Quello che ho imparato dalla vita all’estero è che la cosa fondamentale per ogni persona è creare un proprio ambiente e allora in quale Paese si è non ha più importanza”.

Olivera Vujnovic è direttrice dei sistemi informativi di NIS. Una proposta di lavoro ha portato lei e la sua famiglia a Londra, alla sede della British and American Tobacco, ma per motivi sentimentali essi sono rientrati in patria. Il ritorno è stato una sfida. “Appena sono arrivata a Londra, la prima sfida è stata quella di posizionare un data center a Kwala Lumpur e in India, mentre qui era di convincere i dipendenti a venire al lavoro dalle 8 alle 4 e non è stato facile, credetemi!” dice ridendo Olivera. Alla domanda se sia felice di sentirsi definire “esperta straniera”, Olivera risponde: “Quello che amo è sentirmi dire che sono un’esperta serba che ha lavorato con successo in una grande azienda a Londra e ciò che mi fa particolarmente piacere è di avere successo conducendo la trasformazione della più grande compagnia serba e che questa trasformazione ottiene risultati”. Anche Olivera sostiene che la decisione di tornare è stata giusta, avendo già dimostrato a se stessa che come esperta può lavorare ed essere riconosciuta nei Paesi dell’Europa Occidentale.

(B92.net, 16.07.2013)

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