Il modello di business serbo: le grandi aziende ricattano i piccoli fornitori

Nei quattro mesi da quando è stata promulgata la legge con cui viene dato un limite al termine per i pagamenti, lo Stato è quello che si è dato più rigore. I piccoli imprenditori dicono che per loro tutto è come prima: non prendono in considerazione la possibilità di denunciare chi non paga, perché se citano in giudizio un cliente, perdono il lavoro.

Marija Rakic, proprietaria di un ristorante che fornisce i pasti a varie aziende, dice che la legge non ha migliorato la situazione: “Un’impresa edile ha con noi un conto mensile di 300.000 dinari (meno di 3000 euro, NdR): passati i 60 giorni, ci danno 50.000 dinari, il resto molto più tardi. Varie volte ho provato a fargli presente cosa dice la legge, ma tanto sanno che non li denunceremo. Funziona così in tutto il nostro settore”. Situazione simile per i fornitori delle grandi catene di distribuzione: “Dopo l’approvazione delle legge, per un breve periodo i soldi sono arrivati in tempo, ora non più. Nessuno di noi vuole denunciare un grande partner, perché interrompere il rapporto con un cliente significa non lavorare più”, dice un operatore del settore.

“Per lo sforamento dei termini di pagamento, si può presentare denuncia al Tribunale, che è obbligato a esprimersi immediatamente. Oltre al pagamento della fattura e degli interessi, il debitore deve pagare 20.000 dinari a fattura e riceve una denuncia. Inoltre, i creditori possono rivolgersi a noi, che allo stesso modo procederemo con una denuncia”, spiega a Blic Nina Samardzic, assistente del Ministro delle Finanze.

(Blic.rs, 22.07.2013)

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