Il Guardian: “La gara della ‘diplomazia del coronavirus’ di Russia, Cina e UE in Serbia”

In Serbia, Paese candidato all’adesione all’UE che ha corteggiato negli ultimi anni sia Mosca che Pechino, è in corso una gara di diplomazia attorno al coronavirus. Mentre la pandemia accelera, i principali attori mondiali stanno esaminando come utilizzare le strategie di “soft power” e raggiungere i propri obiettivi di politica estera, scrive il quotidiano britannico “Guardian” in un articolo.

L’UE sta cercando di dimostrare che la favola sui valori e la solidarietà europei non sono solo storie vuote, la Cina prova a presentarsi come il Paese soluzione al coronavirus non la sua causa, la Russia invia risorse più modeste ma di massimo effetto per esempio utilizzando veicoli militari che si muovono attraverso l’Italia o aerei pieni di equipaggiamenti inviati negli Stati Uniti, fabbricati in parte da società sotto sanzioni.

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Gli americani, concentrati su se stessi sotto l’amministrazione di Donald Trump, sono invece in gran parte assenti da questa contesa diplomatica.

Secondo il “Guardian”, i cinesi sono arrivati per primi a Belgrado con aerei pieni di apparecchiature mediche e sei medici per aiutare a coordinare la politica nazionale e combattere la diffusione dei coronavirus; il Presidente serbo un mese fa ha baciato la bandiera cinese pieno di gratitudine e ha criticato l’Europa per mancanza di assistenza.

Poi sono arrivati i russi, che hanno consegnato risorse meno importanti ma comunque benvenute, e hanno avuto una grande copertura mediatica. Alla fine gli europei, che hanno dichiarato a loro volta di aver elargito molte più risorse della Russia e della Cina insieme.

In Serbia, dice il giornale, tutto è iniziato il 15 marzo quando il Presidente Aleksandar Vucic ha dichiarato lo stato di emergenza. Lo stesso giorno, la Presidente della CE Ursula von der Layen in una dichiarazione ha intimato di vietare l’esportazione di apparecchiature mediche dal blocco UE agli altri Paesi, cosa che ha fatto arrabbiare Vucic e provocato le sue dure critiche rivolte all’Unione.

Vucic ha detto testualmente che la solidarietà europea non esiste ed è una favola e ha quindi inviato una lettera alle uniche persone che potevano aiutarlo, vale a dire i cinesi. Ha chiesto alla Cina forniture, attrezzature e consigli per combattere la pandemia e poco dopo il primo aereo è atterrato a Belgrado.

Secondo il “Guardian” la Cina è felice di entrare in questo spazio. Funzionari serbi affermano che gli esperti cinesi che sono rimasti nel Paese balcanico stanno ora personalmente guidando la politica di risposta governativa al coronavirus. A differenza della maggior parte d’Europa, la Serbia segue il modello cinese di isolare anche i casi lievi di coronavirus in grandi ospedali temporanei, invece di affidarsi all’autoisolamento volontario.

La Russia ha inviato aiuti principalmente sotto forma di disinfettanti per gli ospedali e gli ingressi degli edifici residenziali. A Mosca, l’opposizione lamenta che il Cremlino sta inviando attrezzature all’estero per ottenere consensi al governo mentre i medici locali non dispongono delle cose basilari. In Serbia l’assistenza è benvenuta, sebbene si abbia la sensazione che questa gara di solidarietà sia esagerata rispetto al suo vero beneficio.

Dall’arrabbiatura di Vucic, l’UE ha lavorato per dimostrare come abbia aiutato la Serbia. La delegazione UE ha indicato che negli ultimi due decenni sono stati erogati oltre 200 milioni di donazioni e oltre 250 milioni di prestiti per assistere le strutture mediche del Paese. Un laboratorio finanziato dall’UE è stato riconvertito in laboratorio per testare il COVID-19. L’UE fa sapere inoltre che ha impegnato altri 93 milioni di euro a breve e medio termine per combattere il coronavirus e i suoi effetti.

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