Il dramma dei licenziati nel settore privato a causa del coronavirus

Nei giorni a venire l’esercito di impiegati del settore privato si aspetta licenziamenti in massa, molti di loro li hanno già ricevuti, e lo Stato non ha altro da offrire che appelli alle imprese a non licenziare. Anche i datori di lavoro, in particolare quelli delle piccole e medie imprese, sono preoccupati per il loro status, che non è molto diverso da quello dei lavoratori. È semplice, il lavoro si è fermato, non ci sono riserve, nessuna misura in vista. I più colpiti sono i dipendenti, che si affidano a delle email per denunciare la situazione.

“Un’amica mi ha chiamato oggi, è cuoca in un famoso ristorante; dice che sono stati chiamati a un incontro e hanno licenziato tutti…”, riferisce un lettore. L’altra è un’imprenditrice, dovrà chiudere il suo negozio di parrucchiera: “Ho un bambino di cinque anni, mio ​​marito è attualmente disoccupato. Sono costretta a non lavorare e il costo di affitto, tasse e altro è in aumento”, denuncia.

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“Io e mio marito lavoriamo nello stesso ristorante che ha chiuso il 18 marzo. Abbiamo tre figli, come fornire loro un pranzo modesto e della cioccolata?”, scrive un’altra.

“Perché le mamme nel settore privato non sono autorizzate a rimanere a casa?”, chiede una lettrice il cui congedo di maternità scade in questi giorni; il bambino non ha un posto dove andare e la compagnia ha organizzato i trasporti dal centro di Belgrado, che difficilmente lei riesce a raggiungere in queste condizioni.

“Sono madre di un bambino di sei anni, ho perso il lavoro perché il mio capo ha chiuso la struttura in cui lavoravo; non ero in regola, non ho altre entrate, sono in affitto. Tutti parlano di aumentare le pensioni, di varie misure, e nessuno dice cosa possiamo fare noi, che abbiamo dei bambini, che paghiamo l’affitto e non possiamo trovare un altro lavoro”, scrive disperata un’altra.

“Non importa se muoio di coronavirus o di fame”

Un lavoratore stagionale presso un privato nel lago “Srebrno Jezero” afferma di essere tranquillo per questo mese perché è in congedo retribuito, ma è preoccupato per i mesi di aprile, maggio…“Sto perdendo l’opportunità di lavorare anche per un salario minimo e non ho altre entrate. O qualcuno ci darà una possibilità o morirò, non importa se di coronavirus o di fame”, dice.

In una situazione senza speranza si trova anche una lavoratrice che è l’unica in azienda ad aver trovato una nota al contratto che non le consente di lavorare da casa, sebbene ciò sia possibile. È madre di due figli, di 9 e 13 anni, suo marito è in quarantena in Francia e si prende cura dei suoi e dei genitori malati di lui.

Non ci sono soluzioni per il momento, non vengono annunciate speciali misure per i privati, come se si calcolasse che riusciranno in qualche modo a gestirsi. Non vi è inoltre alcun sostegno pubblico da parte del governo ai dipendenti del settore, solo si millanta che saranno in qualche modo protetti.

“Peggio ancora, possiamo uscire da questa situazione divisi in settori privati ​​e pubblici, che è esattamente quello che sta succedendo”, sostiene il professor Zoran Stoiljkovic, presidente dell’Unione dei sindacati “Nezavisnost”, aggiungendo che non gli sembra che nessuno pensi alle piccole imprese, anche se lo Stato potrebbe fornire dei risarcimenti o esenzioni ai pagamenti assumendosi un po’ di rischi e guardando sempre al bilancio.

“Esamineremo in modo specifico i problemi riguardanti gli annullamenti dei contratti di lavoro e chiederemo allo Stato, attraverso regolamenti e decisioni speciali, di risolvere le questioni che causano il caos. Abbiamo proposto una moratoria sui diritti dei lavoratori e sui salari durante lo stato di emergenza e vedo che è passato come messaggio dalle autorità. Ma ora abbiamo il problema che le persone nel settore pubblico saranno protette mentre gli appelli non funzionano quando si tratta del settore privato. Un esempio sono quei 102 lavoratori che sono stati licenziati, dal giorno alla notte, dalla “Vojvodjanska Banka” e ora quando gli sportelli non funzionano, non possono nemmeno esercitare i loro diritti attraverso il servizio di collocamento”, afferma Stoiljkovic.

https://www.danas.rs/ekonomija/svejedno-je-da-li-cu-umreti-od-korone-ili-gladi/

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