Il corpo di Ratko Mladić è stato trasportato in Serbia giorni dopo la morte dell’ex comandante dell’Esercito della Repubblica Srpska (VRS), avvenuta nell’ospedale carcerario dell’Aia, dove era stato precedentemente condannato all’ergastolo con l’accusa di crimini di guerra e genocidio durante la guerra degli anni ’90 in Bosnia ed Erzegovina (BiH).
I membri delle Forze Armate della Serbia hanno preso in consegna la bara – avvolta dalle bandiere della Serbia e della Repubblica Srpska (RS), una delle due entità della BiH – dall’aereo del Governo serbo presso l’aeroporto di Belgrado. Oltre ai familiari di Mladić, era presente anche il ministro della Giustizia Nenad Vujić.
Lungo il percorso dall’aeroporto all’Accademia Medica Militare, dove la salma di Mladić è stata trasportata a bordo di un furgone rosso, il corteo automobilistico è stato salutato da decine di persone con striscioni appesi ai cavalcavia che recitavano: “Gli eroi non muoiono mai”, “Un grazie a tua madre”, “Bentornato a casa, Generale” e “Grazie, Generale”.
Agenti di polizia e militari hanno salutato il convoglio, di cui faceva parte anche il furgone contenente il corpo di Ratko Mladić.
Lo Stato è pronto a fornire ogni tipo di supporto logistico, di trasporto e di altro genere, oltre a contribuire al mantenimento dell’ordine pubblico, della pace e della sicurezza, aveva dichiarato in precedenza il presidente Aleksandar Vučić.
I media riferiscono che la cerimonia di commemorazione si terrà sabato 5 settembre presso la Casa dell’Esercito alle ore 12:00, mentre le esequie si svolgeranno due giorni dopo presso il cimitero di Topčider, dove riposa anche la figlia di Mladić, Ana. La BBC non ha ricevuto conferme di questa informazione.
Le stime dei servizi di sicurezza indicano che decine di migliaia di persone parteciperanno ai funerali, ha aggiunto Vučić.
Mladić era stato condannato all’ergastolo per crimini di guerra e per il genocidio di Srebrenica. È deceduto il 27 agosto, all’età di 83 anni, nell’ospedale carcerario dell’Aia.
La morte di Mladić resta il tema principale nei Balcani
In Bosnia ed Erzegovina (BiH), composta da due entità – la Federazione di BiH e la Repubblica Srpska – le reazioni rimangono divise.
Mentre nella Repubblica Srpska, a maggioranza serba, da giorni si susseguono commemorazioni per Mladić in diverse città, nella Federazione di BiH si condannano tali gesti e si chiedono sanzioni per chi, come viene affermato, “nega il genocidio di Srebrenica e glorifica i criminali di guerra”.
Vi erano stati annunci di manifestazioni a Srebrenica – cittadina in cui le forze serbo-bosniache uccisero migliaia di musulmani negli anni ’90 – prima da parte di chi intendeva rendere omaggio a Mladić, e successivamente da parte degli oppositori. Tuttavia, il Ministero dell’Interno della Repubblica Srpska, sul cui territorio si trova Srebrenica, ha vietato qualsiasi raduno pubblico.
Il 2 settembre nelle strade di Srebrenica è stata registrata una presenza rafforzata di forze dell’ordine, sia in divisa che in borghese, ma la situazione è rimasta tranquilla, come riferito da Slađan Tomić, giornalista del servizio in lingua serba della BBC.
A Bratunac, cittadina a pochi chilometri da Srebrenica, si è comunque radunato un gruppo di minorenni vestiti di nero, con l’immagine di Ratko Mladić sulle magliette o sulle bandiere, intonando cori con il nome dell’ex comandante della VRS. I giovani si sono tuttavia dispersi dopo l’arrivo della polizia, ha riferito il reporter della BBC.
Omaggi e reazioni
Nei giorni scorsi, le associazioni di Srebrenica e di altre località della Federazione di BiH hanno reagito con durezza ai tributi pubblici resi a Mladić nelle città della Repubblica Srpska e durante le partite di calcio.
I tifosi del Borac di Banja Luka, la città più grande della RS, hanno nuovamente omaggiato Mladić durante il derby di campionato del 2 settembre contro lo Željezničar di Sarajevo, esponendo uno striscione che ritraeva gli occhi di Mladić. La partita non è stata interrotta, secondo quanto riportato dai media locali.
I sostenitori del Borac avevano già reso omaggio a Mladić anche durante la precedente giornata del campionato della BiH contro il Radnik Bijeljina.
La Commissione Disciplinare della Federazione Calcistica della Bosnia ed Erzegovina ha recentemente sanzionato il Borac, campione in carica, con una multa di 5.000 KM (circa 2.500 euro) e l’obbligo di disputare una partita a porte chiuse a causa dei cori intonati dai propri tifosi in favore di Ratko Mladić.
(BBC Serbia, Naslovi.net, 04.09.2026)
