Il contratto con Fiat valido altri quattro anni

Il contratto tra la Fiat e la Repubblica di Serbia sarà valido altri quattro anni, fino al 31 dicembre 2018, dopo di che entrambi i contraenti avranno il diritto di vendere le loro quote azionarie, con diritto di prelazione della controparte.

Le speculazioni che parlano di una dislocazione della produzione dell’automobile “500 L” in un’altra nazione non sono fondate, dicono fonti della casa automobilista a Kragujevac. Operazione troppo costosa, dicono, visto che la ricostruzione della fabbrica sita nella Serbia centrale è costata 1,3 miliardi di euro. Gli oltre 3,000 lavoratori della Fiat Automobili Srbija sono molto più preoccupati dell’incertezza che circonda il lancio della produzione del secondo modello di veicolo, punto importante del contratto tra i due soci firmato il 28 settembre 2008.

Il presidente del sindacato interno Zoran Marković lo scorso autunno ha rivolto un appello al governo a essere più coinvolto nella gestione della società a fronte del declino delle vendite della 500L sul mercato mondiale. In più si sono verificate numerose sospensioni della produzione a causa di “fattori esterni”, come li ha definiti Fiat, legati all’andamento dei mercati internazionali.

Del lancio del nuovo modello non si è discusso nemmeno al tradizionale incontro di fine anno della dirigenza con la stampa. Nel corso dell’incontro all’albergo “Zelengora” si è solo annunciato che la FAS produrrà nel 2015 100,000 500L. i dati relativi alla produzione del 2014 ancora non sono stati resi noti e si hanno solo quelli del 2013, quando sono state prodotte 117.000 autovetture, di cui il 97% venduto all’estero. Nel 2014, secondo i dati dell’Istituto di Ricerche di Mercato di Sasa Djogovic, l’export verso l’esigente mercato degli Stati Uniti è stato dieci volte inferiore al 2013 ed è passato da 199,5 milioni di euro ad appena 15. Sul mercato nordamericano la Fiat 500L non è competitiva neanche al prezzo di 15,500 euro, perché nel segmento B del mercato è possibile trovare auto simili a meno.

In ogni caso la crisi dell’industria automobilistica mondiale prosegue dal 2009 e tutte le aziende del settore mandano sul mercato nuovi modelli per conquistare i clienti. Ecco perché i sindacati insistono su un nuovo modello, a maggior ragione perché lo stabilimento di Kragujevac è stato progettato per produrre 300,000 autovetture all’anno, sulla base del rapporto standard nell’industria di un lavoratore per ogni 1000 vetture producibili.

Nonostante questi problemi la FAs è stata l’anno scorso il maggior esportatore del paese, con un controvalore di 1,5 miliardi di euro. Vi è da dire che che tuttavia l’utile netto è stato molto basso, solo 10 milioni di euro, o 100 euro a vettura, se si tengono per buoni i numeri dell’anno precedenti.

Sembra che i rappresentanti del nostro paese nei loro discorsi pubblici dimenticano due dati: che la FAS è anche uno dei più grandi importatori del paese (motori e cambi per la 500L e le parti di ricambio più costose) e che ogni anno la società viene sovvenzionata dalla Serbia con 51 milioni di euro.

Se nel 2008 la casa automobilistica venne accolta con lo slogan “Benvenuti a casa”, oggi è importante porsi delle domande sulla sopravvivenza di questa grande impresa in Serbia. La risposta sarà l’avvio della produzione del secondo modello di autovettura, tema su cui insistono gli esperti e i sindacati. Se questo non avvenisse, allora le parti al 31 dicembre 2018 potranno liberamente interrompere il contratto e vendere alla controparte le quote.

(Politika, 21.01.2015)

 

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