Il business agrario e le sue vittime

Quello delle privatizzazioni delle aziende pubbliche è, in Serbia, un tema molto “sensibile” e quanto mai attuale. Negli anni Novanta, la vendita dei beni delle aziende statali della Jugoslavia in disfacimento permise l’arricchimento di una piccola parte di spregiudicati uomini d’affari strettamente legati ai politici di allora. Le conseguenze si riflettono sul presente: ditte sull’orlo della (e ben oltre la) bancarotta e dipendenti che sono stati licenziati o a cui non sono state riconosciute le proprie partecipazioni. “Privatizzazione” ha dunque assunto il significato di “truffa”, “speculazione”. I governi del dopo-Milosevic non hanno contribuito a migliorare la situazione: il più volte ministro dell’economia e delle finanze Mladjan Dinkic, in particolare, è stato più volte bersaglio di attacchi per gli accordi con termini tenuti segreti, stretti con aziende estere (uno dei più discussi è stato quello con la Fiat). Ora il governo Vucic si appresta a varare la nuova legge, proposta dal ministro Vujovic, che regola le privatizzazioni, sulla quale si è però polemicamente scagliato l’ex ministro dell’economia Sasa Radulovic, il quale ha sostenuto che essa prosegue la politica degli accordi segreti. Il sito Pescanik.net ha pubblicato un articolo-inchiesta, di cui il Serbian Monitor propone la traduzione integrale, su uno dei recenti, discussi accordi di privatizzazione.

Da solo il complesso agrario di “Backa” a Sivac, con i suoi duemila e più ettari di ottimo terreno, gli edifici, i silos e le altre strutture, vale 30 milioni di euro, dice alla rivista Novi Magazin uno dei grandi agricoltori di questa zona, che desidera restare anonimo per evitare problemi con il governo. Questa è una “tipica” reazione di fronte alla notizia che il complesso agrario di “Backa”e quello di “Jadran” a Nova Gajdbora, che insieme totalizzano 4.000 ettari di terreno, e i loro edifici saranno venduti alla società araba Al Rawafed per 22 milioni di euro.

Forse, tuttavia, sia l`agronomo preoccupato che il pubblico in generale avrebbero meno ragioni di reagire con supposizioni, speculazioni e scontento, se si conoscessero tutti gli elementi cruciali dell`accordo con la società Al Rawafed di Abu Dabi. Effettivamente, qualcosa è stato sì definito, anche se a grandi linee, ma ancora molte cose restano da essere precisate nel corso dei mesi a venire. Secondo la risposta che Novi Magazin ha ricevuto dal Ministero dell`Economia, gli accordi, per la precisione sette, tanti devono essere firmati nel campo agricolo, saranno finalizzati solo nei prossimi 2-3 mesi e solo allora si saprà con esattezza cosa e a quale prezzo viene venduto, cioé dato in concessione, perché quegli accordi saranno resi pubblici.

Ma, per quanto riguarda il menzionato “Backoj”, secondo le informazioni che Novi Magazin ha raccolto dal governo, non viene venduto tutto il complesso e nemmeno tutte le strutture. Dei 3.600 ettari ne vengono venduti 2.200, i restanti 1.400 ettari e gli edifici del “Backa” continueranno a funzionare.

Il polverone è stato sollevato soprattutto intorno alle concessioni. Si tratta di 2.000 ettari di terreno statale che fino ad ora sono stati coltivati da contadini locali. In base agli accordi stretti con gli emiratini, questi contadini sono rimasti senza terra.

“Quei 2.000 ettari non erano sfruttati da 3 o 4 magnati, ma da 80 famiglie. Tra di loro ci sono anche quelli che coltivavano solo 2-3 ettari. Dunque, quella terra era la risorsa per un grande numero di persone, alcuni letteralmente vivevano di quei terreni, e a molti altri il rendimento assicurava una vita quanto meno decente, adesso tutti ne verranno privati”, dice in una breve conversazione con Novi Magazin Ivana Dulic Markovic, ex Ministro dell`Agricoltura, che definisce tutto questo accordo con parole molto dure come “una vergogna e un`insolenza”.

La nostra interlocutrice mette in evidenza che il prezzo delle concessioni fino ad ora veniva definito con aste pubbliche e si aggirava intorno ai 400 euro per ettaro, mentre nell`accordo che lo stato ha concluso il prezzo sarà della metà – solo 250 euro per ettaro. Tuttavia, l`interlocutore del governo sostiene che il prezzo medio delle concessioni delle terre statali (in tutto intorno ai 9.000 ettari) nel comune di Kula è di 234 euro, e, se si considera che lo stato di queste terre prenderà, oltre all`affitto, anche un profitto (diciamo intorno ai 200 euro all`anno per ettaro), il prezzo pattuito sembra ragionevole.

Goran Zivkovic, consulente agragio, sostiene tuttavia che l`accordo stipulato un anno e mezzo fa dall`allora Ministro dell`Economia Mladjan Dinkic era significativamente migliore di questo. In breve, dice Zivkovic, “adesso la terra migliore viene venduta al prezzo più basso”. Ricordiamo che Dinkic aveva stretto un accordo per vendere un`azienda agricola a Banat, che ha terreno meno fertile di quello di Backa (che si dice sia il migliore in Europa, equivalente al “chernozem” ucraino) ad un prezzo per ettaro di 10.000 euro. Tuttavia, gli arabi, perfettamente in linea con la loro reputazione, si sono mostrati esperti commercianti: da allora i loro rappresentanti hanno setacciato tutta la Voivodina, hanno misurato e soppesato ogni terreno e scelto il “top”. A questo, il nostro interlocutore reagisce dicendo che adesso il prezzo di vendita è di circa 6.000 euro per ettaro, ma che questo è al di sotto del prezzo menzionato nei documenti del complesso agricolo in questione.

Nello stesso gruppo di obiezioni si può ancora mettere quella mossa sia dalla Dulic Markovic che da Zivkovic. La società Al Dahra, con la quale si era pensato l`accordo in origine, aveva, anche se limitata, almeno qualche esperienza nel settore agroalimentare. Quella con cui la Serbia ha creato una joint venture (un quinto i serbi e quattro quinti gli arabi) non ha alcuna esperienza. O quanto meno non se ne trova menzione sul loro sito ufficiale. A questo proposito Zivkovic ripete l`obiezione che aveva già avanzato nel gennaio dello scorso anno: ”Con le condizioni concesse agli arabi in Serbia sarebbe venuta qualche grande multinazionale, come, per esempio, la Nestlé, la Unilever, la Bunge… Queste sarebbero molto più utili alla nostra economia agraria, perché potrebbero fornire conoscenze e teconologia, ma principalmente perché potrebbero fornire ciò di cui la Serbia ha oggi più bisogno – cioè il posizionamento sul mercato e l`entrata nella grande distribuzione europea a cui oggi i nostri produttori non hanno accesso”. Il nostro interlocutore del governo, tuttavia, sostiene che si tratta del modo specifico di operare degli emiratini. Sulla base di questa spiegazione, in altre parole, il governo degli Emirati Arabi Uniti crea per ogni opportunità commerciale, cioè per ogni paese, una società ad hoc che, dal momento che è nuova, ha necessariamente referenze relativamente modeste, ma che al suo interno ha personale altamente specializzato. Questa argomentazione sarebbe supportata dal fatto che gli esperti mandati in Serbia per scegliere i terreni hanno svolto il loro compito – dal loro punto di vista, s`intende – nel miglior modo possibile.

Alla fine, la cosa più importante. Non c`è alcun problema nel fatto che la terra venga venduto agli arabi, così come ad altri stranieri. Dopotutto, questo ostacolo giuridico è stato finora, non meno legalmente, neutralizzato così che gli stranieri (e, di nuovo, di regola si trattava di società) hanno fondato imprese in Serbia e poi, come entità legali locali, hanno comprato indisturbatamente tutto ciò che hanno voluto. Come vediamo, non è che volessero proprio molto. In sostanza, il problema cruciale è che le industrie, cioè i complessi agricoli, vengono venduti o dati in concessione senza bandi pubblici e con accordi diretti. Così, in realtà, pubblicamente oggi non si sa esattamente né cosa, né dove e nemmeno quale cifra paga Al Rawafed.

L`accordo stipulato da Dinkic

Ecco l`accordo che al ritorno di Dinkic dagli Emirati, nel febbraio del 2013, venne “affisso” sul sito del Ministero della finanza e dell`economia.

Cosa Al Dahra compra

1. Complesso Agrario di Belgrado 2.329 ettari
2. “Agrobacka”, a Bac 791 ettari
3. “Bratstvo jedinstvo”, a Neuzin 595 ettari
4. “Dragan Marković“, a Obrenovac 1.253ettari
5. Complesso agrario “Nova Gajdobra“, a N. Gajdobra 518 ettari
6. “Mladi Borac”, a Sonta 307 ettari
7. Complesso agrario “Omoljica“, a Omoljica 1.080 ettari
8. “Vojvodina”, a Starčevo 508 ettari
TOTALE 7.381 ettari

 

Cosa Al Dahra prende in concessione

2.982 ettari (non identificati)
3.664 ettari a Karadjordjevo
TOTALE 6.656 ettari

 

La terra dell`azienda PKB (Complesso Agricolo di Belgrado) viene comprata da Al Dahra al prezzo di 12.000 euro all`ettaro, e tutti gli altri terreni a 10.000 euro all`ettaro. In totale sono 78,5 milioni di euro (per essere precisi: 78.468.000 euro), e non 100 milioni, come diversamente menzionato. Per questa cifra Al Dahra ottiene la proprietà all`80% delle 8 aziende summenzionate, il resto della proprietà è suddiviso tra il Governo e il comune di Belgrado. Si raggiunge la cifra di 100 milioni quando si calcola anche la concessione per 30 anni. Vale a dire, la concessione per 2.982 ettari al valore di 250 euro per ettaro per i primi 10 anni, che vuol dire 645.500 euro all`anno. Successivamente, il prezzo della concessione può essere innalzato in accordo con l`innalzamento dei prezzi al dettaglio, ma non può oltrepassare la cifra di 370 euro per ettaro.

I terreni della proprietà militare Morovic vengono presi in concessione si sensi del contratto (tra il Ministero della difesa e la società che verrà istituita) per 30 anni, a condizione che il prezzo sia corrisposto in forma di rendimenti annui – il 20% del fatturato – su quei terreni.

In aggiunta, negli accordi preliminari era specificato che la “società comune investirà 100 milioni di euro nel sistema di irrigazione, nello sviluppo agrario e nel capitale circolante” (questo significa che non deve essere capitale fresco di Al Dahra ma anche, diciamo, prestiti).

Quattro domande al Ministero dell`Economia

Ivana Dulic Markovic ha inviato al Ministero dell’Economia una lettera nella quale chiede le seguenti informazioni:

  1. i termini dell`accordo tra la società Al Rafawed e il Governo Serbo;
  2. le referenze della Al Rafawed nella produzione agroalimentare;
  3. l`analisi sulla base della quale il Governo ha preso 2.000 ettari di terreno dal Programma di sfruttamento dei terreni agricoli statali di quest`anno;
  4. l`analisi sulla base della quale è stato definito il prezzo del terreno nel comune di Kula.

 

(L`articolo originale, a firma di Mijat Lakicevic, è stato pubblicato su Pescanik.net il 25.07.2014. Traduzione di Elena Grammatica)

 

 

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