Di Ivana Rapajić Moran, dottoranda presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Belgrado e Amministratore Delegato di Altitude Healthcare
Un tempo la Serbia, insieme alle altre ex repubbliche jugoslave, vantava una delle coperture vaccinali più elevate. I vaccini sono una conquista della civiltà. Hanno reso possibile l’eradicazione di malattie come il vaiolo, il controllo delle epidemie e il prolungamento dell’aspettativa di vita.
Nello spazio pubblico, i vaccini si comportano fin troppo spesso come stelle del cinema: nei momenti di crisi li ammiriamo e li cerchiamo come salvatori, mentre nei periodi più tranquilli diventano bersaglio di critiche severe e infondate, finché una nuova epidemia non ci costringe ad ammirarli di nuovo.
Purtroppo, in Serbia e nel mondo, il dibattito scientifico è stato troppo spesso sostituito dallo spettacolo mediatico e dal sensazionalismo. Le narrazioni no-vax diffuse da singoli individui e da esponenti della comunità accademica – come la professoressa Valentina Arsić Arsenijević, prodecano per la ricerca presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Belgrado – ma anche da politici come Donald Trump e Robert F. Kennedy Jr, sono prive di qualsiasi fondamento scientifico.
Storia della disinformazione
L’esempio più noto è il controverso dottor Andrew Wakefield, autore del famoso articolo del 1998 apparso su The Lancet (poi ritirato), che scatenò il panico globale sul vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia). Lo studio fu successivamente bollato come non etico e scorretto, ritirato dagli annali scientifici nel 2010, e a Wakefield fu revocata la licenza medica. Fu accertato che i dati erano falsificati, che i bambini erano stati sottoposti a procedure non etiche e che la ricerca era stata condotta in violazione delle regole. Ciononostante, la sua storia ha continuato ad attirare l’attenzione del pubblico, specialmente durante la sua relazione con la supermodella australiana Elle Macpherson, il che ha ulteriormente amplificato la visibilità mediatica delle idee no-vax.
In Serbia, un ruolo simile nello spazio pubblico è svolto dal dottor Branimir Nestorović, le cui dichiarazioni sui vaccini e sulla pandemia hanno spesso suscitato polemiche. I suoi interventi, per quanto popolari, hanno contribuito a diffondere disinformazione, confusione e sfiducia in una parte dei cittadini. Quando il dibattito scientifico si trasforma in uno spettacolo mediatico, le conseguenze sono gravi: assistiamo al calo della copertura vaccinale e al ritorno di malattie che erano già sotto controllo.
Contrasto: Serbia e Ungheria
Un tempo la Serbia, insieme alle ex repubbliche jugoslave, registrava un tasso di vaccinazione tra i più alti. La copertura del vaccino MPR in Serbia, superata la soglia del 95%, è scesa a circa l’81% nel 2016, raggiungendo appena il 60% a Belgrado e Niš nel 2017. Quante volte abbiamo sentito di bambini vaccinati per la prima volta solo prima dell’inizio della scuola, mentre in età più precoce i genitori rifiutavano la somministrazione per timore dell’autismo, nonostante la vaccinazione sia un requisito di legge anche per l’iscrizione all’asilo nido?
Ciò che la Jugoslavia (e la Serbia) possedeva un tempo, oggi l’Ungheria, ad esempio, continua a mantenerlo. L’Ungheria presenta uno dei tassi di copertura con vaccino MPR più alti d’Europa: gli ultimi dati mostrano che la copertura nei bambini al primo anno di vita si mantiene stabilmente al di sopra del 95%, oltre la soglia dell’immunità di gregge. È il risultato di una vaccinazione obbligatoria di lunga data e di un’efficiente organizzazione della sanità pubblica.
A differenza dell’Ungheria, a causa del drastico calo della copertura vaccinale, già durante l’epidemia di morbillo del 2017-2018 – di cui ha scritto di recente il dottor Zoran Radovanović – in Serbia si sono registrati oltre 5.000 casi e 15 decessi, per lo più bambini. Per questo è fondamentale ricordare che il vaccino MPR è sicuro e non ha alcun legame con l’autismo; le affermazioni sulla sua pericolosità derivano da uno studio ritirato da tempo e, da allora, più di 20 grandi studi epidemiologici hanno dimostrato l’assenza di qualsiasi correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il CDC e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie confermano la sicurezza del vaccino MPR. Il consenso scientifico è chiaro e la salute pubblica non deve rimanere ostaggio del glamour, del populismo o del sensazionalismo.
Prevenire è meglio che curare
Il morbillo è molto più di una “semplice eruzione cutanea”. Questa malattia può provocare una serie di gravi complicazioni, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni, negli adulti sopra i 20, nelle donne in gravidanza e nelle persone immunocompromesse. Le complicanze più comuni sono polmonite, encefalite e morte, oltre a una rara e fatale patologia cerebrale a lungo termine: la PSS (Panencefalite Subacuta Sclerosante), che si sviluppa quando il virus del morbillo rimane nel cervello e si riattiva anche dopo diversi anni, causando un danno progressivo al sistema nervoso. Nella tradizione popolare, questo fenomeno è noto attraverso i racconti dei nostri antenati quando ricordavano che alcuni dei loro figli cominciavano semplicemente a “spegnersi” fino alla morte. Pertanto, il morbillo è una delle malattie infantili più letali quando non si ricorre alla vaccinazione. Apprendiamo da una nota dell’Istituto di Sanità Pubblica della Serbia “Dr Milan Jovanović Batut” che questo mese è stato registrato un caso di morbillo in Serbia.
La parotite (gli orecchioni) è una malattia virale riconosciuta principalmente per il doloroso gonfiore delle ghiandole salivari, in particolare delle parotidi, che causa il tipico tumefazione di guance e collo. Si trasmette per via aerea, tramite starnuti, tosse, conversazione o contatto ravvicinato. Negli uomini può causare l’infiammazione dei testicoli (orchite) e nelle donne l’infiammazione delle ovaie (ooforite), mentre le complicazioni più gravi comprendono meningite, encefalite, pancreatite e persino la perdita permanente dell’udito. Nelle donne in gravidanza, la parotite aumenta il rischio di aborto spontaneo, specialmente nel primo trimestre. Sebbene la malattia si risolva spesso senza gravi postumi, è proprio a causa delle possibili complicazioni che la vaccinazione MPR rimane una misura di protezione fondamentale, garantendo un’efficacia superiore al 90% e prevenendo epidemie nelle comunità.
La rosolia è apparentemente una malattia lieve nei bambini e negli adulti, ma nelle donne in gravidanza può avere conseguenze catastrofiche per il feto. Si consideri questo esempio: se una donna incinta non vaccinata entra in un ascensore in cui si trova una persona con i sintomi di un raffreddore – ossia un’infezione acuta da rosolia – che tossisce, starnutisce o parla in sua presenza, la donna manifesterà i sintomi dell’infezione sotto forma di un raffreddore passeggero, ma l’infezione lascerà gravi conseguenze sul feto, specialmente se contratta nel primo trimestre. Proprio per questo la vaccinazione prima della gravidanza svolge un ruolo cruciale, poiché protegge sia la madre sia il nascituro da complicazioni che non possono essere curate, ma solo prevenute.
La conseguenza più grave è la sindrome da rosolia congenita (SRC), un insieme di malformazioni congenite nel neonato che si manifestano più frequentemente con perdita dell’udito, cataratta e altri difetti oculari, malformazioni cardiache, disabilità intellettive, ritardi nello sviluppo e danni agli organi interni, solo per citarne alcuni. Paradossalmente, si vede spesso raccogliere fondi per il trattamento di alcune di queste potenziali conseguenze nei bambini tramite SMS e campagne umanitarie, quando una tempestiva vaccinazione potrebbe prevenire tutto questo. Invece di scuotere la testa impotenti davanti ai cartelloni pubblicitari, dovremmo ricordare la saggezza popolare del “prevenire è meglio che curare”: prevenire con la vaccinazione, anziché curare con le donazioni via SMS, degenze ospedaliere prolungate, costi lievitati e l’assenza dei genitori dal lavoro, fattori che contribuiscono al debilitamento dell’intera comunità.
In quale direzione va la ricerca sui vaccini?
Mentre noi continuiamo a “leggere i giornali di ieri” dibattendo su temi che oggi non dovrebbero nemmeno essere oggetto di discussione, la medicina moderna e la scienza avanzano a pieno ritmo grazie alle nuove tecnologie. In un momento in cui la fiducia nei vaccini tradizionali e collaudati come l’MPR diminuisce, il mondo della medicina sta entrando in una nuova era: quella dei “vaccini contro il cancro”.
È ormai chiaro a chiunque abbia un’istruzione di base che i vaccini nascono come misure preventive. I vaccini sono come una polizza assicurativa: li riceviamo “non si sa mai” per essere tutelati e stare tranquilli.
Le nuove frontiere della medicina si stanno orientando verso l’uso dei vaccini come terapia e non più solo come consolidate misure di prevenzione.
Queste terapie vaccinali, spesso descritte come “vaccini contro il cancro o i tumori”, non agiscono in modo preventivo come i vaccini classici, ma vengono realizzate su misura per ciascun paziente. Il loro obiettivo è insegnare al sistema immunitario a riconoscere l’impronta genetica del tumore e a distruggerlo. L’esempio più noto proviene dalla partnership tra Merck e Moderna, il cui preparato mRNA-4157 (noto anche come V940 o intismeran autogene), in combinazione con l’immunoterapia, ha mostrato ottimi risultati nella fase tre della sperimentazione clinica sul melanoma.
Il vaccino antitumorale russo, anch’esso annunciato dai media come un’innovazione della tecnologia a mRNA, differisce nell’approccio poiché si basa maggiormente su antigeni universali. Sebbene al momento non vi siano pubblicazioni scientifiche pubblicamente accessibili che descrivano direttamente il “vaccino contro il cancro” a mRNA russo, gli annunci provengono principalmente da comunicati del Ministero della Salute russo e dell’Istituto Gamaleya, unitamente a notizie di stampa su una collaborazione con la Serbia.
In Serbia, tuttavia, la fiducia nei vaccini rimane insufficiente. Le cause sono articolate: dall’eredità delle campagne no-vax e la diffusione di disinformazione sui social media, alla mancanza di una comunicazione chiara da parte delle istituzioni sanitarie, fino a un contesto politico in cui i vaccini vengono spesso strumentalizzati sul modello dei movimenti populisti globali. La conseguenza è che anche i vaccini che hanno dimostrato per decenni di aver salvato milioni di vite, come l’MPR, incontrano la diffidenza dei cittadini.
Come ricostruire la fiducia in Serbia?
Le raccomandazioni basate sulle migliori pratiche dei Paesi che hanno raggiunto un’elevata copertura vaccinale evidenziano la necessità di un approccio sistemico che garantisca un’efficace tutela della salute e protegga la popolazione a lungo termine dalle malattie prevenibili. Tale approccio non solo preserva la salute dei cittadini, ma rafforza anche la stabilità economica, basandosi sul principio che “solo una nazione sana guida un’economia sana”.
Le componenti chiave per ricostruire la fiducia includono:
- Una comunicazione trasparente basata su evidenze scientifiche;
- Il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale, insieme ai farmacisti (in quanto operatori sanitari più capillari sul territorio), quali esperti di fiducia;
- Campagne pubbliche che associno la vaccinazione ai valori della solidarietà e della responsabilità sociale;
- Strumenti digitali per il monitoraggio e il promemoria per i pazienti.
Questo modello si è dimostrato il più efficace nei Paesi che sono riusciti a integrare la politica sanitaria con obiettivi sociali ed economici più ampi.
I vaccini sono una conquista della civiltà. Hanno reso possibile l’eradicazione di malattie come il vaiolo, il controllo delle epidemie e il prolungamento dell’aspettativa di vita.
Mentre il mondo guarda ai vaccini contro il cancro, la Serbia deve risolvere un problema fondamentale: come ricostruire la fiducia nei vaccini in generale. La fiducia nei vaccini rappresenta il metro di misura della fiducia nelle istituzioni, ovvero, in questo caso, nel sistema sanitario. Perché senza fiducia, neanche la tecnologia più avanzata avrà la possibilità di mantenere le sue promesse.
(Danas, 09.09.2026)
https://www.danas.rs/dijalog/licni-stavovi/vakcine-obecanja-nepoverenje/
