I rapporti tra serbi e bosgnacchi sono la chiave della pace nei Balcani

Il tema dell’imminente referendum in Republika Srpska, in programma per il 15 novembre, è stato un tema tabù nella giornata di ieri, per lo meno nei discorsi pubblici tra i membri del governo serbo e quello della Bosnia-Erzegovina. Anche se rimangono solo dieci giorni prima del referendum, su questo tema nemmeno il primo ministro serbo Aleksandar Vučić e il rappresentante del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina Denis Zvizdić hanno proferito parola. Tuttavia, come riporta il quotidiano “Danas”, il premier Vučić in questi giorni starebbe persuadendo il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik dall’intenzione di indire un referendum, perché questo significherebbe, secondo il presidente del consiglio serbo, l’inizio di una nuova guerra e nuovi conflitti, che si estenderebbero in tutta la regione.

Nella conferenza stampa successiva alla prima seduta comune tra governo serbo e Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina 25 anni dopo la guerra in ex-jugoslavia, Vučić ha risposto a chi gli chiedeva che cosa farà in qualità di primo ministro serbo per avvicinare le posizioni di Sarajevo e Banja Luka dicendo che a Sarajevo sostiene di riconoscere l’autorità di Dodik e della Republika Srspka, così come che a Dodik dice di rispettare l’autorità di Sarajevo. Vučić ha inoltre aggiunto che i rapporti tra serbi e bosgnacchi sono fondamentali per la pace e la stabilità dei Balcani Occidentali e la convivenza tra i cittadini.

“Così come oggi qui a Sarajevo posso parlare solo in modo corretto e giusto, questo sarà il mio dovere anche in Republika Srpska. Ho grande rispetto per Dodik, così come davanti a lui dico di avere grande rispetto per il Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina”, ha detto Vučić. E tale politica, ha detto, è quella che continuerà a seguire fino all’ultimo giorno di mandato da presidente del consiglio serbo.

“Questa è una politica di grande rispetto per l’integrità e la sovranità territoriale della Bosnia-Erzegovina. Noi amiamo la Republika Srpska, questo è naturale, ma continueremo a costruire buone relazioni con la Bosnia perché i buoni rapporti tra serbi, bosgnacchi e croati sono la chiave del successo e del progresso dei Balcani”, ha detto il premier serbo.

Vučić ha aggiunto anche che serbi e bosgnacchi devono discutere circa i problemi degli ultimi cent’anni, affinché non si ripetano nei successivi cento.

In tale contesto, il premier serbo ha fatto riferimento ai rapporti con l’Albania, sottolinenando che recentemente aveva affermato che serbi e albanesi vivono gli uni a fianco degli altri, ma che le loro società sono diverse, cosa che invece non si può dire quando si parla della Bosnia-Erzegovina.


“Noi siamo così simili che oltre alla religione non ci divide nient’altro. Senza offendere nessuno, noi abbiamo le stesse abitudini, viviamo nello stesso spazio comune, i bosgnacchi vivono a Novi Pazar, Sjenica e Tutin. Desideriamo buoni rapporti e lotteremo per essi”, ha detto Vučić, e ha aggiunto che non lotterà per i buoni rapporti perché lo richiede qualcuno come l’UE, ma bensì perché lo richiedono Serbia e Bosnia-Erzegovina.

Vučić ha espresso il desiderio affinché il presidente del Consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina si rechi in visita a Belgrado.

Quel che è interessato maggiormente ai media bosniaci alla conferenza stampa è stato perché la Serbia stia comprando armamenti.

“La Serbia non sta comprando armamenti di tipo offensivo e a Belgrado non esiste alcun tipo di follia per cui dovremmo mai attaccare qualcuno”, ha risposto il premier serbo. Egli ha aggiunto che la Serbia ha proposto che negli anni passati e in quelli che vengono sia meglio non parlare di armi, sottolineando che la Serbia ha taciuto quando vennero annunciati gli obici, i veicoli blindati e gli elicotteri da guerra.

“L’unica cosa su cui non potevamo tacere è la possibilità di ottenere rampe di lancio con missili balistici. Non ci stiamo procurando, né ci procureremo, armamenti di tipo offensivo. Abbiamo la nostra industria della difesa che lavora bene e che spero possa collaborare anche con la Bosnia-Erzegovina”, ha detto Vučić, ripetendo che la Serbia non pianifica né le “passa per la testa” di attaccare qualcuno.

Vučić ha detto che garantisce in modo assoluto ai cittadini di Bosnia-Erzegovina di non doversi preoccupare, e questo sia a coloro che sono davvero preoccupati, sia a coloro che lo sono per ragioni politiche. “Nella Serbia avete un amico e siamo pronti a collaborare intensamente con la Bosnia-Erzegovina in ogni momento”, ha aggiunto il premier.

Il premier serbo e il rappresentante del Consiglio dei ministri di Bosnia-Erzegovina, inoltre, erano d’accordo nell’affermare che i paesi della regione faranno il possibile affinché la guerra nei Balcani non si ripeta più, così come che nessun paese della regione si sta preparando a conflitti armati. Vučić ha anche detto, in relazione alla dichiarazione della cancelliera tedesca Angela Merkel per la quale nei Balcani potrebbe verificarsi un conflitto armato, qualora la Germania chiudesse i confini ai migranti, che si tratta di una dichiarazione in buona fede, che la Merkel è il vero leader europeo e che ha detto ciò proprio per il desiderio che tali circostanze non si verifichino. “E’ chiaro che la situazione delle tensioni politiche nei Balcani non è rosea, considerati gli eventi politici in Macedonia, a Podgorica e Priština…E’ sufficiente vedere che a seguito di quel che è successo in una discoteca in Romania il primo ministro rumeno Viktor Ponta ha dato le dimissioni”, ha detto Vučić.

“Ai nostri ospiti possiamo dire che queste persone sono disperate e che nel 99% dei casi lasciano le proprie case perché obbligati e perché pensano a un futuro migliore e in questo non c’è nulla di sbagliato. E questa lamentela generale dei singoli paesi è diventata un modello diffuso. Noi non ci lamentiamo”, ha detto il primo ministro. Egli afferma inoltre di aver capito la cancelliera Merkel e che verrà fatto il possibile affinché né un conflitto armato né altro di simile avvenga nei Balcani.

“In ogni paese ci sono quelli che desiderano uno scenario ucraino, ma i loro desideri restano inesauditi”, afferma il premier Vučić.

Zvizdić ha sottolineato che la situazione nella regione, per quanto riguarda la crisi dei profughi, potrebbe complicarsi significativamente qualora la Germania o l’Austria dovessero chiudere i propri confini. Egli ha inoltre aggiunto che nessun paese della regione si sta preparando per un conflitto armato e che di questo non se ne parla nemmeno.

“Se da qualche parte esistono certe teste calde, allora ricordo le difficoltà del passato affinché certe teste si raffreddino”, ha detto Zvizdić.

(Danas, 04.11.2015.)

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