I produttori di latte serbi sull’orlo del fallimento

Le latterie hanno molte volte dichiarato di essere a rischio. L’importazione del latte in polvere è enorme, richiedono aiuti da parte dello Stato, ma incontrano resistenza, perchè, come sostengono, essi sono vietati dall’Accordo di Stabilizzazione e Associazione.

Le latterie serbe guardano con invidia i colleghi dell’Unione Europea. Non senza ragione. Quando, recentemente, questi hanno protestato contro il prezzo basso del latte ed hanno bloccato la strada principale a Bruxelles, in poco tempo la Commisione Europea li ha aiutati con mezzo miliaro di euro. Le sanzioni contro la Russia hanno aggravato la situazione ed hanno creato grandi eccessi di latte. Solo in quest’anno il prezzo del latte è diminuito di un quarto e adesso gli allevatori sono a un passo dal fallimento. Quando sono fatti progetti per un incremento delle esportazioni in Russia, abbiamo ricevuto una lettera da Bruxelles in cui si comunicava che bisogna astenersi da qualsiasi tipo di sovvenzioni e finanziamenti all’esportazione, ovvero di incremento delle esportazioni dalla Serbia in Russia, per non prendere il posto dei prodotti provenienti dalla EU.

“Noi non possiamo confrontarci con gli agricoltori dall’UE in nessun segmento, perché loro operano in un sistema regolato. Il Ministero dell’Agricultura da anni non completa neanche gli obblighi fondamentali e da questo approccio derivano molti problemi. La nostra situazione è precisamente illustrata dal numero di vacche. Da un tempo quando vi erano 1,4 milioni di vacche, siamo scesi a meno di 300 000. Sarebbe bello averne una spiegazione e conoscerne il responsabile”, dice Sanja Bugarski, la presidente dell’Associazione Centrale dei produttori di Vojvodina.

“Oggi con il latte e la carne capita la stessa cosa come con la frutta e la verdura, e la nostra agricoltura è completamente rovinata. La Serbia deve usare tutti i meccanismi che ha, e lo deve fare urgentemente. A causa della mancanza di comprensione da parte del Ministero, i produttori di latte operano in perdita dal mese di maggio. “Non sono stati ancora introdotti i controlli al latte in polvere, latte condensato e burro. Nessuno controlla l’importazione di latte dalla Bosnia e Erzegovina e UE. Devono essere introdotti margini commerciali massimi, perché in questa situazione qualcuno guadagna eccessivamente, mentre noi produttori siamo in fallimento eci sitiamo estinguendo”, aggiunge la Bugarski.

“Il fondo di mezzo miliardo di euro è insignificante rispetto al totale del bilancio agricolo dell’UE. La crisi tra UE e Russia influenza anche il mercato serbo, la concorrenza causata dei prezzi abbassati è aumentata, e l’introduzione di loro prodotti destinati alla Russia e ad altri mercati, anche alla Serbia. Nello stesso momento  ci troviamo con un’offerta aumentata e un prezzo abbassato. Il Governo della Repubblica di Serbia ha introdotto misure per protezione della produzione contro l’importazione di prodotti lattieri. Questo conferma infatti che l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione assicura protezione della nostra industria nel caso di improvvisi aumenti delle importazioni. E’ sbagliata la tesi che l’Accordo ci limita nell’ introdurre misure protettive, ma per farlo dobbiamo statisticamente verificare che l’importazione è aumentata”, dichiarano dal Settore della Per la collaborazione economica bilaterale presso il Ministero del Commercio.

Al ministero dell’Agricoltura evidenziano che “E’ inevitabile che gli eventi sul mercato alimentare internazionale influiscano anche nei nostri flussi commerciali. Nonostante il fatto che le importazioni dall’UE sia cresciute, il bilancio dell’interscambio commerciale di prodotti lattiero-caseari della Serbia con il mondo rimane positivo”.

Dall’industrai lattiero casearia Somboled dichiarano: “L’attuale situazione sul mercato eruopeo è caratterizzata dall’abolizione della politica delle quote e dall’embargo commerciale con la Russia ed è inevitabile che questo scenario si rifletta anche in Serbia. I produttori di latte serbi necessitano certamente di sostegno. La nostra società intende mantenere e rafforzare la cooperazione con i conferitori e ora sta lavorando alla sua massima capacità tecnica per trasformare tutto il latte crudo che ci viene portato”.

(Pravda, 29.9.2015)

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